Ciclismo: Primo alla Milano-Sanremo, è il francese Arnaud Demare

I francesi stavolta non si incazzano. Tuttaltro. Loro sorridono, mentre noi italiani non ridiamo più, tanto sono lontani i tempi in cui potevamo sfottere chi sta al di là del confine canticchiando le imprese di Bartali. E’ un’Italia di gregari quella che pedala alla Milano-Sanremo, dove Arnaud Demare con uno sprint potente e fortunato riporta la Francia indietro nel tempo di 21 anni, quando in via Roma trionfava Laurent Jalabert, mentre per il nostro ciclismo il digiuno nella Classica di Primavera va in doppia cifra: è dal 2006 che l’Italia non festeggia.

E’ una delle strisce negative più lunghe di sempre, per trovare un periodo più nero bisogna andare indietro di mezzo secolo (dal 1953 al 1970), quando a bastonarci erano nomi come Poblet, Poulidor e Merckx.   La crisi italiana va da Pozzato a… Pozzato: nel 2006 era SuperPippo, il trionfatore, ieri è stato il migliore di una legione di onesti pedalatori che mette tre nomi tra i primi dieci (oltre a lui, Colbrelli e Trentin), ma dall’ottavo posto in su.

 E Vincenzo Nibali? Fa il suo per regalare al pubblico almeno qualcosa che assomigli a un brivido: dopo che le salite di Cipressa e Poggio sono archiviate con più cadute che attacchi, il siciliano si lancia in discesa, ma è un moto d’orgoglio che non cambia una gara destinata allo sprint. Del resto il capitano dell’Astana ha già dato il suo contributo nelle corse di un giorno lo scorso autunno, quando ha vinto il Lombardia interrompendo così la mancanza di successi italiani nelle Classiche che durava dal 2008. All’uomo dei tre Grandi Giri, non si può chiedere di essere competitivo su qualsiasi fronte. «Non potevo fare di più – spiega dopo aver chiuso 33° – Siamo saliti sul Poggio a una velocità altissima, spingendo un 53. Speravo che si muovesse Cancellara, per partire insieme a lui…».

Uno degli sconfitti di giornata – insieme al ciclismo italiano, ridotto a ruoli da comprimari – è proprio Fabian Cancellara. Lo svizzero è stato vittima di una delle due frane di questa Milano-Sanremo. La prima, reale e drammatica, è stata in mattinata ad Arenzano e oltre ad avere costretto il gruppo a una deviazione di 9 chilometri in autostrada, ha mandato una coppia di Tigliole d’Asti in ospedale (l’uomo è gravissimo). L’altra frana, sportivamente rovinosa, è avvenuta a meno di 400 metri dal traguardo, quando la ruota anteriore di Fernando Gaviria ha urtato quella posteriore di Greg Van Avermaet, facendo uno strike degno di un campione di bowling: in un colpo solo ha messo fuori gioco sia Peter Sagan sia Cancellara, proprio quando i due favoriti stavano per lanciare lo sprint. Il 21enne colombiano, campione del mondo su pista, ha poi tagliato il traguardo ammaccato e in lacrime.

Gaviria avrà modo di rifarsi presto, perché è uno dei talenti più clamorosi in circolazione, ma per l’Italia quando ci sarà l’occasione per festeggiare di nuovo a Sanremo o in un’altra Classica? Finché corridori pur dotati come Elia Viviani e Niccolò Bonifazio dovranno sfiatarsi nei panni di gregari, le possibilità di vederli vincere queste gare sono davvero ridotte. Per immaginare uno sprinter potente (e vincente), si può pensare a quel Filippo Ganna che abbiamo visto strabiliare tutti poche settimane fa ai Mondiali in pista di Londra, nell’inseguimento. Il ragazzo però ha solo 19 anni, è ancora dilettante alla Colpack (anche se la Lampre lo aspetta con ansia per il 2017) e le corse dei professionisti le ha a malapena assaggiate. Lo rivedremo in azione in maglia azzurra alla Settimana Coppi e Bartali, a fine mese, e sarà l’occasione per sentire il ct Davide Cassani ripetere che la pista aiuta a formare sprinter vincenti. Dentro ai velodromi come in strada, l’Italia ha bisogno di ritrovare il colpo di pedale.

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