Caivano (Napoli): La morte di Fortuna L’uomo arrestato: “Non l’ho uccisa io” indagati due vicini per depistaggio

Caivano, Fortuna Loffredo di soli 8 anni abusata e lanciata dall'ottavo piano arrestato il vicino di casa

Questo fatto poteva avvenire ai Parioli o a Posillipo. Con superficialità e irresponsabilità, si è voluto fare un’equazione tra povertà, quartieri popolari e pedofilia. Un regalo ai pedofili». Don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano (Napoli), parla a Radio Vaticana e difende il suo gregge su cui piombano telecamere e sociologi. Nelle stesse ore in cui Raimondo “Titò” Caputo, il 43enne accusato di aver ucciso, nel 2014, la piccola Fortuna Loffredo, precipitata dall’8° piano di un palazzo del Parco Verde, respinge la accuse. «Non ho ucciso Fortuna, non ero lì quando lei è caduta, né ho mai commesso abusi sessuali».

 Caputo era già stato arrestato, accusato di violenza anche sui figli della sua convivente, Marianna Fabozzi però, davanti ai magistrati, ripete caparbiamente di essere «un buon padre». Le prove che tengono Caputo in cella non si basano sul Dna ma, tra l’altro, sulle intercettazioni (in una, riferendosi alla ragazzina, dice «vuoi vedere che là sopra c’è il sudore mio»). E sui disegni, sulle parole dei bambini, delle figlie di Marianna – ascoltate con l’aiuto degli esperti – che hanno strappato una rete di omertà: «Io non so niente, così devi dire… non imbrogliarti con la bocca», suggeriva alla nipote la nonna dell’amichetta di Fortuna. E infatti, tra gli indagati, compaiono anche due inquiline del palazzo, accusate di false di chiarazioni e tra loro ci sarebbe la donna che avrebbe raccolto la scarpa persa da Fortuna il giorno della morte.

E che, in un’altra intercettazione, ammette: «L’ho buttata io la scarpa, non lo voglio dire a nessuno perché qua sono venute le guardie». Sul caso interviene anche il capo dello Stato Sergio Mattarella (chiedendo un’inchiesta «rapida, ampia e severa») e Mimma Guardato, madre di Fortuna, lo invita a vedere cosa sia il Parco Verde, dove si cerca la verità sulla morte di un altro bimbo, Antonio Giglio, figlio della Fabozzi. Per il padre di Fortuna, Pietro Loffredo, 10 anni di cella alle spalle (e rischia di tornarci per aver venduto cocco in spiaggia), l’avvocato chiede ora «la dignità di un lavoro». E don Patriciello insiste: il punto è che Fortuna è morta. «Bisogna arrivare prima, prima, prima».

Gi inquirenti hanno accertato che anche altri 4 minori dello stesso stabile sono stati vittime di violenze, tanto che tra le fine del 2014 e l’inizio del 2015 un’altra coppia di inquilini era finita agli arresti per pedofilia; tra questi figurava Salvatore Mucci, colui che per primo soccorse Fortuna dopo il volo di 8 piani. Accanto a quella di Fortuna c’è una storia analoga, quella di Antonio Giglio, il bimbo di tre anni figlio della compagna dell’uomo arrestato, a cui, nel 2013, toccò la stessa fine di Fortuna: morto dopo un volo nel vuoto di decine di metri.

I due episodi non sarebbero al momento collegati ma sviluppi potrebbero esserci nelle prossime settimane. E proprio il contesto ambientale ha complicato le indagini, tra depistaggi e dichiarazioni inventate ad arte. Il primo episodio è la sparizione della scarpina di Fortuna, di cui si sarebbe resa responsabile l’inquilina dell’ottavo piano, la stessa che subito dopo il fatto negò di aver visto Caputo andare sul pianerottolo con la piccola.

E’ svolta nell’inchiesta riguardante l’omicidio della piccola Fortuna Loffredo, la bambina di soli sei anni che il 24 giugno del 2014 nel Parco Verde di Caivano, nel Napoletano è stata gettata dall’ottavo piano da un presunto orco che da tempo purtroppo abusava di lei.

