mercoledì , 17 gennaio 2018

Terrore a Bruxelles, sparatoria nel quartiere Forest durante blitz antiterrorismo: feriti tre agenti di polizia

E’allarme terrorismo in Belgio dove nella giornata di ieri alcuni poliziotti belgi sono stati bersaglio di diversi corpi d’arma da fuoco a Rue due Driesnel quartiere Forest a Bruxelles, nel corso di una perquisizione effettuata nell’ambito dell’inchiesta sugli attacchi terroristici dello scorso mese di novembre a Parigi.Forest è un comune situato a sud Ovest dell’area della Grande Bruxelles, ed ha poco più di 50 mila abitanti buona parte dei quali figli di immigrati; il comune è molto conosciuto nella zona grazie alla presenza del Forest National, ovvero la più grande sala concerti e spettacoli della Capitale Belga.

La perquisizione nello specifico è stata effettuata dalle forze speciali della polizia federale belga in collaborazione con la polizia francese;nella sparatoria sarebbero rimasti coinvolti due agenti, ed un terzo invece è stato ferito durante una seconda raffica di colpi.Secondo quanto riferito dalla procura belga, sembra che gli agenti della polizia siano stati attaccati e colpiti a colpi di kalashnikov, da due killer i quali dopo aver sparato sono fuggiti abbandonando le armi che possedevano nella proprio abitazione.

Uno dei due presunti terroristi sarebbe stato neutralizzato e secondo quanto riferito dal sindaco di Forest Jean-Marc Ghysseels, due uomini in seguito alla sparatoria si sarebbero asserragliati in un appartamento nella zona della sparatoria.Le forze dell’ordine hanno comunque bloccato l’intera zona ed anche la scuola di Rue du Dries è stata evacuata.Sarebbero stati esplosi diversi colpi da sparo in tre strade del quartiere a partire dalle ore 14.30 quando gli agenti sono stati colpiti da proiettili provenienti da un’abitazione forse da una finestra.

La polizia ha immediatamente chiesto ai media di non trasmettere foto e video della zona della sparatoria. Dei tre agenti rimasti feriti, purtroppo uno è stato raggiunto da un proiettile alla testa ed uno all’orecchio e si trova in gravissime condizioni ricoverato in ospedale. Da ieri intanto nella zona continuano ad affluire agenti di polizia con il volto coperto da passamontagna che stanno setacciando tutta la zona alla caccia dei fuggitivi; arrivati sul posto anche mezzi dei pompieri e diverse ambulanze.

Gli abitanti dell’area sono stati invitati a restare in casa e quelli fuori non sono potuti tornare almeno per diverse ore.Sulla stessa strada si trovano anche una scuola e un asilo, ma gli inquirenti hanno garantito la sicurezza dei due istituti e dei loro occupanti.Negli ultimi mesi in Belgio sono state già fermate circa 11 persone accusate di terrorismo ed ancora le indagini effettuate nel corso di questi mesi in seguito agli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre hanno dimostrato che gli attacchi terroristici erano stati preparati e coordinati per lo più a Bruxelles.Durante lo scontro a fuoco, secondo testimoni oculari citati dal quotidiano Le Derniere Heure, sarebbe anche stata lanciata una granata fumogena, che si temeva avesse appiccato un incendio a un palazzo.

Era in corso una perquisizione in un appartamento di rue du Dries, a sud-ovest di Bruxelles quando attorno alle 14.30, due uomini, muniti di kalashnikov, hanno aperto il fuoco contro gli agenti di polizia che si trovavano sul posto, ferendone tre, uno gravemente. Un quarto agente è stato invece ferito in una seconda sparatoria consumatasi attorno alle 16.45.Torna il terrore a Bruxelles, lì dove partì il commando responsabile delle stragi del 13 novembre, ma questa volta ci troviamo nel quartiere di Forest, lontano da Molenbeek, il municipio tristemente famoso per essere l’epicentro del jihad europeo.

