Canone Rai lo ritroveremo in bolletta, dopo i primi problemi arriva il via libera del Consiglio di Stato

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Canone Rai in bolletta, dopo i primi dubbi arriva il via libera del Consiglio di Stato

Si torna a parlare del Canone Rai e dopo i dubbi sollevati lo scorso 7 aprile il Consiglio di Stato ha dato nella giornata di ieri parere favorevole al decreto ministeriale che di fatto rende operativa la riforma del canone tv, che dal mese di luglio 2016 verrà incluso nella bolletta della luce. Ad annunciare il via libera da parte del Consiglio di Stato al canone Rai, è stato l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini, oggi presidente della sezione consultiva degli atti normativi, proprio nel corso della conferenza stampa svoltasi ieri, la prima di una lunga serie, per spiegare alcune delle iniziative per creare un canale di comunicazione tra il Consiglio di Stato, i Tribunali amministrativi ed il cittadino.

«L’amministrazione ha capito che il Consiglio di Stato chiedeva garanzie per gli utenti e si è adeguata rapidamente», ha dichiarato ancora Frattini nel corso della conferenza stampa nel corso della quale è stato anche chiarito che le aziende elettriche concessionarie del canone avranno una compensazione economica ma a valere su fondi dell’Agenzia delle entrate e in maniera forfettaria.

Quanto appena dichiarato in sostanza sta a significare che la compensazione non ricade in bolletta sui cittadini ma è coperta dall’Agenzia delle entrate in modo forfettario per evitare che le aziende elettriche possano chiedere più del previsto. E’ stato, inoltre, chiarito che nel caso in cui nella stessa abitazione siano presenti diversi apparecchi tv, il canone sarà soltanto uno. Proprio a tal riguardo è stata fatta chiarezza sul concetto di apparecchio tv e Frattini a tal riguardo aggiunge che non ci sono più i dubbi che riguardavano tablet e smartphone e vi è inoltre la certezza che anche se vi sono più apparecchi il canone è soltanto uno, come già anticipato. Il canone riguarderà solo gli apparecchi televisivi, cioè un apparecchio in grado di ricevere, decodificare e visualizzare il segnale digitale terrestre o satellitare, direttamente o tramite decoder o sintonizzatore esterno.

“Abbiamo anche ottenuto che vengano arricchite le forme di pubblicità: l’Amministrazione si è impegnata a pubblicare moduli e documenti fac-simile che il cittadino deve usare per i suoi diritti, a cominciare dalla dichiarazione di esclusione”, ha aggiunto Frattini. Frattini ha anche aggiunto che oltre al testo del parere favorevole del Consiglio di Stato è stato aggiunto un suggerimento, ovvero quello di rendere ordinaria e ad ampio spettro la pubblicità di tutti i moduli, che i cittadini dovranno utilizzare, non solo nella fase iniziale, e che le istruzioni siano scritte con un linguaggio chiaro e comprensibile. “L’Amministrazione si è impegnata a pubblicare moduli e documenti fac-simile che il cittadino deve usare per i suoi diritti, a cominciare dalla dichiarazione di esclusione”, si legge in una nota.

 Via libera del Consiglio di Stato al canone in bolletta, Il parere positivo spiana dunque la strada alla pubblicazione del decreto con le indicazioni pratiche per il pagamento della tassa, anche se restano alcune divergenze con il ministero dello Sviluppo economico. A partire dall’osserrvazione che la definizione di ”apparecchio televisivo”, sollecitata da Palazzo Spada , avrebbe potuto essere inserita negli articoli del decreto e non solo in una nota esplicativa. E non è questione di lana caprina: con quella definizione vengono esclusi dal pagamento smartphone e tablet.

In questo modo nulla esclude che in futuro, tenuto conto dell’ evoluzione tecnologica, vengano inclusi nel pagamento del balzello, oltre alla tv, altri device,come i tablet o gli smartphone e i pc. Altri  dubbi riguardano la «formulazione eccessivamente tecnica delle disposizioni», che verrà superata con una circolare dell’Agenzia delle Entrate. La scadenza per la domanda di esenzione inizialmente fissata alò 30 aprile verrà quasi sicuramente posticipata al 15 maggio. «L’amministrazione – ha spiegato il consigliere Franco Frattini – ha accolto nella sostanza tutte le proposte del Consiglio e oggi c’è chiarezza». «C’è la certezza – ha proseguito – che se ci sono più apparecchi tv, il canone è uno solo. I dati del cittadino saranno trattati secondo il codice della privacy». Il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, parla di un «contributo costruttivo» da parte dell’organo consultivo.

