Bolzano, arrestato alto prelato Monsignor Benvenuti ” Truffa da 30 milioni “

E’ finito nei guai un alto prelato di origini argentine e residente alle Isole Canarie, ovvero monsignor Patrizio Benvenuti il quale è stato arrestato nella giornata di ieri dalla Guarda di Finanza di Bolzano.L’alto prelato è stato arrestato perchè accusato di truffa insieme ad altre 9 persone indagate per una truffa di oltre 30 milioni di euro, riciclaggio ed evasione fiscale; le fiamme gialle, inoltre avrebbe anche sequestrato beni per un totale di 10 milioni.Nello specifico sarebbero state sequestrate in via preventiva, una lussuosa villa del quattrocento a Piombino ovvero Villa Vittoria progettata da Leonardo Da Vinci il quale vi soggiornò nel 1502 ed ancora un grande sito archeologico sito a Selinunte.In manette, sarebbe finito anche Christian Ventisette 54 anni stretto collaboratore del monsignore, nei confronti del quale è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ed un mandato di cattura internazionale in quanto irreperibile.

Le indagini sono state condotte come già anticipato dalla Guardia di Finanza altoatesine su direzione della Procura di Bolzano, ed hanno portato alla luce una truffa dalle dimensioni davvero enormi.Purtroppo dietro false promesse e dietro un apparente sostegno a livello umanitario e sociale attraverso donazioni ed offerte, l’alto prelato insieme ai suoi collaboratori avevano messo su una vera e propria associazione a delinquere attiva non soltanto sul territorio nazionale ma anche internazionale. Ad essere truffate purtroppo sarebbero state diverse persone, tante oltre trecento; si tratta per lo più di persone anziane, la maggior parte di questi residenti all’estero i quali erano convinti di poter affidare i propri risparmi ad esperti nel settore immobiliare e finanziario e nello stesso tempo con l’intenzione di voler aiutare la Fondazione umanitaria Kepha, guidata proprio dal Monsignor Benevenuti.

L’alto prelato arrestato si chiama Patrizio Benvenuti, 64enne di origini argentine ma residente alle Isola Canarie il quale per tanto tempo ha operato a vali livelli nel Tribunale Ecclesiastico della Santa Sede in Vaticano ed ha anche ricoperto l’incarico di secondo Cappellano Militare presso la Scuola di Telecomunicazioni delle Forze Armate gestita dalla Maria Militare a Chiavari in provincia di Genova. Il monsignor Benvenuti, insieme ad altre 9 persone avrebbe messo in piedi una truffa da 30 milioni di euro.Le persone truffate sostanzialmente non facevano altro che versare i propri soldi al sacerdote, soldi che sarebbero dovuti essere destinati alla sua fondazione umanitaria Kepha istituita proprio dallo stesso Patrizio Benvenuti, ma che in realtà finivano in un articolato meccanismo di riciclaggio tra persone, società estere ed anche italiane. Oltre ai beni immobili sarebbero stati sequestrati dalla fiamme gialle anche tanti documenti e conti correnti bancari; tante le perqusiizioni effettuate nella giornata di ieri in diverse località itlaiane, ed anche a rogatorie internazinali in diversi paesi europei. Sarebbe stata posta sotto sequestro anche una villa considerevole in Corsica così come il sito web della Fondazione Kepha Onlus.

Lo hanno fermato mentre stava mettendo piede sulla scaletta di un aereo in partenza per le Canarie. Ma Monsignor Patrizio Maria Romano Benvenuti, alto prelato di origini argentine con un curriculum clericale lungo quanto un’enciclopedia (è stato, tral’altro, cappellano militare della Diocesi di Chiavari, in Liguria, e membro del tribunale ecclesiastico della Santa Sede), ieri non è proprio riuscito a decollare: la Guardia di finanza di Bolzano, infatti, lo ha arrestato all’aeroporto di Genova, pochi minuti prima dell’imbarco, con l’accusa di truffa. Già, perché il religioso pare abbia raggirato più di 300 persone, tra cui molti anziani, alle quali avrebbe chiesto soldi per la sua fondazione umanitaria, la romana Ke- pha Onlus. Peccato però che quelle donazioni non siano mai arrivate ai bisognosi. Un giro d’affari, affermano gliuo- mini delle Fiamme Gialle altoatesine, di 30 milioni di euro.

Della serie: lui chiedeva versamenti e opere di bene, ma quegli oboli dati in totale buonafede al sacerdote finivano in un complesso meccanismo di riciclaggio articolato tra persone e società di Francia, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Stati Uniti e Italia. Come a dire: di umanitario nella Kepha c’era ben poco. Così oltre alle manette ieri sono partiti anche i sequestri in via preventiva. I finanzieri hanno infatti messo i sigilli a Villa Vittoria (una lussuosa dimora del Quattrocento, a Piombino, che era sede della Onlus di M onsi-gnor Benvenuti) il cui valore di mercato è di 8 milioni di euro. Ma non solo, nel mirino degli agenti sono finiti anche altri immobili: una seconda villa in Corsica, terreni ad Arezzo stimati circa 670mila euro, un palazzo a Poggio Catino (Rieti) di 530mila euro e un grande sito archeologico nel centro di Triscina di Selinunte, nel Trapanese, del valore di 850mila euro. Al sequestro targato Fiamme Gialle, poi, non è sfuggito nemmeno l’indirizzo web della Onlus.

L’indagine, nome di battaglia: operazione «Opus», ha fatto scattare anche un mandato di cattura internazionale nei confronti di Christian Paul Gerard Ventisette, 54enne affarista francese, ma residente a Roma, e stretto collaboratore di Monsignor Benvenuti. Assieme a loro, in quella che il tribunale di Bolzano non ha esitato a definire (nell’ordinanza di custodia cautelare) una vera e propria «associazione per delinquere attiva sul territorio nazionale ed estero e volta a commettere delitti di truffa, riciclaggio e reati tributari», sarebbero coinvolte altre sette persone. Tutte indagate ai sensi dell’articolo 416 del Codice penale.

E dire che a sollevare il polverone è stata un’altra religiosa, suor Agnese. La monaca, ex collaboratrice del prelato col quale aveva convissuto in Vaticano qualche anno fa, da tempo si vedeva recapitare a casa in Alto Adige montagne di documenti bancari con spostamenti di denaro per migliaia di euro e altre scartoffie legali intestate a una società di capitali (la «Trust Opus», di cui l’amministratore di fatto era, manco a dirlo, Monsignor Benvenuti). Non riuscendosi a spiegare quella trafila burocratica, suor Agnese si è recata dai militari della finanza e ha spiegato loro che, vista la stima illimitata che riponeva nell’ecclesiastico, aveva firmato senza batter ciglio alcuni contratti costitutivi cheleerano statisottoposti.

Morale: «Con artifici e raggiri consistiti nell’approfittarsi quale ministro di culto del rapporto di fiducia» (si legge sempre nell’ordinanza), suor Agnese era diventata prestanome e rappresentante legale della «Trust Opus» in Alto Adige ed è stata tirata peri capelli (anzi, per il velo) pure negli affari della Ke-pha. Alla faccia della carità cristiana.

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