Travolge ciclisti e fugge L’accusa: omicidio stradale rischia 5 anni

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Un ciclista è morto, due sono in gravi condizioni. È questo il tragico bilancio dell’incidente avvenuto ieri mattina al chilometro 17 sull’Aurelia, a Roma, in cui quattro persone sono state travolte da un suv che non si è fermato a prestare soccorso. Uno dei tre ciclisti è morto poco dopo l’arrivo in ospedale. Alla guida dell’auto, una Dacia Duster bianca, una donna di 52 anni che più tardi si è costituita ai carabinieri di Montespaccato. Da pochi giorni è entrata in vigore la legge sul reato di omicidio stradale.

Nella Capitale c’è la prima automobilista che rischia la condanna con le nuove norme, molto severe, della legge sull’omicidio stradale. È una signora di 52 anni di Cerveteri: ieri mattina stava guidando un Suv sull’Aurelia, a Roma, al suo fianco la figlia sedicenne. In una semicurva a sinistra non ha visto tre ciclisti in fila indiana, li ha presi come birilli del bowling.

Il primo, un uomo di 76 anni, è morto; gli altri due sono stati ricoverati al San Camillo in gravi condizioni. La signora non si è fermata, ha premuto il piede sull’acceleratore ed è andata via. Dopo quarantacinque minuti si è costituita ai carabinieri di Montespaccato, accompagnata dal fratello. «Sono fuggita perché ho avuto paura, non sapevo cosa fare». Ora, visto che non ha prestato soccorso, rischia una condanna a cinque anni di reclusione. Dai primi test è risultata negativa tanto all’alcol quanto alle sostanze stupefacenti. I carabinieri della compagnia di Trastevere l’hanno interrogata per tutto il pomeriggio e denunciata a piede libero per omicidio stradale e lesioni gravi. Un testimone: «Ho visto volare quei tre ciclisti, per terra non c’erano segni di frenata».

 I tre facevano parte di un gruppo di una ventina di cicloamatori. La parte più numerosa era più avanti, i tre erano isolati e procedevano uno dietro l’altro, in un tratto senza corsie di emergenze. La vittima si chiama Roberto Giacometti ed è di Corviale. Gli amici: «Già un anno fa, mentre era in sella alla sua bici fu travolto da un’auto che non si fermò e rimase contuso». Ieri mattina, poco dopo le 10.30, è andata molto peggio: il Suv lo ha sbalzato oltre il guard rail, sul terreno. Ha colpito violentemente, con il torace, un albero, e l’impatto è stato fatale. Anche gli altri due ciclisti, 71 e 67 anni, sono stati scaraventati a terra. Il raggio della bicicletta si è conficcato in gola a uno dei due. Sul posto le ambulanze del 118 e anche l’eliambulanza, i cui medici hanno stabilizzato Giacometti, il più grave. Purtroppo, quando è arrivato all’Aurelia Hospital, l’uomo è morto.

Gli altri due sono gravi, ma non in pericolo di vita, al San Camillo. Una delle ambulanze, mentre correva per i soccorsi, si è scontrata con uno scooter, per fortuna non ci sono state gravi conseguenze. Subito è scattata la caccia al pirata, terminata quando la donna ha deciso di costituirsi.

 Giordano Biserni, presidente dell’Asaps (associazione amici della polizia stradale) il 24 marzo aveva avvertito che la legge sull’omicidio stradale era stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale e dunque entrava in vigore: «Fuggire è la scelta peggiore, perché comporta un aumento della pena da 1/3 a 2/3». Di qui  in assenza di abuso di alcol e sostanze stupefacenti – la pena minima ipotizzabile per questo caso è di cinque anni di reclusione. «Con questa nuova legge il luogo dell’incidente diventa una vera scena del crimine, i rilievi vanno eseguiti nel modo più puntuale possibile poiché le pene che rischiano i responsabili possono essere anche molto alte».

«Chiediamo una punizione esemplare nei confronti della donna e l’applicazione delle pene massime previste dal nostro ordinamento una volta accertate le violazioni commesse – commenta il presidente del Codacons, Carlo Rienzi -. Ogni giorno pedoni e ciclisti rischiano la vita in città, e i numerosi casi di persone investite da automobili dimostrano la mancanza di sicurezza sul fronte stradale. Occorre il pugno di ferro che deve servire da deterrente e ridurre il numero di incidenti in città”. E se il presidente del Codacons candidato a Sindaco di Roma chiede la ìrieducazione degli automobilisti», Asaps (Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale) richiama invece ad una maggiore disciplina i ciclisti. ìLe regole del codice della strada sono chiare – spiega il presidente Giordano Biserni – bisogna procedere incolonnati, in fila indiana. Molto spesso, tuttavia, i ciclisti seguono quella che in gergo viene chiamata la “regola del bufalo” disponendosi cioè in gruppi più o meno numerosi. Un accorgimento di natura sostanzialmente difensiva che però è vietato e in certe condizioni rischia di accrescere il pericolo. Naturalmente, è presto per fare ipotesi, bisogna aspettare di capire che cos’è effettivamente accaduto. Ma, se in caso di omicidio stradale colposo la pena resta quella già prevista, chi uccide una persona guidando con un tasso alcolemico oltre 1,5 grammi per litro, o sotto effetto di droghe, rischia ora da 8 a 12 anni di carcere. Nel caso in cui poi il conducente, responsabile di un omicidio stradale colposo, si sia dato alla fuga, la pena è aumentata da un terzo a due terzi e non può comunque scendere sotto i 5 anni».CONTINUA A LEGGERE

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  1. Ovviamente quando muore qualcuno rimane dell’amaro in bocca, ma i ciclisti se le cercano! Tutti in gruppo in mezzo alla strada e, se suoni per farli spostare, ti mandano a quel paese. Sarebbe ora di finirla, anche e soprattutto per evitare il ripetersi di questo tipo di incidenti. Non hanno nessun dispositivo d’obbligo: Senza fanali, senza parafanghi, senza catadiottri in più senza targa e presumibilmente senza assicurazione. E’ ovvio che se camminano in gruppo, quando c’è un incidente del genere, il minimo che può succedere è questo.

    • Sarebbe soprattutto ora di finirla di vedere individui pericolosi che alla guida hanno la testa rivolta sullo smartphone, senza mai rispettare i limiti di velocità, passandoti a 50 cm pur avendo la carreggiata opposta sgombra.

      • Hai ragione. Cosa dire, io uso il bluetooth. Forse è per questo che, pur facendo 100.000 chilometri all’anno, non ho mai centrato un ciclista. Anche i ciclisti usano il bluetooth, ma non stanno in fila indiana. Forse è per questo che a volte 50 cm cambiano la storia di un ciclista. Un’altra cosa; gli automobilisti pagano fior di quattrini per camminare sulle strade, create per loro, i ciclisti no!

  2. Soprattuto sono tutti senza assicurazione , non rispettano il codice della strada e in città vanno anche in senso contrario , e passano con il rosso.Patente a ciclisti, assicurazione e quindi targhe alle bici.

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