Coppia dell’acido, Martina Levato: “Per punirmi Alex voleva che perdessi un braccio”

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In carcere il tempo si ferma, si dilata e tu sei costretta a confrontarti con te stessa. Confrontarsi con se stessi vuoi dire fare i conti con il proprio passato, quindi con gli errori che ti hanno condotto qui, ma anche con lo stile di vita che avevi fuori, con i tuoi valori, con le persone che ti circondavano. In una parola, il carcere fa riemergere la tua anima… Qui siamo tendenzialmente liberi..” A scrivere queste parole è stata Martina Levato, la donna condannata a 30 anni di carcere per aver sfigurato con l’acido due giovani, per aver tentato di sfregiare un terzo ragazzo e per averne accoltellato un quarto.

La ragazza, 24 anni, le ha pubblicate sul giornalino di San Vittore “Oltre le sbarre”, dove sono apparse anche alcune sue poesie. Spesso accade che chi è detenuto affidi alle parole i suoi sentimenti e ciò sta succedendo anche alla Levato, che secondo i suoi legali, starebbe facendo tesoro dei suoi giorni in cella, per capire i propri errori e liberarsi dalla figura crudele di Alex Boettcher, il suo compagno e padre di suo figlio. La donna si impegna nella redazione del giornale, studia e va in palestra, quindi pensa al suo bambino. Può vederlo insieme agli esperti del Tribunale dei Minori, che devono decidere se affidarlo a lei, al padre o se darlo in adozione.

Dopo gli agghiaccianti video che l’accusa litio di vita ha portato in aula e in cui appare senza più ombra di dubbio la personalità sadica di Boettcher e l’incredibile superficialità della donna, sembra improbabile che il piccolo possa esserle affidato. Eppure, lei ci sta provando a dimostrare di essere una buona madre. Come? Impegnandosi in prigione, appunto, e dicendosi finalmente disposta a raccontare la verità sul suo ex compagno e su quello che insieme hanno fatto. Giallo diversi numeri fa aveva detto che il rapporto dei due era in crisi e ora è arrivata conferma. La Levato avrebbe voluto già testimoniare contro Boettcher, che è a processo per le aggressioni a Antonio Margarita, Stefano Savi e Giuliano Carparelli, ma la sua istanza non è stata ammessa dalla Corte. In un memoriale di 6 pagine ha detto di poter svelare nuovi particolari sulle aggressioni.

Ecco cosa ha scritto: «Su Savi posso dire che Alex forse c’era quella notte ed era insieme a Magnani, ma io non ero con loro». Ebbene, secondo l’accusa è già provato, dai tabulati telefonici, che i due erano insieme e vicino alla casa di Savi la notte in cui fu aggredito. La ragazza ripercorre anche l’aggressione a Margarito. Scrive: «Alex mi ordinò di fargli del male, usando il coltello, un affondo nei genitali…». Neanche questo, però, secondo gli inquirenti, è una novità: hanno già provato che Boettcher pianificò quell’agguato, nel suo telefono c’erano ricerche su come evirare un uomo… Riguardo all’agguato a Giuliano Carparelli, Martina ora sostiene che Alex la rimproverò perché il lancio dell’acido non le riuscì e insistette per riprovarci.

Anche in questo caso, però, le indagini hanno già dimostrato che Boettcher e Magnani, dopo l’aggressione fallita, fecero altri appostamenti per sfigurare il fotografo. Proprio inseguendo Carparelli, lo scambiarono per Savi, e alla fine finirono per sfregiare l’incolpevole studente. Secondo chi ha indagato, dunque, il memoriale non conterebbe niente di nuovo. Aggiungono i legali di Boettcher: «È un’abile operazione per farsi ridurre la condanna in Appello e in vista della decisione del Tribunale dei Minori che stabilirà il futuro del suo bambino».

La Levato, in ogni caso, non potrà testimoniare ora contro Boettcher. Come ha preso la notizia? Ha detto il suo avvocato, Alessandra Guarini: «Se non potrà parlare in questo processo lo farà in Appello il 7 aprile. Non è stato facile per lei svegliarsi e capire che era succube di quell’uomo violento…». Intanto, sempre nel memoriale lei scrive: «Finora ho coperto Alex perché mossa dalla paura per me e per i miei familiari. La prima destinataria delle sue violenze sono stata io: mi prendeva a schiaffi e cinghiate per ore. Aveva pianificato anche di simulare un incidente stradale per procurarmi gravi lesioni fisiche, come punizione per i tradimenti. Voleva che io perdessi un braccio o una gamba, perché io non fossi più desiderabile agli occhi degli altri». Dunque, si è davvero liberata di quel mostro? Lo stabiliranno i giudici in Appello.

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