Castel San Pietro, Deborah ed Elena spose: prime nozze gay celebrate dal sindaco “Vi dichiaro civilmente unite”

Castel San Pietro, Deborah ed Elena spose prime nozze gay celebrate dal sindaco

A distanza di qualche mese dall’emanazione della legge sulle Unioni civili, è stato celebrato in Italia il primo matrimonio, celebrazione che è avvenuta nello specifico a Castel San Pietro in provincia di Bologna. Si sono unite in matrimonio nello specifico Elena Vanni e Deborah Piccinini, rispettivamente di 46 e 45 anni le quali si sono giurate amore eterno davanti al sindaco di Castel San Pietro Fausto Tinti; alle nozze hanno partecipato ed assistito le mamme con tanto di fazzoletti per asciugare le lacrime di commozione, ed ancora i consiglieri comunali, gli assessori, esponenti del mondo gay, tanti curiosi e soprattutto tantissimi amici.Dopo lo scambio degli anelli, le donne hanno dichiarato:”Siamo emozionate, grazie di essere qui, è bello condividere con tutti voi questi momenti“.

Come già anticipato le nozze sono state celebrate dal sindaco della città, nozze che hanno richiamato tanti curiosi e tanti cittadini accorsi per assistere al primo matrimonio tra due persone dello stesso sesso. Tante lacrime, ma soprattutto tanto affetto nei confronti delle due donne, che adesso davanti alla legge sono finalmente una famiglia.Siamo felici ed emozionate“, hanno detto le due donne, ancora prima dell’ingresso nella sala blu del Comune dove dopo pochi minuti si sono unite in matrimonio.

Il sindaco ha accolto con grande calore le due donne, poi ha letto gli articoli della nuova legge Cirinnà e poi ha pronunciato la fatidica frase, per poi giungere allo scambio degli anelli, un momento molto commovente che non ha risparmiato le lacrime delle mamme delle due donne. Al termine delle promesse e dello scambio delle fedi, è partito un grande applauso e le due donne si sono lasciate andare ad un lungo bacio. Ad attenderle fuori, tanti curiosi ma anche tanti amici e conoscenti che hanno persino lanciato i chicchi di riso.Le due donne stanno insieme da cinque anni anche se si conoscono da molto più tempo, ovvero da ben 15 anni e adesso vivono sulle colline attorno a Castel San Pietro, un paesino di 20mila abitanti sito sulla via Emilia, e conosciuto per lo più per le sue terme e adesso per le prime nozze gay.

«Ci auguriamo che sia un messaggio di speranza per tutti, per poter godere dei propri diritti e andare avanti all’insegna dell’amore. La diversità non esiste, perché siamo tutti uguali». Così Deborah ed Elena, prima coppia di donne a essere unita in unione civile nella provincia di Bologna e forse in Italia, da Castel San Pietro abbracciano idealmente tutte le coppie dello stesso sesso che si amano e che sperano che anche la loro unione possa essere presto riconosciuta in maniera ufficiale dallo Stato italiano.

In piazza XX Settembre, qualcuno è seduto ad aspettarle da almeno mezz’ora, per cercare di avvicinarle e riuscire a dire loro qualche cosa. Molti sorrisi, altrettanti baci e abbracci, ma soprattutto molti incitamenti e congratulazioni per una giornata così significativa.

«Siamo molto contente, sia per la nostra unione sia per la condivisione con tutta la comunità e i nostri amici», aggiunge Deborah.

«E’ bellissimo vedere tutte queste persone, perché sono qui per noi. C’è pure qualcuno che non conosciamo, sono venuti a farci le congratulazioni», continua Elena.

Primo sindaco del Bolognese a celebrare un’unione civile, Fausto Tinti ci tiene a fare presente che «non è una corsa, questa. Si tratta di garantire dei diritti a delle persone. Ovviamente sono emozionato, però più per il passo che non per l’atto. Per l’atto sono tranquillissimo, è una cosa che ormai dobbiamo considerare istituzionalmente del tutto “normale”. Questo è un arricchimento per tutti».

Indubbiamente, però, «essere uno dei Comuni che ci ha creduto dall’inizio è una soddisfazione. E’ un momento bello, che Deborah ed Elena ci hanno regalato».

Nel corso della cerimonia, in una sala consiliare stipata come non mai, Tinti sottolinea anche che «la piena libertà con cui Deborah ed Elena fanno questo passo importante per la loro vita arricchisce la comunità di persone mature, responsabili e consapevoli del loro futuro e di quello della comunità. Oggi non c’è spazio per essere contro, oggi c’è solo spazio per essere per. Oggi siamo qui solo per essere una comunità migliore, che include e riconosce i diritti delle donne e degli uomini che amano e che sono liberi».

«Se così non fosse, se a questo non tenderemo, a che cosa servirà quella cosa che chiamiamo Costituzione italiana? – continua il sindaco -. Sarebbe solo un pezzo di carta, con cui ci riempiano la bocca troppo spesso, e non la carta dei diritti e dei doveri di tutti noi, che ci rende pienamente liberi. Per cosa avrebbero speso la vita tutti coloro che ci hanno preceduti?».

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