Delitto di Cogne, licenziata Ada Satragni il medico che aveva soccorso il piccolo Samuele

La dottoressa Ada Satragni fu la prima a intervenire nella villetta del delitto di Cogne. Non raggiungendo il numero minimo di pazienti previsto, si è vista revocare la convenzione dall’Usl della Valle d’Aosta. Lei ha fatto ricorso.

Sono trascorsi quattordici lunghi anni dal 30 gennaio del 2002, giorno in cui in una villetta sita a Montroz, frazione di Cogne ovvero comune sparso italiano di 1.439 abitanti della Valle d’Aosta, un bambino di soli tre anni di nome Samuele Lorenzi ha tragicamente perso la vita e per la cui morte è stata ritenuta colpevole proprio la madre, Annamaria Franzoni. Proprio quest’ultima, la mattina del 30 gennaio del 2002 chiamò il 118 affermando di avere trovato il figlio di soli 3 anni sul suo letto matrimoniale mentre stava “vomitando sangue” e subito dopo ha anche chiamato il medico di famiglia, Ada Satragni che per prima è intervenuta sul posto cercando di soccorrere il piccolo Samuele.

E proprio la dottoressa, che come appena anticipato è stata la prima ad intervenire sul luogo del delitto di Cogne, diagnosticò al piccolo Samuele un possibile aneurisma cerebrale rimanendo per molto tempo al centro dell’attenzione mediatica e adesso, a distanza di quasi quindici anni da quella terribile tragedia ecco che la donna è tornata a far parlare di se, questa volta perchè è stata licenziata o meglio le è stata revocata la convenzione dall’Usl della Valle d’Aosta in quanto il numero dei suoi pazienti non raggiungeva il limite necessario per poter svolgere la professione di medico di famiglia.

E proprio in seguito a tale revoca Ada Satragni ha deciso di depositare, immediatamente, ricorso in tribunale e proprio ieri, 10 febbraio 2016 ha avuto luogo l’udienza dal giudice del lavoro al termine della quale proprio Roberto Gatti, legale della dottoressa Ada Satragni, è intervenuto sulla questione affermando nello specifico “È stata un’udienza interlocutoria, ce ne sarà un’altra”, mentre invece la stessa Ada Satragni ha dichiarato di non avere intenzione di rispondere alle domande che le sono state rivolte dai giornalisti, sottolineando nello specifico “Rispondo soltanto nelle sedi istituzionali”. La dottoressa, per essere più precisi avrebbe un numero di pazienti pari a 275 mentre invece, per poter esercitare la professione di medico di famiglia dovrebbe avere un numero di pazienti pari a 300, il numero minimo fissato per poter mantenere la convenzione e dato che tale numero non è stato raggiunto ecco che l’Usl della Valle d’Aosta si è vista costretta ad intervenire e a revocare la convenzione.

Massimo Veglio, direttore generale dell’azienda Usl della Valle d’Aosta è intervenuto sulla questione affermando nello specifico “Abbiamo applicato in modo testuale una norma del contratto dei medici di medicina generale, si tratta di casi rarissimi”. La causa in questione è stata nello specifico discussa proprio davanti a Eugenio Gramola, lo stesso giudice che nel 2004 aveva condannato a 30 anni di carcere, in primo grado, proprio la mamma del piccolo Samuele ovvero Annamaria Franzoni. Nonostante siano passati ormai molti anni dal 30 gennaio del 2002 sono davvero migliaia le persone che ricordano con immensa tristezza quel giorno in cui si è tragicamente spenta la vita innocente di un bambino di soli tre anni.

Tra ottobre e novembre il comitato permanente aziendale si è riunito due volte, decidendo di far cessare la convenzione. “Abbiamo applicato in modo testuale una norma del contratto dei medici di medicina generale”, si tratta di “casi rarissimi”, si è limitato a dichiarare Massimo Veglio, direttore generale dell’azienda Usl della Valle d’Aosta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.