Caso Mario Bozzoli: Sconvolgenti novità nel caso dell’Imprenditore di Brescia

Mistero a Brescia,dopo l'imprenditore Mario Bozzoli sparisce anche un suo dipendenteFonte: Settimanale Giallo di Laura Marinaro – Sembra che una traccia genetica di Mario Bozzoli sia stata isolata in uno dei sacchi di scorie provenienti dai forni della fonderia”. Questa clamorosa indiscrezione arriva da fonti vicine agli inquirenti bresciani che stanno indagando da mesi sulla scomparsa deirimprenditore Mario Bozzoli, 50 anni, sparito dalla sua fiorente impresa di Marcheno, Brescia, una sera dello scorso autunno. Giallo si è occupato di questa sconcertante vicenda sin dall’inizio. Come ricorderete, la sparizione dell’impren

ditore è legata a un altro giallo ancora irrisolto: la morte misteriosa di un suo dipendente, Beppe Ghirardini, che era presente in azienda quando l’industriale scomparve. I carabinieri di Brescia, così come i famigliali di Bozzoli, sono ormai convinti che anche Mario sia morto: infatti hanno indagato per omicidio e distruzione di cadavere i suoi nipoti Giacomo e Alex Bozzoli, figli del fratello Adelio, e due operai che erano di turno la notte della sua scomparsa, Oscar Maggi e il senegalese Akwasi Aboagye, detto Abu. Ma dov’è finito il corpo dell’industriale? Gli inquirenti non hanno dubbi: il

cadavere fu gettato in uno dei forni della fonderia e quindi è andato distrutto. Se qualcosa è rimasto, denti, ossa, dev’essere nelle scorie rilasciate dagli impianti recuperate dai forni, scorie che sono state subito sequestrate.

I QUATTRO INDAGATI: “NON CENTRIAMO”

A compiere questi complicatissimi esami scientifici è stata chiamata l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, la stessa del caso della piccola Yara. L’azienda è stata chiusa proprio per permettere questi approfonditi esami; ora è tornata

operativa. I sacchi con le scorie raccolte dai forni della fonderia sono stati portati a Milano, dove, uno a uno, sono stati esaminati dagli scienziati. Ebbene, secondo le indiscrezioni raccolte da Giallo, finalmente sarebbero state trovate delle tracce umane, tracce che potrebbero appartenere proprio al corpo del povero imprenditore scomparso. In Procura c’è ottimismo, dunque. Intanto, i quattro accusati continuano a professarsi innocenti, ma per uno di loro la posizione si è improvvisamente aggravata. Si tratta di Giacomo Bozzoli, 30 anni, uno dei due nipoti di Mario. Giacomo, infatti,

stato condannato proprio in questi giorni a cinque mesi di carcere con la condizionale per aver pesantemente minacciato un cliente che gli doveva molti soldi. Secondo la Procura questa condanna, che nulla ha a che fare con il delitto di Mario Bozzoli, costituisce un importantissimo precedente: è la prova infatti del carattere irascibile e violento dell’uomo, indagato per aver ucciso lo zio. Un uomo senza scrupoli, che non si fa alcun problema a minacciare di morte le persone. Come ricorderete, anche la moglie di Mario Bozzoli, Irene Zubani, nella denuncia di scomparsa del marito parla

dei nipoti e del cognato come di persone pericolose e senza scrupoli: ai carabinieri spiegò che i nipoti erano due tipi minacciosi, che Mario aveva paura di loro tanto da aver pensato più volte di sporgere denuncia. I contrasti in azienda erano molto pesanti perché Mario voleva ritirarsi, e sospettava anche che i nipoti e il fratello gli stessero sottraendo soldi e risorse per costruire una nuova azienda, di cui lui non avrebbe fatto parte. La donna disse ai carabinieri che Mario temeva per la sua vita e anche per quella dei suoi cari proprio per le continue minacce dei nipoti e del fratello Adelio. Ricordiamo anche che alcuni operai hanno testimoniato di aver più volte assistito a liti furibonde tra Mario e Giacomo Bozzoli. In una di queste il giovane nipote era arrivato a minacciare lo zio: «Non ce la faccio più, prima o poi lo uccido». Lui sostiene di essere un tipo sanguigno solo a parole e sostiene di non c entrare nulla con la scomparsa dello zio. Ma intanto, come dicevamo, è arrivata per lui questa pesante condanna. Ma perché? Vediamo la storia nel dettaglio.

