Caso Goro e Gorino, continua il presidio anti-migranti: Renzi costretto alla retromarcia: «Capisco chi è preoccupato»

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caso-goro-e-gorino-continua-il-presidio-anti-migranti-il-premier-renzi-litalia-che-conosco-li-accoglieContinuano le proteste a Gorino, portate avanti non solo dalla gente ma anche dai politici.E’ questo quanto sta accadendo negli ultimi giorni a Gorino, frazione di di Goro in provincia di Ferrara, dove i cittadini hanno bloccato la strada d’ingresso al paesino per poter impedire l’arrivo di 20 profughi, ovvero 8 bambini e 12 donne tra cui una incinta, mentre in Parlamento si continua a protestare contro la politica di accoglienza. “Goro e Gorino è una vicenda difficile da giudicare, da una parte c’è parte della popolazione molto stanca e preoccupata, ma dall’altro stiamo parlando di dodici donne e otto bambini, probabilmente da parte dello Stato andava gestita meglio, ma anche dal punto di vista del dialogo”, è questo quanto dichiarato dal Premier Matteo Renzi, nel corso della sua partecipazione a Porta a Porta, registrata nella giornata di ieri, proprio al termine di una lunga notte e giornata di barricate nei comuni del Ferrarese di Goro e Gorino.

I malumori a Gorino erano cominciati nel pomeriggio di lunedì, con le prime proteste avanzate da parte dei cittadini per le vie del paese, ma anche su Facebook, dopo la notifica dell’ordine di requisizione da parte del prefetto di alcune stanze del bar ostello “Amore Natura”; intorno alla mezzanotte di lunedì, invece, la protesta sembra aver raggiunto il culmine, visto che il pullman diretto all’Ostello e che da due ore  fermo nei pressi della caserma dei carabinieri di Comacchio, improvvisamente ha fatto inversione, diretto a raggiungere delle sistemazioni differenti, trovate in extremis. Nello specifico le dodici donne, di una una incinta all’ottavo mese sono state ospitate presso alcune strutture presenti a Fiscaglia, Ferrara e Comacchio; si tratta di donne provenienti da paesi, quali Guinea, Costa D’Avorio e Nigeria.

 “L’episodio di Goro e Gorino è molto grave e molto triste”, è questo quanto dichiarato da Elisabetta Gualmini, titolare del Welfare in viale Aldo Moro.La stessa, in seguito alle barricate anti-profughi degli ultimi giorni, ha aggiunto: “E’ la prima volta che capita in Emilia-Romagna, regione la cui storia e tradizione, oltre che il presente, sono fatte di accoglienza e integrazione è assurdo arrivare a tanto, ad alzare barriere. E trovo tragico e incomprensibile che lo si faccia contro 12 donne e i loro figli in un paese in cui a oggi non vi sono profughi“. “I cittadini di Gorino sono per noi i nuovi eroi della Resistenza contro la dittatura dell’accoglienza” ha detto Alan Fabbri, segretario della Lega Nord del capoluogo estense. Anche il leader del Carroccio, Matteo Salvini si è detto soddisfatto ed ha espresso il suo sostegno tramite Facebook. “Io sto con i cittadini di Gorino”, ha scritto Matteo Salvini sulla sua bacheca.Anche Don Armando Zappolini, ovvero il Presidente del coordinamento nazionale comunità di accoglienza, ha commentato quanto accaduto, dichiarando di essere rimasto esterefatto dai respingimenti di Gorino.

