Catania Shock, muore dopo aborto di gemelli. Medico non risulta obiettore di coscienza. Dall’ospedale respingono le accuse

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ospedale-675La motivazione è la seguente: “L’elevato e crescente numero dimedici obiettori di coscienza, l’Italia viola i diritti delle donne che, alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza“. Ma il direttore generale dell’ospedale Canizzaro, dove la donna era stata ricoverata, lo esclude. La tragedia si è consumata presso l’Ospedale di Catania. Ma il peggio doveva ancora venire. La donna, incinta di due gemelli, era sposata con un trentenne ed era alla prima gravidanza.

Secondo le dichiarazioni dei familiari il medico si sarebbe rifiutato di intervenire perché obiettore causando così la morte della donna. Un dolore immenso anche per la famiglia della futura mamma, che dovrà aspettare l’autopsia prima di procedere con le esequie, come richiesto dal procuratore Carmelo Zuccaro che ha disposto il trasferimento della salma in obitorio e il sequestro della cartella clinica. Per il momento sono anche stati rinviati i funerali previsti a Palagonia, il paese del Catanese di cui la donna era originaria. La magistratura disporrà l’autopsia dopo avere identificato il personale in servizio che sarà indagato, come atto dovuto, per omicidio colposo per potere eseguire l’esame medico legale. Uno dei due gemellini è morto e solo allora si è provveduto a una tardiva stimolazione, che ha messo al mondo i due bimbi ormai senza senza vita, probabilmente uccisi da un’infezione alla placenta che si è poi diffusa in tutto il corpo della mamma, uccidendola dopo un’agonia durata alcuni giorni. La situazione clinica si sarebbe aggravata il 15 ottobre, fino a quando i due feti sono morti. “Nessuno – ha affermato oggi pomeriggio nello studio dell’avvocato che difende gli interessi della famiglia – ci ha detto che mia figlia era in pericolo di vita”. Ha dei collassi e dolori lancinanti – prosegue il legale – Lei ha la temperatura corporea a 34 gradi e la pressione arteriosa bassa. Ma il medico di turno, sempre secondo il racconto dei familiari, “si sarebbe rifiutato di intervenire perché obiettore di coscienza“. Quindi mi chiedo che cosa c’è di obiezione di coscienza? Il secondo feto, secondo la denuncia, non e’ mostrato ai familiari.

“Viene eseguita una seconda ecografia – continua nella ricostruzione il penalista – e anche il secondo feto mostra delle difficoltà respiratorie“. Per questo ho voluto questa conferenza stampa insieme ai medici, nei limiti del rispetto delle indagini in corso, sia della procura di Catania che da parte nostra c’è un’indagine interna per dare spiegazioni e chiarire almeno alcuni fatti focali che hanno sollevato attenzione e indignazione di tutti, perché un medico che si dichiarasse obiettore in sala parto sarebbe un fatto di una notevole gravità. Dopo aver sedato Valentina, i medici decidono per il ricovero in rianimazione. Poi, domenica 16 ottobre, la notizia del decesso.

Convocata la stampa per fare chiarezza su quanto accaduto all’ospedale Cannizzaro di Catania, i sanitari escludono categoricamente che il medico che aveva in cura Valentina Milluzzo non abbia ‘operato’ perchè obiettore di coscienza.

