Caso Ruby Ter, il gup ai Pm: “Riscrivete capo imputazione perchè generico”

Novità nel caso Ruby Ter emerse nella giornata di ieri. E’ stato chiesto, nello specifico di precisare le contestazioni sulle presunte corruzioni in atti giudiziari al centro del caso Ruby ter. Sostanzialmente è questa la richiesta effettuata alla Procura dal gup di Milano Anna Laura Marchiondelli davanti alla quale si sta celebrando l’udienza preliminare a carico di 31 imputati, tra cui Silvio Berlusconi e la stessa Ruby ed altre 20 ragazze circa, soprannominate olgiettine.

Nella giornata di ieri era attesa la decisione del giudice sulle istanze di incompetenza territoriale a favore del Tribunale di Roma presentate dalle difese nella scorsa udienza, ma ecco che a sorpresa il giudice, come anticipato con un’ordinanza ha detto di non poter sciogliere il noto della competenza con capi d’imputazione definitivi generici ed indeterminati. E’stato così ordinato al procuratore aggiunto Piero Forno e ai Pm Luca Gaglio e Tiziana Siciliano di riscrivere i capi d’imputazione sostenendo che non è chiaro se l’accusa si riferisca ad un’unica corruzione oppure più corruzioni frazionate in vari episodi.

Stando a quanto sostenuto dalle difese sembra che il primo pagamento effettuato sia servito per cercare di “addomesticare” i testimoni del caso Ruby e sia stato effettuato nella capitale e come beneficiario avrebbe avuto il musicista Mariano Apicella, ospite fisso delle feste e delle cene presso la villa di Arcore. Secondo i due legali, il procedimento Ruby ter andrebbe trasferito a Roma perché è nella capitale che si sarebbe verificato il primo pagamento a favore delle olgettine. Silvio Berlusconi è imputato nell’udienza preliminare con Ruby per corruzione in atti giudiziari e con loro imputati anche l’avvocato Luca Giuliante ed una ventina di ragazze da Iris Berardi a Marysthelle Polanco, ed infine le gemelle De Vivo.

La Procura ha inoltre chiesto il rinvio a giudizio per alcune persone tra le quali la senatrice di Forza Italia Maria Rosaria Rossi accusata di falsa testimonianza per aver definito e raccontato delle feste hot di Arcore come delle cene eleganti.Dunque si ritorna in aula il prossimo 15 aprile innanzitutto per la discussione delle parti sulle nuove contestazioni. E nel caso in cui dovessero ancora presentare profili di indeterminatezza il rischio, è stato spiegato, è che venga «annullata la richiesta di rinvio a giudizio».

Non dev’essere bellissimo, per un magistrato, sentirsi rimbalzare da un altro magistrato che giudica il tuo lavoro come generico, vago, imprecisato, in sostanza irricevibile. Ecco perché l’udienza preliminare del caso Ruby ter – in cui si accusa Silvio Berlusconi e un’altra trentina di imputati di corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza – non si sta mettendo benissimo per i magistrati dell’accusa, che poi sarebbero il procuratore aggiunto Piero Forno e i pm Luca Gaglio e Tiziana Siciliano.

Il giudice preliminare Anna Laura Marchiondelli, che in teoria dovrebbe decidere se ci siano elementi sufficienti per andare a processo, ha giudicato appunto irricevibile il capo d’imputazione così come formulato, cioè scritto. Perché? Per le stesse ragioni che si erano già evidenziate in tutti i processi Ruby precedenti: capo d’accusa generico, non è chiaro dove e quando il reato di corruzione sarebbe stato commesso, se Berlusconi avrebbe commesso dei reati, e quanti, soprattutto dove: elemento essenziale, quest’ultimo, per comprendere quale sia il tribunale competente. Le difese, infatti, dicono che il primo pagamento che secondo la Procura sarebbe servito ad addomesticare i testimoni (circostanza negata da Berlusconi, ovviamente) è avvenuto a Roma come ammesso dagli stessi pm: quindi il processo dovrebbe tenersi a Roma, of course.

L’accusa non è dell’idea e sostiene che la competenza dipenda dal luogo dell’ultimo pagamento: che è Segrate, nell’ufficio del ragionier Giuseppe Spinelli che è il cassiere personale di Berlusconi. Ma è il giudice a dover decidere: sulla base di carte che, nel caso dell’accusa, ha giudicato però pasticciate e frammentarie. I pm avranno tempo fino al primo aprile per risistemare tutto, e cioè riscriverlo. Una bella mazzata, considerando che i pm si aspettavano, banalmente, che ieri fosse sciolta a loro favore la riserva sulle eccezioni sollevate dagli avvocati Franco Coppi e Federico Cecconi: pensavano che avrebbero potuto spiegare, già ieri, la richiesta di rinvio a giudizio. Invece no. E a Milano, tutto sommato, a questi «niet» ci sono poco abituati: soprattutto se a subirli è quello stesso Piero Forno che oggi sta reggendo la procura.

È una mazzata anche dal punto divista mediatico, calcolando che il procedimento già non godeva di grande stampa (tutto sembra già visto e risolto) benché possa trattarsi del primo maxi-processo
per falsa testimonianza della storia d’Italia: qualcosa che dovrebbe stabilire se chi ha difeso Berlusconi nei processi precedenti abbia mentito, e non importa
se poi c’è stata una rumorosissima assoluzione: la percezione è che ormai la giustizia si nutra di se stessa, si fanno processi per dei reati sorti durante altri processi. Al processo Ruby dei testimoni sono entrati liberi e ne sono usciti, ora, con richiesta di rinvio a giudizio. Non importa se il processo Ruby – quello vero, quello che ha sputtanato decine di persone e che ha fatto perdere un sacco di tempo a tutti – sia sfociato in una sconfìtta senza rimedio in quanto inequivoca, netta: il reato non esiste – fu la sentenza – e stop. Fine del processo più rumoroso e mondialmente sputtanante e al tempo stesso semplice da comprendere: l’unico che era stato ampiamente pre-giudicato dall’opinione pubblica e l’unico, soprattutto, che a suo modo pareva perduto dalla procura anche dopo la vittoria in primo grado. Ma, formalmente, l’hanno perso al secondo. Ora proseguono, e gli unici stop ai magistrati possono venire da loro colleghi.

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