Catania, morte mamma e gemelli: non è addebitabile ad obiezione di coscienza

image“Non si evidenziamo elementi correlativi all’obiezione di coscienza”, questo scrivono gli ispettori inviati dal Ministero della Salute in merito alla morte di una donna dopo un aborto spontaneopresso l’ospedale Cannizzaro di Catania. “L’aborto, inarrestabile, è stato trattato in regime d’emergenza” si legge nella relazione che parla anche di “cure adeguate” da parte dei sanitari del nosocomio del capoluogo etneo. “La paziente era in trattamento adeguato per le condizioni di rischio dal momento del ricovero; in data 15 ottobre, alle ore 12 circa, presenta picco febbrile a 39°C con somministrazione di antipiretici e ripresa immediata di terapia con antibiotici“. Secondo gli ispettori, “le prime valutazioni cliniche e il monitoraggio dei parametri vitali non evidenziano alcun dato anomalo, se non – alle ore 16 circa – un iniziale abbassamento della pressionearteriosa”.

Gli anestesisti vengono allertati, le condizioni della donna “vengono comunicate ai parentipresenti con tempestività“. Alle 24.00 inizia infusione con ossitocina, in coerenza con la necessità clinica di indurre l’espulsione del secondo feto, che avviene alle ore 1.40 del giorno 16 ottobre.

CONDIZIONI PEGGIORATE. E’ stato coinvolto un secondo anestesista di turno e la donna è stata portata in sala operatoria, per le procedure di secondamento chirurgico e di revisione della cavità uterina in anestesia, che sono state completate alle 2.10.

Dopo il secondo aborto le perdite ematiche vengono tamponate, i medici somministrano “farmaci appropriati“. “Le condizioni generali – si legge ancora – tendono al peggioramento”.

Le condizioni della paziente peggiorano, intubata viene trasferita in rianimazione, alle 13.45, nonostante il massimo livello assistenziale l’exitus. I parenti, tra l’altro, sarebbero stati sempre “informati e sostenuti dall’intera equipe degli ostetrici e degli anestesisti“. La relazione, firmata dal coordinatore della task force Francesco Enrichens, e consegnata alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin, contiene alcune raccomandazioni e proposte di miglioramento come “la necessità di una attenta valutazione delle procedure finalizzate al lavoro in équipemultidisciplinare, la ridefinizione delle modalità di comunicazione tra équipe con definizione dei livelli di alert, la puntuale verifica delle modalità comunicative con gli utenti, l’implementazione di protocolli operativi sintetici e mirati alla pronta individuazione delle situazioni a rischio., e la definizione del rapporto tra personale ostetrico e infermieristico, al fine di un ottimale equilibrio tra carichi di lavoro e specificità dell’attività in ostetricia”. Eventuali provvedimenti suggeriti: “Precisa definizione delle modalità di attivazione dei percorsi organizzativo-assistenziali in emergenza urgenza”. La donna – si ricorda nella relazione preliminareè morta 16 ottobre 2016 alle 13.45 all’Ospedale Cannizzaro di Catania. A puntare il dito contro il personale sanitario erano stati i parenti, che hanno denunciato ritardi nell´assistenza dovuti al rifiuto di uno dei medici del reparto di intervenire tempestivamente, prima della morte del primo feto, perché obiettore di coscienza.

Lo staff medico di ginecologia smentisce la ricostruzione del marito e del padre di ValentinaMelluso, affermando che è stato fatto quanto era dovuto e l’obiezione di coscienza non ha niente a che vedere con ciò che è accaduto. Il medico avrebbe detto: “Fino a che è vivo io non intevengo“. E non perché tutti e 12 i medici siano obiettori di coscienza: quello, spiegano in Procura, è un falso problema.

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