Il blitz antiterrorismo della polizia federale belga in collaborazione con quella francese rientrava nel quadro delle indagini sugli attacchi jihadisti che hanno insanguinato Parigi, uccidendo 130 persone, come confermato dal ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve. «Una squadra composta da poliziotti belgi e francesi è stata bersagliata da colpi di arma da fuoco pesanti», ha dichiarato Cazeneuve dalla Costa d’Avorio, dove si trovava ieri pomeriggio.

Secondo le prime ricostruzioni, arrivati davanti alla porta dell’appartamento di rue du Dries, i poliziotti sarebbero stati vittime di colpi di kalashinkov provenienti dall’interno, che li avrebbero sorpresi e costretti immediatamente a chiamare rinforzi. Dei tre agenti feriti durante il primo scontro a fuoco, uno sarebbe in condizioni gravi ma fuori pericolo di vita, secondo quanto riportato dai media belgi. Il quarto poliziotto ferito nella seconda sparatoria consumatasi verso le 16.45, come confermato dal quotidiano Le Soir, sarebbe anch’e gli fuori pericolo.
Gli autori delle sparatorie subito dopo aver aperto il fuoco sarebbero fuggiti attraverso i tetti. Uno dei due (anche se secondo alcune fonti potrebbero essere di più gli uomini coinvolti), secondo il racconto della stampa belga, si sarebbe asserragliato in un appartamento, e soltanto dopo due ore di assedio sarebbe stato ucciso dalla polizia.

La notizia è stata confermata dal portavoce della procura federale belga, Eric Van Der Sypt: «Un corpo è stato trovato nel corso della perquisizione dell’appartamento di rue du Dries. La sua identità non è ancora conosciuta, ma ad ogni modo non si tratta di Salah Abdeslam (il ricercato numero uno degli attentati di Parigi, ndr)», ha dichiarato Van Der Sypt. L’operazione della polizia è continuata per tutta la notte, ha annunciato il premier Charles Michel. Il secondo soggetto che ha partecipato alla sparatoria, invece, sarebbe attualmente in fuga. Quest’ultimo, si sarebbe separato dal suo complice e nascosto in un’area abbandonata a pochi passi dall’abitazione dove si sono consumati gli scontri a fuoco.

In seguito, secondo Le Soir, sarebbe riuscito a fuggire e non è da escludere che qualcun altro fosse con lui. Le scuole e gli asili situati nelle strade adiacenti al luogo delle sparatorie sono stati immediatamente evacuati e durante tutto il giorno le vie del quartiere di Forest sono rimaste bloccate. Fino a tarda sera, gli abitanti del 19esimo municipio di Bruxelles non sono potuti rientrare
nelle loro abitazioni per motivi di sicurezza. Come riportato ieri sera dal Monde, l’operazione guidata congiuntamente dalla polizia federale belga e quella francese era finalizzata alla verifica di un appartamento nel quale abitavano alcuni potenziali sospetti della strage di Parigi del 13 novembre scorso, tra i quali, però, non figurava Salah Abdeslam, il terrorista islamico più ricercato d’Europa. L’informazione è stata confermata da una fonte della polizia francese. Abdeslam era stato fermato dalla polizia francese subito dopo gli attentati di novembre per un controllo di routine, prima di tornare in Belgio e nascondersi per tre settimane in un appartamento situato nel quartiere di Schaerbeek Da quel momento, di lui, non si è più saputo nulla.

Dove essere un’operazione «non renforcée», non a alto rischio, senza spiegamento eccessivo di mezzi: una decina di agenti, un paio della scientifica, i colleghi francesi che dal 13 novembre partecipano alle indagini sugli attentati. Doveva essere l’ennesima perquisizione a Bruxelles, a caccia dei membri del «secondo e terzo cerchio» di fiancheggiatori del commando che ha fatto strage a Parigi. Obiettivo di ieri pomeriggio: un appartamento al primo piano di una casetta di mattoncini bianchi a Forest, periferia sud di Bruxelles, proprio dietro la gare du Midi, quella del Tgv che porta a Parigi.

