Caso Fortuna, le amiche confermano le accuse contro il patrigno “Titò ha buttato giù Fortuna”

Caso Fortuna, ascoltate nell'incidente probatorio le amichette confermate le accuse contro il patrignoHa avuto luogo proprio nel pomeriggio di ieri, mercoledì 18 maggio 2016, l’incidente probatorio nel corso del quale, per due lunghe ore, sono state ascoltate le amichette della piccola Fortuna Loffredo, la bambina di soli sei anni morta dopo essere precipitata da un balcone di una palazzina di Caivano, in provincia di Napoli. Secondo quanto trapelato dalle prime indiscrezioni sembrerebbe che le amichette della piccola Fortuna, ovvero due bambine di 4 e 5 anni figlie della compagna di Raimondo Caputo ovvero il presunto pedofilo oltre che assassino di Fortuna, abbiano confermato davanti al gip tutte le accuse rivolte al presunto pedofilo e nello specifico, una delle due, ovvero la più grande sembrerebbe aver parlato serenamente e aver risposto alle domande che le sono state poste mentre invece la seconda, più piccola, ha mostrato di essere molto stanca motivo per il quale, il giudice, ha deciso di rinviare l’ascolto ad oggi, giovedì 19 maggio 2016. Sono state proprio le bambine sopra citate a parlare dei presunti abusi sessuali subiti e a fornire particolari elementi sulla ricostruzione dell’omicidio della piccola Fortuna ed ecco che, assistite da una psicologa, sembrerebbero aver confermato i loro racconti anche davanti agli inquirenti.

“Contro il mio assistito ci sono solo prove indiziarie e le dichiarazioni delle bimbe non sono attendibili. Vedremo cosa verrà fuori oggi dall’incidente probatorio” sono state nello specifico le parole espresse dall’avvocato Salvatore Di Mezza, legale di Raimondo Caputo prima di entrare in aula, il quale ha poi proseguito affermando “Solo una delle bambine presentava un rossore nelle parti intime, mentre le altre non avevano alcun segno che potesse far pensare a presunti abusi sessuali. L’incidente probatorio sarà un primo importante passo per chiarire la vicenda. Il mio assistito si è sempre professato innocente” mentre invece, alla fine del primo giorno di udienza ha dichiarato che proprio il suo assistito è rimasto senza parole per le risposte che la bambina ha dato al gip.

Anche la mamma e il papà della piccola Fortuna hanno rilasciato delle dichiarazioni e nello specifico la mamma ha dichiarato di volere giustizia per la sua bambina e, parlando proprio di Marianna Fabozzi, compagna di Caputo e mamma delle amichette di Fortuna, ha precisato che non riuscirà mai a perdonarla perchè lei, a differenza sua, ha ancora le sue bambine proseguendo poi “Ho provato a guardare negli occhi Domenico Raimondo e la sua compagna per vedere la loro reazione ma non mi hanno proprio guardata: hanno fatto finta che non esistessi.Li odio ancora di più”. Il papà di Fortuna ha invece dichiarato che, ciò che si augura, è che quello che è accaduto alla sua bambina non succeda a nessun altro bambino proseguendo poi di essere rimasto turbato dalle parole espresse dalle bambine e di aver incrociato soltanto una volta lo sguardo di Caputo solo perchè lo ha fissato a lungo.

Ho provato a guardare negli occhi Domenico Raimondo e la sua compagna per vedere la loro reazione, ma non mi hanno proprio guardata: hanno fatto finta che non esistessi. L’odio ancora di più. Ho ascoltato cose che mi hanno lasciata sconvolta». Così, all’uscita dell’incidente probatorio, Domenica Guardata, la mamma di Fortuna Loffredo,la bimba di sei anni violentata e precipitata, in circostanze sospette, dall’ottavo piano di un palazzo al Parco Verde di Caivano (Napoli), per la cui morte è stato accusato Raimondo Caputo,detto Titò. Tra pareti colorate e giocattoli, davanti al gip e ad uno psicologo, sono state ascoltate le figlie di Marianna Fabozzi, compagna di Caputo.

Sono state le tre bimbe a dare una svolta decisiva nelle indagini raccontando gli abusi subiti dal compagno della madre e con loro sono state ascoltate anche le tre sorelline di Antonio Giglio, il bimbo di 4 anni morto un anno prima di Fortuna. La sua morte fu considerata un tragico incidente,le troppe analogie con la morte di Fortuna hanno spinto gli avvocati difensori della famiglia Loffredo a chiedere la riapertura del caso e la riesumazione del corpo del piccolo. Nel colloquio durato circa due ore e mezza Dora, l’amichetta del cuore di Fortuna efiglia della Fabozzi (ora ai domiciliari con l’accusa di aver coperto il compagno), ha confermato al gip e all’esperto il suo racconto, determinante per l’arresto di Caputo, che era già stato fermato mesi fa per aver molestato proprio Dora e le sue sorelline.

