Terrore a Bruxelles, kamikaze si fanno esplodere in aeroporto e metropolitana: 31 vittime, 250 feriti anche gravi

Questo 22 marzo 2016 verrà ricordato per molto tempo non soltanto in Belgio ma in tutto il mondo, perchè gli attentati verificati nella giornata di ieri hanno colpito il cuore dell’Europa ma la sensibilità di tutto il mondo. L’attacco terroristico che ha colpito il cuore di Bruxelles è stato rivendicato dopo qualche ora dall’Isis anche se in realtà la matrice dell’attacco si era subito intuita ma per maggiore sicurezza le milizie jihadiste hanno diffuso una nota con la quale hanno rivendicato quanto accaduto. Due gli attentati a Bruxelles, uno all’aeroporto ed uno in metropolitana che hanno provato la morte di 31 persone ed altre 250 purtroppo sono rimaste ferite ed accompagnate tutte negli ospedali limitrofi. Tra le vittime ci sarebbero anche italiani anche se al momento la Farnesina ha comunicato che il numero di tre feriti italiani è quello fino ad ora accertato e che però non può essere considerato un dato effettivo ma provvisorio perchè sono in corso ulteriori notifiche.

Il bilancio purtroppo resta ancora provvisorio perchè il numero delle vittime potrebbe ancora salire, visto le gravi condizioni di salute di alcuni ricoverati nei 25 ospedali messi a disposizione sul territorio belga.“Non abbiamo notizie di vittime italiane, ma le informazioni non sono ancora complete e non bisogna dare adito a ottimismi precoci”, ha dichiarato l’ambasciatore italiano in Belgio, Vincenzo Grassi. La prima bomba è stata fatta esplodere nei pressi dei banchi accettazione delle compagnie aeree mentre la seconda dopo alcuni secondi dalla prima ha letteralmente devastato la zona di collegamento tra i banchi check-n ed i controlli di sicurezza. Contemporaneamente in un altra parte della città, un altro attentato ed ancora un’altra esplosione questa volta avvenuta in un vagone nella metropolitana mentre il convoglio era fermo alla fermata di Maalbeek nel centro del quartiere che ospita le istituzioni europee.

In seguito alle tre esplosioni, nel paese è scoppiato il caso, ambulanze inviate sui posti e provenienti da diverse città e paesi dello Stato, gente impaurita con il viso pieno di sangue. Scene davvero terribili, riprese da alcuni sopravvissuti con l’intento di far capire il terrore vissuto dai presenti all’attentato terroristico. Da quanto è emerso sembra che già dalla giornata di ieri siano stati individuati tre sospetti grazie ad un fermo immagine prese dalle telecamere dell’aeroporto che li riprende fino a quando non spingono un carrello-bagaglio con un qualcosa in mano; secondo le prime ricostruzioni,questi individui si sarebbero fatti saltare in aria.Appelli e messaggi di cordoglio provenienti da tutto il mondo a cominciare da Barack Obama il Presidente degli Stati Uniti il quale ha dichiarato che adesso più di prima di continuerà a colpire l’Isis, e poi intervenuto il Premier Matte Renzi il quale ha dichiarato: “la “minaccia è globale, ma i killer sono anche locali. Non è tempo né di sciacalli né di colombe”.

Bruxelles si sveglia sotto le bombe islamiche. Il panico si scatena alle 7 e 58 quando due esplosioni,a breve distanza l’una dall’altra, scuotono l’aeroporto internazionale di Zaventem. Sono due attentatori suicidi ad azionare il dispositivo nella hall, nei pressi dell’area del check-in della American Airlines. All’improvviso, una pioggia di frammenti di vetro si abbatte sui viaggiatori in attesa di partire.Crollano a terra i pannelli dei controsoffitti,coprendo la scena come tante pietre tombali. Ovunque si sentono urla di terrore e si vede sangue misto alle macerie e alla polvere. Rimane immobile sul suo piedistallo soltanto un’enorme statua, come a osservare impotente quel massacro.

