Caso Roberta Ragusa: Antonio Logli se verrà rinviato a giudizio rischia l’ergastolo

Fonte: Settimanale Giallo di di Paolo Ferrari  Sì, il proscioglimento di Antonio Logli deve essere annullato”. L’attesa è finita, la nuova sentenza è stata emessa. Antonio Logli, 53 anni, sotto accusa per la scomparsa della moglie Roberta Ragusa, dovrà tornare davanti ai giudici per sottoporsi a un nuovo processo. Resta lui, quindi, l’unico imputato per omicidio e distruzione del corpo della donna, sparita nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 dalla sua casa di San Giuliano Terme (Pisa).

Lo ricorderete. Il 6 marzo 2015 Antonio Logli era stato prosciolto da ogni accusa. «Il fatto non sussiste», aveva sentenziato il Giudice per l’udienza preliminare, Giuseppe Laghezza. Il sorriso beffardo stampato sul volto di Logli all’uscita del tribunale aveva indignato migliaia di italiani. Ma già allora erano tutti perfettamente consapevoli che la partita non sarebbe finita in quel modo. A cominciare dalla famiglia Ragusa, da sempre convinta che Roberta, mamma affettuosa di due ragazzi che oggi hanno 14 e 18 anni, non si sarebbe mai allontanata dai suoi figli: «No, non può essere stato un allontanamento volontario. A Roberta è successo qualcosa di grave». Per questo motivo le cugine e gli zii della donna, uniti alla Procura di Pisa, al Procuratore generale di Firenze e all’associazione Penelope, avevano presentato ricorso per Cassazione contro il proscioglimento di Logli. Obiettivo: annullare quella sentenza considerata “ingiusta” Ebbene, a oltre un anno di distanza, la corte suprema ha preso la sua decisione.

Il caso è dunque riaperto. Per il marito di Roberta si prospetta così una nuova udienza preliminare e un nuovo processo. Come spiegato dall’avvocato Daniele Bocciolini nell’intervento che potete leggere nell’ultima pagina di questo servizio, Logli dovrà tornare a difendersi. Di fronte a lui, però, non ci sarà più il giudice che lo aveva prosciolto, ma un giudice pronto a rivalutare gli atti d’indagine dal loro principio. Con molta probabilità, come già annunciato al momento del ricorso, si tratterà di un giudice donna. Gli inquirenti si sono detti soddisfatti del verdetto della Cassazione. Hanno detto: «Questa è una vicenda in cui gli elementi raccolti e soprattutto quelli da chiarire sono troppi rispetto al totale silenzio dell’indagato». Ecco, il silenzio dell’indagato. Come può un marito rimanere zitto per quattro anni di fronte alla tragica scomparsa della moglie? Per lui continua a parlare il suo avvocato, Roberto Cavani, a sua volta di poche parole: «È una sentenza che non cambia nulla rispetto alla nostra linea difensiva.

Attendiamo di leggere le motivazioni della Cassazione per capire cosa abbia spinto i giudici a prendere questa decisione». Di certo la Cassazione ha accolto tutte le critiche avanzate dalla Procura di Pisa contro la sentenza di proscioglimento. Il ricorso degli inquirenti si basava infatti su quattro punti. Il primo riguardava l’eccesso di valutazione con cui il giudice aveva decretato il “non luogo a procedere” In pratica, secondo gli inquirenti e la famiglia di Roberta, il giudice era andato oltre le sue competenze, svolgendo un ruolo che avrebbe dovuto svolgere un altro giudice durante il successivo processo. In secondo luogo, il giudice non aveva esaminato attentamente gli elementi portati a sostegno dell’accusa, a partire dalle dichiarazioni dei testimoni. A evidenziare con forza questo aspetto è stata Marica Napoletano, cugina di Roberta. Ha detto la donna: «Le testimonianze non erano state assolutamente ritenute credibili, questo mi aveva dato fastidio. C’è quel poveraccio (Loris Gozi) che ha perso tutto, lavoro compreso. Perché non risentirlo? Sembra che abbiano voluto screditare i testimoni in tutte le maniere.

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