Dopo una notte di trattative fallite di fronte alla determinazione degli insorgenti, il prefetto si vede costretto alla retromarcia: «L’ostello di Gorino non è più in agenda per l’accoglienza dei profughi. Ha prevalso la tranquillità dell’ordine pubblico, non potevamo certo manganellare le persone».
A chi gli domanda se la decisione di abbandonare l’ipotesi di accogliere i profughi sia una sconfitta dello Stato, ilprefetto risponde che «certo non è una vittoria». La prova di forza si è trasformata in una dimostrazione di debolezza delle istituzioni.
Lo ammette perfino il presidente del Consiglio Matteo Renzi, a Porta a Porta, su Raiuno: «Goro e Gorino è una vicenda molto difficile da giudicare. Da un lato c’è comprensione, anche se non condivisione, nei confronti di una parte della popolazione molto stanca e preoccupata, dall’altra sono 11 donne e 8 bambini: forse noi come Stato non siamo stati all’altezza».
I video girati e fatti circolare su Facebook dagli insorgenti lo documentano. Un colonnello dei carabinieri giunto sul posto prova pazientemente la strada del dialogo affiancato dal sindaco di Goro, Diego Viviani,
per far togliere i blocchi stradali alla popolazione che rumoreggia. L’unico effetto che ottiene, quando assicura che si tratterà di «una soluzione temporanea», è un mormorio di diffidenza e frasi ironiche. Lo invitano a portare i profughi direttamente nell’abitazione del prefetto. «Non è per razzismo», gli spiegano, ma per evitare l’annientamento
delle fragili strutture turistiche della zona. I militari dell’Arma decidono di abbandonare la piazza quando dalla folla gridano che si è assistito al «fallimento dello Stato». Intanto i primi danni si sono già concretizzati: l’ostello ha dovuto disdire le prenotazioni perché formalmente la struttura è ancora sotto sequestro. Chissa, fra l’altro, come mai non
sono riusciti a trovare una ventina di posti negli alberghi dei sette lidi comacchiesi, a distanza di soli 15 chilometri, osserva Giannella durante un’affollata assemblea in Comune. Benché il sindaco di Comacchio, l’ex pentastellato Marco Fabbri sia presente, non sa come giustificarsi. Negli hotel e negli alberghi dal Lido di Spina fino a quello di Volano comunque tutte le stanze risultavano occupate.
In attesa della revoca del decreto, il Viminale si esercita nel tiro al bersaglio contro goranti e gorinanti. Inizia il ministro dell’Interno Angelino Alfano: «Quella non è Italia. Quel che è accaduto non è lo specchio dell’Italia».
Insomma, non sono stati in grado di predisporre
strutture sanitarie adeguate per ospitare una donna gravida, l’hanno mandata in un luogo dove l’ospedale più vicino è a quasi un’ora di strada e poi si lamentano della mancata accoglienza, osserva sorpreso il consigliere regionale della Lega Nord, Alan Fabbri. Per lui comunque, «chi ha passato la notte in trincea per difendere il proprio territorio e la democrazia dai nuovi despoti è un eroe. La forza del popolo ha consentito di vincere la follia di prefetture che requisiscono locali per darli agli immigrati». Anche il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini difende il blocco popolare: «Io sto con Gorino, con i cittadini che resistono all’invasione targata Renzi e Pd».
Dall’altra parte della barricata, l’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani si sente chiamato in causa, ma non accetta la realtà: «Io non ci credo che Goro e Gorino ragionino così». il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento Immigrazione del ministero degli Interni, invece passa agli insulti: «Sono ottusi, mi vergogno di averli come connazionali. Se non vogliono vivere nello stesso posto dove diamo accoglienza ai profughi, andassero a vivere in Ungheria. Noi staremo meglio senza di loro». Ci mancava soltanto la minaccia di revocare la cittadinanza agli italiani. Del resto, commenta Giannella, in questa Italia nemmeno gli insorgenti di Goro e Gorino riescono più davvero a riconoscersi. In ogni caso, ricorda la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, «ogni Stato degno di questo nome dovrebbe occuparsi prima dei suoi cittadini, non spendere miliardi di euro per accogliere centinaia di migliaia di clandestini. Se c’è qualcuno che deve andare a vivere all’estero non sono i cittadini di Goro e Gorino, ma Alfano e Morcone. Se decideranno di farlo, l’Italia se ne farà una ragione».

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