Il commando era composta anche da un terzo uomo, che non risulta fra le 14 vittime e i 106 feriti, ma viene ripreso dalle telecamere di sorveglianza dell’aeroporto mentre circola con un carrello portabagagli al fianco dei due kamikaze,in abito identico, pantaloni kaki e giacca scura, che indossano un unico guanto nella mano sinistra a coprire il congegno con cui faranno saltare in aria le valigie imbottite di esplosivo. Mentre lo scalo aereo viene evacuato nel caos, si nasconde fra la folla e se ne va anche il terzo terrorista. Forse è ancora in circolazione, pronto a colpire di nuovo. Potrebbe essere lo stesso uomo che un’ora più tardi, verso le 9 e 10, riesce a collocare e a far detonare un altro ordigno in un vagone della metropolitana della capitale belga e a provocare una ventina di morti e 130 feriti in corrispondenza della stazione Maelbeek, la più vicina alle sedi delle istituzioni comunitarie. Anche in questo caso, sembra che l’attentatore sia riuscito a far perdere le proprie tracce. Nel mirino c’è il cuore dell’Europa. I palazzi della Commissione sono isolati e sigillati dalla polizia.

Nessuno può entrarne e uscirne. Intorno, anche il resto della città è paralizzata. Scatta l’allerta di livello 4,che precede la dichiarazione di stato di guerra. Si fermano i trasporti pubblici e si chiudono le scuole dall’interno fino a mezzogiorno. A poco a poco,il traffico privato si blocca e le strade si fanno deserte, avvolte nel nastro divisorio che delimita le aree colpite o a rischio.Si sente soltanto l’urlo delle sirene delle ambulanze e dei mezzi delle forze dell’ordine, sovrastato dagli elicotteri che perlustrano nell’area. All’improvviso si interrompono anche le linee telefoniche, intasate. Con gli smartphone si possono ancora inviare messaggi su whatsapp, ma non c’è niente da fare per le comunicazioni a voce. Si ricorre a Facebook e a Twitter per rassicurare familiari e amici. Funzionano bene gli ospedali, presidiati dai militari. Nelle sale operatorie si amputano gli arti di chi è stato trafitto e mutilato dai chiodi e dai bulloni di cui erano state riempite le bombe. Ai feriti servono trasfusioni e si fa appello ai volontari affinché vadano a donare sangue.

Polizia ed esercito intanto stanno rafforzando le misure di sicurezza presso le centrali nucleari belghe, che hanno sette reattori.Gli obiettivi sensibili sono sotto controllo, ma per tutta la giornata si diffondono falsi allarmi,che portano a evacuare i centri commerciali, a sgomberare il Palazzo Reale di Bruxelles e la stazione ferroviaria di Anversa. In serata, gli artificieri intervengono nuovamente a Zaventem alla ricerca di altri esplosivi, dopo che un pacco sospetto era stato fatto brillare nel pomeriggio. L’allarme non scenderà fino a «una nuova valutazione» che sarà compiuta nella mattinata di oggi,annuncia il premier belga Charles Michels, parlando durante la conferenza stampa dopo la riunione del Consiglio nazionale di sicurezza,mentre conferma anche che «abbiamo rafforzato la presenza militare e saranno intensificati i controlli di frontiera». In serata,l’unità di crisi allestita dal governo belga revoca l’appello alla popolazione a rimanere al chiuso eal sicuro. Ma la rete della metro rimane chiusa, come le stazioni ferroviarie. Fermo l’aeroporto di Zaventem, tutti i voli sono deviati sugli aeroporti regionali o quelli internazionali.La tragedia lascerà un segno permanente nella nazione, annuncia il re del Belgio, Filippo: «Per ognuno di noi, questo 22 marzo non sarà più una giornata come le altre». Nell’appello ribadisce che «siamo determinati a lottare e a reagire con calma e dignità.Dobbiamo mantenere la nostra fiducia in noi stessi,è questa fiducia che è la nostra forza». Va ritrovata, davanti agli attacchi«vilied efferati», per far sì che «di fronte alla minaccia, continueremo a rispondere insieme». Intanto il governo belga, che ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale, ha invitato la popolazione a osservare un minuto di silenzio, oggi a mezzogiorno, in memoria delle vittime.