SOTTO FALSO NOME L’appartamento era stato affittato sotto un falso nome, una falsa identità collegata a uno degli 11 sospetti arrestati dal 13 novembre. Ma quando gli agenti sono arrivati davanti alla porta, non hanno avuto nemmeno il tempo di bussare, di suonare il campanello. Nemmeno il tempo di arrivare tutti al pianerottolo. D’altra parte si aspettavano di trovare le due stanze vuote. E invece è partita una raffica di kalashnikov. Due agenti, i primi, sono stati feriti. Poi è cominciata la guerra sulla rue Dries, in questo quadrilatero di stradine popolari ma tranquille e alberate, a poche fermate di metro dal centro della città. A cento metri, ci sono le scuole, l’asilo dei Petits Matelots, la scuola elementare della Cordée, un’altra scuola fiamminga. I bambini vengono confinati, gli agenti blindano il quartiere, viene sistemato un perimetro di sicurezza, arrivano i rinforzi, un elicottero sorvola la zona. Non è più una di quelle operazioni diventate di routine da quattro mesi, da quando è stato chiaro che il quartier generale degli attentati di Parigi è qui, è a Bruxelles. Questa volta è qualcosa di più importante. Una fonte della polizia che chiede di restare anonima dice quasi subito: «Fino ad oggi nessuna perquisizione ha mai dato luogo a sparatorie, quasi sempre ci siamo trovati davanti ad appartamenti vuoti, serviti da nascondiglio, questa volta invece ci siamo avvicinati al centro, al cuore dell’organizzazione del 13 novembre». Si pensa subito a Salah Abdeslam, al ricercato numero uno, ma la procura belga smentisce quasi subito: «L’operazione non era legata a Salah Abdeslam».

IL CARICATORE IN CANTINA Dopo due ore di assedio, i poliziotti lanciano l’assalto. Nell’appartamento trovano un morto, imbraccia ancora il kalashnikov: secondo le prime informazioni, non fa parte della lista dei ricercati, e comunque non è Abdeslam. Altri due poliziotti, di cui un’agente francese, rimangono feriti. Ma l’operazione non è finita. L’uomo non era solo: uno, o forse due uomini sono in fuga. Attraverso i tetti, uno riesce a raggiungere un edificio sulla strada vicina, rue de l’Eau. In una cantina viene trovato un caricatore, dell’uomo nessuna traccia. I residenti sono confinati in casa. Nessuno può entrare nel quartiere, le strade sono deserte, ci sono solo agenti incappucciati, mitra in mano. Intorno alle sette un elicottero avvista un uomo in fuga su un campo abbandonato, dietro le case, viene inviato un cane poliziotto con la telecamera che non riesce a raggiungerlo.

Da Abidjan, dove è in visita in seguito all’attentato di Grand Bassam, il ministro dell’Interno francese Cazeneuve parla di un’operazione congiunta «franco-belga». Ieri sera la caccia continuava verso la chaussée Neerstalle. Soltanto dopo le sette i bambini delle scuole sono stati evacuati, protetti dalla polizia. Per ore decine di persone sono rimaste trincerate nei negozi e nei supermercati. Gli abitanti di Forest non riescono a crederci. Alle dieci di ieri sera restavano ancora un centinaio fuori dal perimetro di sicurezza: hanno trovato ospitalità in una palestra. Il quartiere non compariva finora sulla carta del terrorismo a Bruxelles. «Mai avuto problemi di terrorismo. Qui non ci sono nemmeno tanti delinquenti» diceva ieri Olivier, proprietario di un alimentari, rimasto barricato per tre ore con 4 o 5 clienti. Per gli inquirenti, è la prova che intorno al commando del 13 novembre c’è una «nebulosa» molto vasta, con complicità «tentacolari», molto più estese dell’epicentro, Molenbeek.

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