Crolla cavalcavia Milano-Lecco: un morto e 4 feriti si indaga per accertare le responsabilità,

0

crollo-ponte-sulla-milano-lecco-si-indaga-per-accertare-le-responsabilita-riapertura-al-traffico-tra-oggi-e-domaniSono davvero terribili le immagini immesse sul web riguardanti il crollo del cavalcavia Milano-Lecco.Il filmato forse più interessante ed importante che adesso si trova nelle mani degli investigatori è quello registrato dalla telecamera installata sul tetto dell’auto di servizio del cantoniere Tindaro Sauta, che ha ripreso la campata del ponte che improvvisamente precipita sulle auto che si incolonnano sull’unica corsia aperta della Superstrada 36 dopo che gli agenti della Stradale ed i sorveglianti dell’Anas hanno piazzato una fila di birilli per circoscrivere la caduta dei calcinacci. L’importanza di questa filmato è data dal fatto che questo filma l’esatto istante nel quale il Tir della Nicoli trasporta attraversa il cavalcavia e la carreggiata crollo sotto il peso delle ruote in una nuvola di polvere e cemento, ed anche perchè riprende l’intero intervento dei cantonieri dell’Anas sulla Statale 36, dei colleghi della Provincia, ed ancora il sopralluogo fatto dagli agenti della Stradale sul ponte e le discussioni nell’attesa di bloccare al traffico la provinciale.

Nel crollo è deceduto Claudio Bertini, direttore della sezione tennis della storica Pro Patria Milano, che purtroppo si trovava alla guida della sua Audi sulla Valassina proprio nel pomeriggio di venerdì 28 ottobre, quando improvvisamente è caduto il ponte all’altezza di Annone Brianza. A distanza di qualche giorno, la Superstrada dovrebbe essere riaperta al traffico nella notte tra oggi e domani, grazie al lavoro dei tecnici dell’Anas e dei vigili del fuoco che hanno lavorato ininterrottamente in questi giorni per sgomberare la strada dai detriti e poter ripristinare le condizioni di sicurezza. Intervenuto sulla questione Mauro Livolsi, ovvero il comandante della Polizia stradale di Lecco, il quale ha dichiarato: “Salvo imprevisti, si conta di provvedere entro l’1 novembre, martedì, che è anche un giorno festivo. L’intervento di ripristino procede veramente a tempo di record”. Si indaga intanto per accertare le responsabilità visto che già alle ore 13.33 di venerdì, alcuni passanti hanno fatto delle segnalazioni alla Polizia Stradale; nello specifico un’automobilista avrebbe chiamato la polizia stradale segnalando la caduta di calcinacci dal cavalcavia all’altezza del chilometro 41.900 della superstrada Milano-Lecco. Subito dopo un minuto ecco arrivare la segnalazione da parte della centrale delle polstrada di Seregno che tramite radio ha avvisato l’Anas che ha provveduto ad inviare il sorvegliante Tindaro Sauta.

Secondo quanto riferito da Alessandro Aronica, della commissione strutture dell’Ordine degli ingegneri di Milano e docente delle costruzione del Politecnico di Lecco, il crollo del cavalcavia sulla Statale 36 è stato causato dal deterioramento dovuto, in buona parte al sale utilizzato per sciogliere il ghiaccio nei periodi invernali.“Da quanto si capisce dal filmato è probabilmente successo che, quando il camion si è trovato col massimo peso sulla trave centrale del ponte, c’è stata la rottura dell’appoggio dove la trave trova sostegno, sulla spalla laterale. Questo è dovuto in parte al peso ma quasi certamente al deterioramento delle caratteristiche meccaniche dei materiali”, ha dichiarato Aronica.

«C’è stato un lancio continuo di accuse, come se tutti dovessero difendersi pubblicamente».
A meno di tre ore dal crollo del cavalcavia sulla Superstrada 36, già rimbalzavano le responsabilità.
«Non è stato bellissimo».
Parla dello scontro a suon di comunicati stampa tra Anas e Provincia di Lecco?
«C’è stato uno scambio di responsabilità tra istituzioni che io ho trovato anche abbastanza violento. A me queste cose interessano relativamente. Tutti dovrebbero pensare: “È capitato, andiamo a vedere esattamente che cosa è successo”. Poi per le responsabilità ci pensa la magistratura».

Antonio Chiappani, 63 anni, è il procuratore capo di Lecco. Con il pm Nicola Preteroti sta seguendo le indagini sul crollo di venerdì ad Annone Brianza. L’intera procura conta quattro sostituti procuratori.

 Dottore, veniamo alle indagini. Il fascicolo è aperto per omicidio e disastro colposo. Ci sono indagati?

«Dobbiamo approfondire con attenzione quali sono le parti lese e quali invece avevano una responsabilità».
C’è chi ha chiesto la chiusura della strada.
«Stiamo ricostruendo non solo cosa si sono detti ma anche il tenore delle informazioni che sono passate tra i vari istituti. Dobbiamo capire la riferibilità, per poter individuare le persone. Ci sarà uno scaricabarile reciproco da parte di tanti, immagino…».
E intanto?
«Adesso è fondamentale capire che cosa è successo per garantire la sicurezza dei cittadini. Guardiamo a tutta la statale 36, dobbiamo dare lo spunto con le nostre indagini perché si possano capire le problematiche che potrebbero avere altri cavalcavia sottoposti alle stesse intemperie, costruiti con gli stessi materiali, dalla stessa impresa…».

I cavalcavia sulla Milano-Lecco sono 25, al netto di quello crollato. Ci sono altri casi di pericolo?
«Non sappiamo a quando risalgano, quali interventi hanno subito. Anche questo ponte aveva subito lavori, mi dicono due interventi. Dovremo capire quali opere sono state fatte e da chi».
A che punto è la rimozione delle macerie?
«La trave di cemento armato deve essere sezionata, c’è il rischio che si sbricioli. La cosa fondamentale adesso è procedere in sicurezza, documentando passo passo per ricavare dati certi, che ci permettano di fare chiarezza e procedere alle perizie. Anche di parte».

La Statale è ancora chiusa.

«C’è l’esigenza di riaprire la strada al traffico, lo sappiamo. Ma dobbiamo intervenire con attenzione. Per questo abbiamo subito nominato un professore del Politecnico esperto di costruzioni per essere certi che tutto si svolga nella maniera più scrupolosa».
Cosa cercate esattamente?
«Dobbiamo partire dall’area vicina al pilone, da dove il crollo ha avuto origine. Dovremo analizzare il cemento armato, testare il ferro, la portata, il livello di usura».
Qualcuno ha parlato di danni legati al maltempo, all’uso del sale antighiaccio.
«Noi guardiamo all’usura dovuta agli agenti naturali ma soprattutto alle grandi sollecitazioni che questo ponte ha avuto con il continuo passaggio di tutti questi grossi carichi eccezionali».
Ne passavano molti?
«Tanti, proprio tanti, perché vicino c’è una grossa acciaieria. Vedremo le varie autorizzazioni, perché adesso sembra che nessuno autorizzi più niente… Ma sono i documenti che parlano, non le parole».

Rispondi o Commenta