La più piccola delle bambine, però, si è bloccata nel ricordare le terribili violenze subite e l’episodio che ha portato alla morte di Fortuna, il 24 giugno del 2014. Per questa ragione oggi si proseguirà con la seconda parte dell’incidente probatorio. Le tre bambine in questi mesi sono state affidate a una struttura ed è qui che hanno iniziato a raccontare la vicenda di Fortuna e a far crollare il muro di omertà. «È stato straziante sentire i loro racconti», ha commentato l’avvocato della famiglia Loffedo,Angelo Pisani,«già leggerli su carta era durissimo, sentire quelle cose da loro è stato atroce». Soddisfatta di questo «primo accertamento chiave» si è detta anche Roberta Bruzzone,consulente del padre e dei nonni della piccola Fortuna.Mentre secondo il legale della difesa, Salvatore Di Mezza, contro Caputo di sarebbero solo prove indiziarie perché gli esami effettuati sulle bambine non sarebbero attendibili. «Il mio assistito», ha detto illegale, «è rimasto sbalordito dalle accuse che la bambina ha fornito perchè si ritiene innocente». Gli avvocati di Caputo, arrestato il 29 aprile scorso dopo mesi di lunghe indagine con vari interrogatori anche ai condomini del Parco Verde di Caivano, ne hanno chiesto la scarcerazione.

Dalle amichette di Fortuna Loffredo, la bimba di sei anni morta il 24 giugno del 2014 al Parco Verde di Caivano (Napoli), arrivano le prime conferme alle accuse formulate dalla Procura di Napoli Nord a carico di Raimondo Caputo, il vicino di casa di 44 anni accusato di aver violentato e ucciso la piccola lanciandola dall’ottavo piano del palazzo dove abitavano. Le due bimbe, figlie della compagna dell’indagato – spiega l’avvocato Angelo Pisani, legale del padre e dei nonni di Fortuna – «hanno raccontato i tragici aspetti della vicenda» durante il primo atto dell’incidente probatorio tenutosi d Aversa (Caserta) al tribunale di Napoli Nord.

«Siamo soddisfatti anche se non posso dire di più», ha confermato indirettamente Roberta Bruzzone, criminologa della famiglia Loffredo. Il gip Alessandro Buccino Grimaldi, è riuscito a completare l’esame di una delle bimbe, mentre per la sorellina, più piccola, è stato disposto il rinvio a domani in quanto la bambina si è irrigidita dopo le prime domande. Sempre domani è in programma l’interrogatorio della terza figliastra di Caputo, amichetta del cuore di Fortuna e colei che per prima ha squarciato il velo di omertà degli adulti raccontando le violenze e le fasi immediatamente precedenti all’ assassinio di Fortuna. Ieri le due sorelline hanno giocato, raccontato dei momenti terribili vissuti con il patrigno, Caputo, e ancora giocato, senza forse neanche accorgersi che stavano sostenendo un interrogatorio che poi confluirà come elemento di prova a tutti gli effetti nel processo.

I familiari di Fortuna, così come Caputo, la compagna madre delle bimbe testimoni, il Gip e i pm, erano in una stanza con dei monitor per sentire le testimonianze delle bambine, che invece sono state sentite, una alla volta, in un’altra stanza protetta da una vetrata dalla psicologa nominata dal Tribunale che ha posto le domande depositate nei giorni scorsi dalle parti. Con loro le piccole avevano giochi, fogli per disegnare e peluche. «Caputo è rimasto sbalordito dalle risposte che le piccole hanno fornito allapsicologa», ha spiegato il legale dell’indagato Salvatore Di Mezza, secondo il quale le accuse rivolte al suo assistito «si basano su indizi e il racconto delle bimbe non sembra attendibile». «Ora li odio ancora di più», ha detto Domenica Guardato, madre di Fortuna Loffredo parlando con i giornalisti davanti al tribunale. «Ho rivolto lo sguardo verso Raimondo e la sua compagna – ha proseguito – ma loro non mi hanno guardato. Hanno fatto finta che non esistessi. E comunque credo che le bambine sappiano di più». Dello stesso tenore le parole del padre di Fortuna, Pietro Loffredo. «Ho visto la compagna di Caputo – ha commentato – guardava le figlie in tv che raccontavano questi terribili fatti. Lei può ancora guardarle; io Fortuna non ce l’ho più. Ma lei, le sue sue figlie le ha perse».

Ieri mattina all’arrivo in tribunale, i genitori di Fortuna hanno chiesto «giustizia per nostra figlia anche per evitare che quanto accaduto a Chicca possa ripetersi». «Se le indagini sulla morte di Antonio Giglio, archiviate troppo frettolosamente come un incidente, fossero state fatte con competenza e attenzione – ha detto invece Vincenzo Guardato, il nonno di Fortuna Loffredo – probabilmente Chicca sarebbe ancor con noi». Non sono mancati momenti di tensione: un gruppo di parenti di Caputo, tra cui una zia e due figlie, hanno rivolto parole ingiuriose verso i giornalisti presenti all’esterno del palazzo di giustizia, convinte dell’ innocenza di colui che viene indagato dalla Procura di Napoli Nord come il presunto pedofilo e assassino di Fortuna. «Mio nipote doveva venire da Napoli al Parco Verde per inguaiarsi, lui si droga, ruba, fa il ladro, ma non è il pedofilo», ha detto la zia dell’indagato.

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