Crescono gli occupati, ma calano i giovani in cerca di lavoro

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110732941-d9dcf305-5874-453d-bb34-3f598bd13a99«Fatti, non parole: da febbraio 2014 a oggi ci sono 599 mila posti di lavoro in più». L’Istat certifica un vivace risveglio del marcato del lavoro e il premier Matteo Renzi, attribuendo il merito alla riforma che ha introdotto il Jobs Act, esprime la sua soddisfazione. Certo i numeri non sono unidirezionali (il tasso di disoccupazione, spinto dal calo degli inattivi, sale all’11,6%: in aumento dello 0,1), ma nel complesso prevalgono gli elementi positivi. In particolare, a giugno, ci sono stati 71 mila occupati in più, anche se l’incremento riguarda essenzialmente i lavoratori “indipendenti”.

E il tasso di occupazione, pari al 57,3%, aumenta dello 0,1% rispetto a maggio raggiungendo il punto più alto degli ultimi 4 anni. Su base annua, invece, si conferma la tendenza all’aumento del numero di occupati (+1,5%, pari a +329 mila). E occorre sottolineare che la crescita tendenziale è attribuibile sia ai dipendenti (+1,4%, pari a +246 mila) sia agli indipendenti (+1,5%, pari a +83 mila) e si manifesta sia per gli uomini che per le donne, concentrandosi tra gli over 50 (+264 mila) e i 15-34enni (+175 mila).

Dopo il calo di maggio (-0,8%) la stima dei disoccupati a giugno aumenta invece dello 0,9% (+27 mila). La crescita è attribuibile agli uomini (+2%), a fronte di un lieve calo tra le donne. Ottime notizie sul fronte giovanile. Nella fascia compresa tra 15 e 24 anni la quota di disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati) è stato pari al 36,5%, in calo di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e ai minimi dall’ottobre 2012. L’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 9,8%.

E questa incidenza risulta invariata rispetto a maggio. Il tasso di occupazione aumenta di 0,2 punti percentuali, mentre quello di inattività cala di 0,3 punti. Un fattore che fa riflettere è la caratteristica delle assunzioni. Nell’ultimo trimestre 2016 c’è stata una crescita maggiore dei contratti a termine (+60mila) di quelli a tempo indeterminato (+27mila). Appare quindi evidente che il taglio degli incentivi alle assunzioni (da 8mila a 3.250 euro l’anno per ogni assunto a tempo indeterminato) ha frenato il ricorso delle aziende ai rapporti di lavoro stabili. Il ministro del Lavoro Poletti ha parlato di «risultato complessivo straordinario».

Mentre il giudizio dei sindacati è stato più cauto. «Certo dal punto di vista dei bisogni c’è ancora una platea di disoccupati al Sud che attende risposte, ma quando si cresce in occupazione e in occupazione giovanile sono contenta» ha commentato il leader Cisl Annamaria Furlan. Più dura Susanna Camusso. «Quando i dati sulla disoccupazione riprendono a salire, le variazioni delle unità di rapporti di lavoro creati non determinano un giudizio positivo» le parole del segretario Cgil. Intanto, ancora l’Istat mostra che il fattore vacanze raffredda la deflazione. Il calo dei prezzi al consumo passa dallo 0,4% di giugno allo 0,1% di luglio su base annua. E rispetto al mese precedente i prezzi sono in aumento dello 0,2%, spinti verso l’alto dai rincari estivi di cibo, attività ricreative e trasporti.

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