Brasile, il giudice bloccaWhatsApp per 72 ore: la chat ferma dalle 19 di ieri sera

1706371_bloccato_whatsappLa giustizia brasiliana ha intimato tutte le compagnia telefoniche locali, di rete fissa e mobile, di bloccare il servizio di messaggistica WhatsApp in tutto il territorio del Paese per 72 ore, a partire dalle 14 locali (le 19 italiane).

La decisione, datata 26 aprile, è del giudice Marcel Montalvao, del tribunale di Lagarto, nello Stato di Sergipe (nord-est del Brasile). Le cinque compagnie telefoniche brasiliane – TIM, Oi, Vivo, Claro e Nextel- hanno già ricevuto il provvedimento e hanno annunciato l’intenzione di rispettarlo.

In caso contrario, saranno soggette a multa giornaliera di 500 mila reais (circa 150 mila euro). Montalvao è lo stesso magistrato che, in marzo, ha fatto arrestare il vicepresidente di Facebook per l’America Latina, Diego Dzodan.

Cento milioni di persone senza voce e scrittura, come abbandonati ad uno ad uno su isole deserte. Le cassiere che finalmente guardano il cliente, gli sguardi dei passeggeri che tornano ad incrociarsi in metropolitana, sospetti di ogni tipo nelle coppie gelose. Il popolo più affamato di WhatsApp del mondo, quello brasiliano, è rimasto vittima di un nuovo blackout del più popolare applicativo per comunicare, e sempre per determinazione di un giudice.

La sfida ai colossi del web

Marcel Montalvão da Lagarto, cittadina del più piccolo stato brasiliano, il Sergipe, insiste nella sua sfida donchisciottesca ai colossi del web. Poiché Facebook non obbedisce alle sue richieste di fornire dati personali di utenti WhatsApp, in una indagine per traffico di droga, Montalvão manda a spegnere la app in tutto il Paese. Duecento e rotti milioni di abitanti, la metà di loro con uno smartphone in mano, e di questi la quasi totalità parlano, scrivono, cantano e si amano grazie a quello che qui è soprannominato ZapZap. E ha completamente sostituito il (carissimo) telefono soprattutto nelle classi meno abbienti. È successo di nuovo dunque e con una puntualità non esattamente brasiliana. Alle 14, ore locali, spaccate i telefonini di tutto il Brasile hanno provato inutilmente a collegarsi. C’è chi ha ripiegato sulla banale telefonata, ormai in disuso (gli introiti delle compagnie brasiliane sono crollati, negli ultimi anni), chi ha tirato fuori dal cassetto la app concorrente Telegram, fino ai nerd che si hanno aggirato l’ostacolo con un Vpn, cioè hanno simulato di essere online in un altro Paese. Il che comunque non è servito per comunicare con altri brasiliani finiti offline.

 Dallo stop di YouTube nel 2007 ai casi più recenti

Il Brasile è il Paese democratico che più grattacapi sta dando alle imprese globali di tecnologia. Le sfide a Facebook, Google e Microsoft durano da anni, ma è da un paio che i giudici hanno un appoggio legale per molte azioni. Dopo i casi di spionaggio dagli Stati Uniti, anche su comunicazioni personali della presidente Dilma Rousseff, il Brasile si è dotato di una legge quadro su Internet unica al mondo. Oltre alle norme sulla protezioni dei dati personali, o sul controllo delle autostrade dei dati e i server, il nuovo sistema di regole dà una base legale a quello che il giudice Montalvão ha deciso. C’è poi sempre qualcuno che la pensa in altro modo, nell’ambito giudiziario. Infatti le decisioni dei pasdaran giuridici vengono sempre annullare da altre sentenze, di solito a favore del bene pubblico, come ormai sono diventati questi servizi. Tutto ebbe inizio nel 2007, quando un giudice fece staccare YouTube perché non aveva obbedito ad una sentenza a favore della modella Daniela Cicarelli, ex di Ronaldo, colta in atteggiamenti intimi con il fidanzato su una spiaggia spagnola e mostrata al mondo. I blocchi di WhatsApp, con questo, sono già tre. Un dirigente di Google è stato detenuto per qualche ora nel 2012 per disobbedienza, poi nel marzo scorso stessa sorte è toccata al vicepresidente di Facebook, Diego Dzodan (fu sempre il giudice Montalvão).

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