Bologna, lezione su pace e guerra interrotta all’università: manifestanti contro il professore Panebianco

Il professor Angelo Panebianco editorialista del Corriere della Sera, proprio ieri mattina, lunedì 22 febbraio 2016, stava svolgendo una normalissima lezione presso la Facoltà di Scienze Politiche sul tema “Teorie della pace e della guerra” quando all’interno dell’aula in questione hanno fatto irruzione una decina di studenti appartenenti al Collettivo universitario autonomo (Cua), collettivo di estrema sinistra, entrati in aula con un grande striscione con scritto “Fuori i baroni della guerra dall’università” ed inoltre, secondo quanto trapelato da alcune indiscrezioni, sembrerebbe che i giovani manifestanti siano entrati in aula riproducendo anche, attraverso uno stereo, i rumori tipici della guerra.

Tale protesta sarebbe sorta in seguito alle parole affermate dallo stesso Panebianco in merito alla questione libica, un articolo scritto proprio per il Corriere della Sera nel quale il professore si è chiesto se noi italiani saremo mai pronti ad affrontare la guerra in Libia. I manifestanti dunque sono arrivati in aula per protestare e uno tra i ragazzi del gruppo avrebbe anche gridato parole molto forti contro il professore come ad esempio “assassino”, e poi ancora i manifestanti avrebbero affermato “Lei è responsabile dei morti ammazzati di queste guerre, tutti i morti ammazzati del Mediterraneo muoiono per colpa sua che appoggia la guerra. Lei ha le mani sporche di sangue”.

Poco dopo l’inizio di tale protesta che ha disturbato la lezione che lo stesso professore stava tenendo di fronte a molti alunni ecco che proprio uno di questi ed esattamente una ragazza, stufa di tale situazione è intervenuta contro i manifestanti affermando di trovarsi in quell’aula per seguire una lezione e di non avere alcuna voglia di perdere tempo e di assistere a tale manifestazione di protesta. “Io pago le tasse universitarie, ora uscite” avrebbe affermato la studentessa riuscendo ad allontanare i manifestanti i quali però hanno promesso una nuova contestazione nel giorno dell’inaugurazione dell’anno accademico ovvero il 29 febbraio. Questa in realtà non è stata la prima volta che il professore Panebianco si è trovato a dover subire degli attacchi ed infatti proprio il suo ufficio all’interno dell’Ateneo era stato precedentemente imbrattato con delle scritte fatte con vernice rossa e poi la porta era stata invece murata.

A proposito della protesta di ieri, 22 febbraio 2016, Panebianco si è espresso affermando “Ero già stato aggredito verbalmente, ho sempre scelto un profilo basso, ma stavolta siamo andati oltre. Quel tono minaccioso, quell’urlo “Assassino!” per aver scritto un articolo, questa scelta di venire in aula, tra i miei allievi: ora passo alla denuncia”. A nome di tutta la comunità accademica si è espresso Francesco Ubertini, rettore dell’Università, il quale ha voluto esprimere “la più ferma condanna per l’attacco nei confronti del professor Angelo Panebianco per un’azione che è in netto contrasto con le più basilari regole della vita democratica”. Ubertini ha continuato sostenendo che proprio la libertà di espressione può essere considerata un valore molto importante o megliocentrale e fondamentale per l’idea stessa di Università e ogni tentativo di sopprimerla troverà sempre una dura e severa condanna da parte dell’intera comunità universitaria”

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