L’orco in questione è Raimondo Caputo,ovvero un vicino di casa della bambina, che l’avrebbe buttata dall’ottavo piano perchè si era rifiutata di subire l’ennesima violenza. Adesso finalmente a distanza di due anni, la Procura di Napoli Nord ha riconosciuto la colpevolezza del vicino di casa, accusato di violenza sessuale e omicidio; Raimondo Caputo si trova già in carcere dal 2015 insieme alla compagna perchè accusati di violenza sessuale sulla loro figlia di 3 anni. Nello specifico la donna, ovvero la compagna di Caivano, era mamma di un bambino di tre anni, morto lo scorso 28 aprile del 2013 precipitando anche lui dal balcone dello stesso palazzo del parco Verde di Caivano proprio dove l’anno successivo morì Fortuna Loffredo.

Sarebbe stato proprio grazie ad un racconto di un’amichetta di Fortuna Loffredo che si è giunti a decretare la colpevolezza di Raimondo Caputo; il racconto dell’amichetta di Fortuna ha aiutato gli inquirenti a ricostruire gli ultimi minuti di vita della bambina, partendo dal tentativo di violenza a cui la piccola ha opposto resistenza fino al volo mortale dall’ottavo piano del palazzo dove abitava. Amichetta: «Mia mamma stava nella cucina. Io stavo lavando per terra. Poi Chicca è venuta a bussare alla porta. Mi ha detto: ‘vuoi giocare?’; ho detto io: ‘aspetta, sto lavando per terrà. Si è seduta sul divano e ha detto: ‘a me mi fanno male le scarpè».Il Pm a questo punto si sarebbe fatto elencate le persone presenti in casa in quel momento e la bambina avrebbe risposto che insieme a lei erano presenti la mamma,la sorellina, Chicca e Raimondo Caputo.

Chicca, riferisce ancora la bambina, esce per andarsi a cambiare le scarpe. Le dice che sarebbe poi ritornata. Psicologa: «…chi è uscito con lei? Cosa è successo?» Pm: «È uscito qualcuno, è uscita da sola?» Amichetta: «con Caputo Raimondo» Psicologa: «Quindi, è uscita Chicca; poi?» Amichetta: «Caputo Raimondo».La bambina, finisce per raccontare dei particolari che non hanno lasciato scampo, ovvero racconta di aver visto Raimondo Caputo violentare Chicca all’ottavo piano in compagnia della madre ed alla domanda ” Che stavano facendo?” la bambina risponde chiaramente “La violentavano”.Il corpo della bambina venne ritrovato davanti allo stabile dove abitava, dopo essere precipitata proprio dall’ottavo piano; sul corpicino della bambina è stata poi effettuata l’autopsia che aveva subito abusi sessuali.La madre di Fortuna, Domenica Guardato, ha sempre puntato senza esitazione il dito contro le persone che abitano nell’edificio: “Il mostro è nel nostro palazzo, è impossibile che nessuno abbia visto. Chi sa parli”, disse mesi dopo la morte della piccola.

L’OMICIDIO Il 24 giugno 2014 Fortuna «Chicca» Loffredo, 6 anni, precipita dall’ottavo piano dell’isolato numero tre del Parco Verde di Caivano, Napoli. Viene portata subito all’ospedale, ma le ferite sono troppo gravi e muore. Dall’autopsia emergono «abusi sessuali cronici»

L’ARRESTO L’altra mattina è stato notificato in carcere a Raimondo Caputo, 44 anni, (era dietro le sbarre dal 2015 per violenza sessuale ai danni della figlia di 3 anni della compagna) l’arresto con l’accusa di violenza sessuale e omicidio volontario

VIOLENZE SESSUALI Dalle indagini è emerso che Caputo il 24 giugno 2014 avrebbe costretto la bambina a salire sul terrazzo all’ottavo piano per poi lanciarla nel vuoto, «probabilmente a seguito del rifiuto di subire l’ennesima violenza sessuale». L’uomo, secondo gli investigatori, in passato avrebbe costretto Fortuna a subire atti sessuali e avrebbe abusato sessualmente anche di altre minori, una delle quali compagna di gioco della piccola

L’ALTRO BAMBINO Un anno prima della morte di Fortuna, il 27 giugno 2013, un altro bambino, Antonio Giglio, era precipitato dal settimo piano dello stesso palazzo. Per quella tragedia la madre, Marianna Fabozzi (compagna di Raimondo Caputo), venne indagata per omicidio colposo.

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