CONDANNATO A 5 MESI CON LA CONDIZIONALE

Giacomo è stato accusato da un imprenditore, Ernesto R., titolare di una ditta di fusione dell’ottone del Bresciano. L’uomo ha riferito ai carabinieri di essere stato pesantemente minacciato, anche di morte, da Adelio e Giacomo Bozzoli, nel giugno del 2013. Nella pagina accanto troverete tutta la denuncia dell’uomo, con le esatte parole che riferì ai carabinieri dopo l’ennesima minaccia. La storia è questa. Dopo un fallimento nel 2009, Ernesto aveva riaperto l’azienda con un’altra denominazione, ma gli restava ancora un grosso debito con la fonderia Bozzoli, debito che faticava a saldare. Ha raccontato ai carabinieri: «Avevamo avuto problemi finanziari. Nei confronti della Bozzoli avevamo un debito di 604 mila euro. Nel 2013 eravamo riusciti a ripagarlo in parte e Adelio Bozzoli pretendeva 260 mila euro. Inizialmente, le telefonate di richiesta dei soldi erano tranquille, poi anche Adelio iniziò a fare vere e proprie minacce». Il racconto dell’uomo è stato confermato dalla figlia e da altri testimoni. Adelio disse al collega: «Se non paghi vengo giù e ti sparo, o vengo tutte le sere fuori da casa tua e prendo anche mio fratello fino a che non mi dai tutti i miei soldi, come ho già fatto con altre ditte che mi dovevano soldi».

Il 18 giugno 2013 Adelio e il figlio Giacomo Bozzoli andarono insieme nella ditta di Ernesto R.. C’erano anche la moglie e il figlio dell’uomo. Ecco come l’imprenditore ha descritto quell’incontro spaventoso: «Entrambi scesero dall’auto e mentre il padre cercava di risolvere il problema con un atteggiamento consono, il figlio Giacomo appariva agitato, aggressivo e presuntuoso dicendo “o mi dai i soldi o ti sparo” e rivolgendosi anche verso mio figlio disse “se non paghi ti mando i calabresi”». Due giorni dopo, il 20 giugno, si verificò un altro episodio ma solo con Giacomo. Si presentò nell’azienda di Ernesto R. con un camion: lui era alla guida e accanto c’era un uomo dall’aspetto poco rassicurante. «Giacomo scese ed entrò in azienda con un uomo di nazionalità straniera. Disse: “Lui si chiama Olek e se non mi dai i soldi ci pensa lui a riscuoterli”». Durante il processo a Brescia sono stati sentiti diversi testimoni che hanno confermato le parole dell’industriale debitore. Sono stati, inoltre, verificati i movimenti di denaro e di materiale. Di fronte all’evidenza, il giudice ha condannato Giacomo Bozzoli a 5 mesi, mentre il pubblico ministero ne aveva chiesti 8. Ha commentato Luigi Frattini, legale dei Bozzoli: «Un processo assurdo, basato solo su dichiarazioni testimoniali di interessati». Giacomo Bozzoli, invece, ha preferito tacere. Intanto, procedono anche le indagini sulla morte di Beppe Ghirardini, il terzo operaio presente in fonderia la sera della scomparsa di Bozzoli e trovato avvelenato nei boschi del Tonale dieci giorni dopo. Il sostituto Procuratore Alberto Rossi ha ottenuto ima proroga di indagini: c’è un fascicolo per istigazione al suicidio. Per gli inquirenti l’uomo potrebbe essersi suicidato, magari in preda ai tormenti per l’omicidio di Bozzoli. Dunque, la Procura non esclude collegamenti tra i due casi ma ha bisogno di più tempo per provarli. La difesa di Ghirardini ha, intanto, ottenuto di fare ima consulenza sull’autopsia. Vuole capire se l’operaio fosse stato sedato prima di morire. Qualcuno potrebbe averlo costretto ad assumere la capsula di cianuro che lo ha ucciso.

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