Buco dell’ozono sull’Antartico sta iniziando a restringersi: cattive notizie per i pinguini

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Buco dell'ozono sull'Antartico sta iniziando a restringersi cattive notizie per i pinguini

Il buco dell’ozono sull’Antartico sembra stia guarendo per riprendere le parole degli scienziati i quali hanno rilevato come dal 2000 ottica portata del fenomeno attribuibile le attività umane sia nettamente diminuita.

La guarigione è stata principalmente attribuita al notevole calo del calore nell’atmosfera derivante dai clorofluorocarburi. Se da una parte dunque arrivano buone notizie riguardanti l’Antartico sembra non esserci buone notizie per i pinguini perché stando a quanto emerso dalle pagine di scientific reports un equipe di ricercatori della University of Delaware, le colonie di pinguini di Adelia e tra l’altro risulta essere la specie più diffusa al polo sud, potrebbero diminuire fino al 60% prima della fine del secolo a causa dei cambiamenti climatici in atto.L’aumento delle temperature, infatti, potrebbe presto diminuire la qualità del cibo e la disponibilità di siti dove costruire il nido e nascondere le uova, motivo per il quale i pinguini potrebbero decidere di spostarsi in area dove scrivere in WhatsApp relativamente inalterato preservando così la sopravvivenza della specie.

Gli stessi ricercatori del Massachusetts Institute of Technology guidati da Susan Salomon, dicono di essere convinti di aver fatto del bene ed ancora giungono ad essere certi di aver preso dei giusti provvedimenti per riportare il pianeta sulla giusta strada. Le più importanti provvedimenti presi citiamo il protocollo di Montreal siglato nel 1987 che ha permesso di mettere al bando determinati sostanze, quali i clorofluorocarburi, emessi a vecchi frigoriferi, lacche per capelli o nei processi di pulitura a secco, considerati dannosi per l’ambente perchè in grado di compromettere lo spessore del prezioso strato di ozono fondamentale per assorbire gran parte delle radiazioni ultraviolette. Per buco dell’ozono si intende un assottigliamento dello strato di ozono e sembra essere stato scoperto negli anni 50 grazie al Lido di strumentazioni situate a terra ma soltanto negli anni Ottanta è stato oggetto di studio degli scienziati del British Antarctic Survey i quali sono riusciti a verificare il preoccupante fenomeno della staticamente sopra le regolari.

Come anticipato fortunatamente le dimensioni del buco sulla antartico secondo i dati diffusi nel mese di settembre del 2005 sì sono ridotto di circa 4 milioni di chilometri quadrati e di certo si tratta di una notizia è piuttosto importante per la salvaguardia del pianeta. “Se si usa l’analogia medica, prima il paziente sta male, quindi riesce a stabilizzarsi e, poi – ed è questa la cosa davvero incoraggiante – inizia a migliorare“, ha spiegato lo scienziato atmosferico del MIT Susan Solomon, autore principale dello studio ed ex co-presidente del gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Gli scienziati sono fiduciosi: se il cloro continuerà a dissiparsi, il buco dell’ozono potrebbe addirittura richiudersi del tutto entro il 2050. Nonostante il buco dell’ozono non sia più un grosso problema, tuttavia rimangono altre minacce, come l’effetto serra, sorto proprio in contemporanea al buco dell’ozono.

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