I SOPRAVVISSUTI

Ben 34 vittime e oltre 250 feriti. Alcuni gravi, così gravi da temere che il bilancio di questi martiri dell’Occidente possa aumentare nelle prossime ore. Il terrore scuote le fondamenta dell’Europa. La capitale del sogno europeo si sveglia sotto attacco. Anche andare a scuola, prendere la metro, viaggiare o accompagnare qualcuno all’aeroporto diventa un atto di coraggio. Dopo Parigi, il terrore sconvolge Bruxelles. E così solo quattro mesi dopo la strage parigina del Bataclan, tocca ora alla capitale belga piombare nell’incubo attentati. Tre esplosioni,probabilmente coordinate, all’aeroporto di Zaventem e alla stazione della metro di Maalbeek hanno causato almeno 34 morti (14 nello scalo e 20 nella metro) e 250 feriti.

Ma il bilancio è ancora provvisorio. Le immagini che rimbalzano da cellulari e televisioni raccontano – anni dopo – immagini da 11 settembre. Chi esce dalla metropolitana è coperto di polvere, come i sopravvissuti del distretto finanziario di New York. La capitale belga piomba nell’incubo e le testimonianze dei sopravvissuti raccontano momenti di panico in atti ordinari: c’è chi prende la metropolitana per andare al lavoro, chi accompagna la figlia al bus in zona aeroporto, chi si sposta per lavoro. Come il critico cinematografico Charles Declercq, di Radio Chétienne in lingua francese, che aveva preso la metropolitana in direzione Maelbeek, che racconta così la sua terribile esperienza: «Ho sentito una deflagrazione e un esplosione. È stato il conducente che ci ha fatto uscire dalla stazione», racconta il sacerdote che è responsabile di cinque parrocchie di Meiser. Un altro testimone, un funzionario della Commissione, racconta che «ha sentito un esplosione e visto un grande bagliore. Poi i finestrini del convoglio sono esplosi e le porte del vagone si sono aperte di botto.

E tutti quantici siamo buttati per terra e allora abbiamo sentito una seconda esplosione». E ancora: «Ero nel primo vagone,non so proprio da dove venisse l’esplosione», ha raccontato un altro testimone che si trovava proprio nella fermata della metro oggetto dell’attentato. Un altro impiegato della Commissione europea racconta che l’accesso al palazzo europeo è stato chiuso: «Era impossibile entrare, e i colleghi che stavano dentro non potevano uscire per le stesse ragioni di sicurezza». Stesse scende di panico anche all’aeroporto: «Ho sentito una grandissima esplosione», racconta una turista coreana intercettata fuori dall’aeroporto, «ho visto il soffitto crollare. Abbiamo cominciato a correre e poi ci hanno fatto uscire. È stato tremendo». Il primo attacco, quello allo scalo aeroportuale, ha di fatto bloccato l’accesso.

L’autostrada a tre corsie che lo collega alla città è stata chiusa e soltanto a piedi ci si poteva arrivare o andar via. Solo i mezzi di soccorso e le unità di sicurezza potevano passare. Passeggeri e testimoni delle esplosioni sono stati fatti evacuare dalla struttura appena rimessa a nuovo. Una devastazione di acciaio e cristallo. La detonazione ha fatto crollare a terra intere lastre di vetro e le schegge hanno ferito anche alcune persone. Un passeggero racconta che solo per un caso, il desiderio di fumare un’altra sigaretta prima del decollo,lo ha salvato: «Stavo in fila al banco che ora non c’è più. Poi sono andato fuori perfumare ed è successo l’inferno», ha raccontato ancora visibilmente scosso.Mille storie di terrore e angoscia.E tanti, troppi morti.

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