La prima rata di 60 euro dovrebbe essere inclusa nella bolletta di luglio. Le aziende elettriche avranno una compensazione economica che non ricadrà in bolletta sui cittadini, ma sarà coperta dall’ Agenzia delle Entrate in modo forfettario. La nuova normativa continua ad essere contrastata dalle associazioni dei consumatori e dalle aziende concorrenti. «Occorre porre un freno alla deriva commerciale di Rai – protesta – il presidente di Mediaset, Fedele Confalo- nieri – il modello di finanziamento della Rai non può creare squilibrio nell’intero sistema». «Credo che essere in una fase in cui andiamo verso una certezza delle risorse per il servizio pubblico – ha replicato l’ad Rai, Antonio Campo Dall’Orto – possa essere un elemento di stabilità e alla fine possa essere un elemento positivo per tutto il sistema dei media». Oggi l’ad sarà ascoltato in Commissione di Vigilanza sul tema delle nomine esterne. L’Usigrai ha presentato un esposto all’Anticorruzione e alla Corte dei Conti per verificare se siano state rispettate le procedure.

 I racconti girano attorno agli anni 2012 e 2013, ma il «sistema» descritto dai fratelli Biancifiori, titolari di ”service” (ovvero aziende che affittano telecamere e impianti luci) particolarmente presenti in Rai, ha steso i suoi tentacoli fino ai giorni d’oggi. L’inchiesta coordinata dal neo procuratore aggiunto Paolo Ielo ieri ha portato all’interdizione di tre funzionari Rai, tutti direttori della fotografia e tutti ancora presenti e attivi nell’azienda pubblica. Ivan Pierri, Stefano Montesi e Maurizio Ciarnò oltre ad essere stati sospesi dagli incarichi hanno subito il sequestro, rispettivamente, di 75mila, 15mila e 15mila euro, (mentre Cesare Quat- trociocche è indagato anche se non sottoposto a misura), tutti ricevuti per passare a David Biancifiori e alla sua azienda informazioni utili o per favorirlo nelle commesse sui grandi eventi Rai, a cominciare da Sanremo.
A far rumore, però, è soprattutto il racconto dello stesso Bianci- fiori a proposito dei rapporti che avrebbero legato Ciarnò, ex dirigente Mediaset ora in Rai, e Silvio Berlusconi. Ciarnò, responsabile dei grandi eventi della tv pubblica (Sanremo, giochi olimpici, internazionali di tennis) puntava alla nomina a capo dell’intero centro di produzione. E per ottenere quel posto, dice Biancifiori, era pronto ad usare l’aiuto dato all’allora premier nel caso della napoletana Noemi Letizia. All’imprenditore, infatti, Ciarnò aveva raccontato di aver «portato tramite la madre (che il Ciarnò assumeva di conoscere) Noemi al presidente».

Gli investigatori della Guardia di finanza, in effetti, hanno trovato una lettera di Ciarnò a Berlusconi, in cui invita l’ex premier a «risolvere i suoi problemi in Rai e del lavoro», ricordandogli, annota il gip, «la sua ”fedeltà” e la sua ”ami- cizia”». Una missiva di almeno cinque anni fa, che però Ciarnò teneva ancora ben riposta a casa: «Ti chiedo aiuto non fosse altro che per come mi sono comportato anche nella vicenda Noemi», si legge. In una seconda lettera, stavolta a Gianni Letta, annuncia di essere pronto a cambiare atteggiamento: «A giorni dovrò tornare in tribunale per la vicenda Noemi Letizia e vorrei poterci tornare con addosso quella serenità alla quale danno un importante contributo anche i grandi gesti di amicizia». Ciarnò non risulta tra i testimoni del processo Ruby bis e non è chiaro se la procura di Napoli l’abbia mai ascoltato, né sono note indagini sull’amicizia tra l’allora premier e la ragazza. E’ vero però che nell’ambito delle indagini milanesi sul giro di escort a casa Berlusconi sono spuntati anche assegni alla madre di Noemi e proprio per questo ora Ielo sta valutando di inviare gli atti raccolti ai colleghi.

Biancifiori spiega pure che ad introdurlo nel sistema Rai, sarebbe stato tale Maurizio Carrano, titolare di un’altra società fornitrice «disponibile ad introdurlo nel giro delle commesse ove l’imprenditore fosse stato disposto a corrispondergli il 5% di quanto avesse fatturato alla Rai. Denato che Carrano avrebbe a sua volta parzialmente devoluto ad altre ”tre o quattro persone” compreso un politico». Chi sia l’onorevole, però, Biancifio- ri dicedi non ricordarlo.Una volta «inserito», avrebbe retribuito soprattutto Domenico Gabriele Olivieri «capo supremo per vent’anni dell’ufficio acquisti», con circa 300mila euro e altre utilità «come un’autovettura Bmw Z3». Gli altri dirigenti si sarebbero accontentati di soldi e buoni benzina, compreso Cesare Quattrociocche, escluso dalle misure interdittive. Per la figlia, l’attrice di fiction Michela, le aziende di Biancifiori avrebbero «messo a disposizione una vettura Smart» persino con il «pagamento multe». L’episodio, però, non è stato contestato perché coperto da prescrizione.

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