Omicidio Yara Gambirasio, parla la difesa: “Bossetti non è un assassino, è una tortura il carcere”: Il pm chiede l’ergastolo e isolamento

"Bossetti non è un assassino, è una tortura": omicidio Yara Gambirasio, parla la difesaHa avuto luogo proprio ieri, venerdì 27 maggio 2016, il giorno della difesa di Massimo Bossetti attualmente in carcere con l’accusa di avere ucciso la tredicenne di Brembate Yara Gambirasio. Proprio nella giornata di ieri infatti gli avvocati impegnati nella difesa di Massimo Bossetti ovvero Claudio Salvagni e il collega Paolo Camporini hanno fatto davvero il possibile per evitare la condanna all’ergastolo per Bossetti, una condanna questa precedentemente chiesta dal pm Letizia Ruggeri. Presenti in aula sia l’imputato Massimo Bossetti che la moglie Marita Comi arrivata a bordo di una Porsche, e che dopo un periodo di assenza proprio nella giornata di ieri è arrivata puntuale per sostenere il marito e dichiarare ancora una volta la sua innocenza, come ha sempre fatto in tutti questi mesi. Nello specifico ecco che proprio Salvagni ha iniziato la sua difesa nei confronti di Massimo Bossetti affermando che proprio quest’ultimo non può assolutamente essere considerato un assassino specificando “Prima ancora che da avvocati, ci siamo convinti da padri che la persona che andavamo a difendere non è un assassino”.

Ma ecco che dopo tali affermazioni l’avvocato Salvagni ha parlato di quella che è la prova che inchioda il suo assistito Massimo Bossetti e stiamo nello specifico parlando del Dna invitando i giudici ad essere rigorosi nella valutazione di tale prova e sostenendo “Non avete giurato su un libro di biologia ma sulla Costituzione”. L’avvocato a proposito del Dna ha poi proseguito il suo intervenuto sulla questione affermando nello specifico “La difesa i risultati fatti da altri li ha dovuti prendere per buoni, ma noi non possiamo fare un atto di fede, non possiamo chiudere gli occhi. C’è il Dna, cosa vuol dire? Che non facciamo il processo? E un dato che va letto, studiato, deve essere perfetto” sostenendo inoltre che non c’è alcuna certezza di nulla e che “la nostra coscienza non può accettare il rischio che in carcere ci sia un innocente”.

Sempre secondo quanto dichiarato dalla difesa questo processo che vede come protagonista Massimo Bossetti ha davvero parlato di tutto ma non di quello che è realmente accaduto e tutto questo è servito solamente per far male ad una persona sostenendo che tutto ciò, proprio per Massimo Bossetti, rappresenta una vera e propria tortura e poi ancora la difesa ha elencato quelli che sono stati i colpi bassi da parte degli inquirenti nel corso del processo, tra questi il video diffuso dalla stampa in cui viene ripreso il ‘furgone‘ e a proposito di tale video gli avvocati hanno precisato che “Si e’ trattato di un video confezionato come un pacchetto dono, per tranquillizzare la gente, per avere il mostro, il pedofilo, il mentitore seriale”. L’avvocato Salvagni inoltre ha anche affermato che definire Bossetti un sexual offender è davvero assurdo e fuori luogo in quanto tutta la sua vita è stata controllata e analizzata e non è stato trovato nulla se non che la sua vita era appunto divisa tra casa, famiglia e lavoro sottolineando inoltre “Molti uomini hanno l’attitudini a essere piacioni, a essere provoloni, come si dice, ma questo non fa di loro degli assassini”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.