Dodici medici presenti in reparto e tutti indagati. È la decisione presa dalla procura di Catania che ha aperto un’inchiesta sul caso di Valentina Milluzzo, la trentaduenne morta di parto all’ospedale “Cannizzaro”, assieme ai suoi due gemelli. Era alla diciannovesima settimana di gravidanza. Il reato ipotizzato è concorso in omicidio colposo plurimo. Un atto dovuto, ha precisato il procuratore Carmelo Zuccaro, che ha già disposto l’autopsia. L’attenzione del magistrato, al momento, non è concentrata sulla questione sollevata dalla famiglia Milluzzo sul medico obiettore («si tratta della versione dei familiari e dalla cartella clinica non risulta»), ma sulla verifica del rispetto dei protocolli d’intervento e assistenza prestata alla paziente. Oltre ai controlli ai quali è stata sottoposta Valentina durante i 17 giorni del suo ricovero e in particolare durante la crisi che ha preceduto il decesso avvenuto domenica 16 ottobre.
Sono stati i genitori della giovane donna a presentare un esposto contro i medici dell’ospedale catanese. Nella denuncia agli atti dell’inchiesta
la famiglia racconta che quando il 15 ottobre «dai controlli emerge che uno dei feti respira male e che bisognerebbe intervenire, il medico di turno si sarebbe rifiutato perché obiettore: “fino a che è vivo io non intervengo”, avrebbe detto. La stessa risposta, secondo l’esposto, per il secondo feto.
Primario: «Medici in reparto tutti obiettori ma è irrilevante». I medici
del Cannizzaro respingono le accuse mosse dalla famiglia. Il primario del reparto, Paolo Scollo, presidente della Società ginecologi-ostetrici italiani, non è tra gli indagati. E se, da una parte, ammette che tutti i medici del reparto sono obiettori, tra cui lui, dall’altra spiega che la questione «è irrilevante». Nega anche che qualsiasi medico del reparto possa aver pronunciato
la frase contenuta nell’esposto. «I fatti dimostrano il contrario – sostiene – il medico – dopo il primo aborto, che è stato spontaneo, ha indotto il secondo con l’ossitocina. Su quale base si parla di obiezione di coscienza? Tutti i protocolli medici internazionali sono stati rispettati». Per il primario il fatto che i dodici medici del reparto siano tutti obiettori «non ha
alcuna rilevanza né col caso in questione né col servizio reso a chi vuole fare ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza, come dimostra l’assenza di liste di attesa». Conferma il direttore sanitario del Cannizzaro, Angelo Pellicano: «Non ci risulta assolutamente che il medico si sia dichiarato obiettore di coscienza con i familiari di Valentina Milluzzo. Perché loro hanno detto così? Dovete chiederlo a loro». Oggi intanto da Roma arriveranno gli ispettori inviati dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.
Il padre: «Lottiamo perché le donne non muoiano di parto». Salvatore Milluzzo, va avanti per la sua strada: «Mia figlia urlava in maniera terribile, abbiamo detto al medico di non farla più soffrire, di salvarla. Ma per loro erano i dolori di una colica renale o del parto. Per sei ore è rimasta senza assistenza». Adesso chiede «giustizia per Valentina», ma «senza puntare il dito contro alcuno». «L’importante – sottolinea – è che altre donne non muoiano di parto, che altre famiglie non debbano sopportare il dolore che proviamo noi».

In Italia 7 medici su 10 sono obiettori e l’interruzione volontaria di gravidanza è praticata nel 60% delle strutture. Questi i report del ministero della Salute, le associazioni leggono i dati in chiave critica dipingendo un quadro fatto di dinieghi e titubanze di fronte all’esigenza di sacrificare un feto. La percentuale di medici obiettori in Francia è del 3%, in Svezia l’1% e in Germania il 6%, siamo secondi solo allaPolonia. Una situazione che ha spinto il Consiglio d’Europa a tutelare chi non ha optato per l’obiezione di coscienza. A Giovanni Scambia, direttore del polo Scienze della Salute della Donna e del Bambino dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma, che a gennaio subentra a Paolo Scollo al vertice della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) abbiamo chiesto della situazione obiettori sollevata dai fatti di Catania.

«L’OBIEZIONE è un diritto del medico, non si può forzare la mano – afferma il presidente dei ginecologi italiani – prescindendo dal caso specifico nel quale non entro. Si possono configurare situazioni cruciali, penso alla diagnosi di tumore in gravidanza, sappiamo che oggi è possibile curare salvaguardando il benessere del nascituro e la salute della gestante. Di fronte al bivio noi interpelliamo i comitati etici. Anche l’obiettore si può trovare a dover sacrificare una vita, se non c’è alternativa. Ogni scelta in medicina ha un rischio ponderato, ma sicuramente oggi le situazioni nelle quali la vita fetale e la vita materna vanno in conflitto sono rare, in molti casi si possono salvare entrambe o si può trovare il compromesso giusto».

NEL RESTO d’Europa esistono espressioni diverse sul tema. C’è un’obiezione ancora molto radicata in Spagna. E ci sono situazioni come la Francia, dove si eseguono tanti aborti indotti chimicamente, ma dove è pure in atto una forte ripresa demografica sostenuta da coppie giovani e prolifiche, contrariamente a quanto accade in Italia.

L’ABORTO laddove possibile va sempre evitato, si rende necessario solo in casi estremi per salvare la vita della gestante. E la contraccezione responsabile? «È una libera scelta – precisa il presidente Sigo – penso che vada promossa nelle forme opportune, sotto controllo sanitario». Al congresso degli ostetrici si è affrontata la piaga degli aborti utilizzati impropriamente come contraccettivo. Tra il 2011 e il 2013 sono stati registrati in Italia 30.000 casi annui di interruzioni volontarie (ivg) ripetute, per una spesa (evitabile) tra i 117 e i 135 milioni di euro in tre anni. Da un’analisi dall’Aogoi, Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri, nel 60% dei centri, contestualmente all’ivg, viene prescritto il contraccettivo.

«Al ministro Lorenzin chiederei di promuovere politiche di accompagnamento alla maternità, programmi che coinvolgano insieme medici, politici e società civile – conclude il presidente Scambia – il calo delle nascite è legato a situazioni socioeconomiche, scelte di vita. Da parte nostra dobbiamo tutelare la salute della donna e delle nuove generazioni. Passi avanti importanti si sono fatti nella prevenzione dei tumori, penso alla vaccinazione per il papilloma, e nella genetica per la cura dei tumori ovarici, nella chirurgia e nei programmi per la fertilità e la tutela della riproduzione».

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