Dacca, incredibile rivelazione dell’autopsia sul corpo delle 9 vittime italiane: morte lenta, mutilazioni e torture

Dacca, incredibile rivelazione dell'autopsia sul corpo delle 9 vittime italiane morte lenta, mutilazioni e tortureStanno destando parecchio scalpore e allo stesso tempo stanno lasciando davvero senza parole moltissime persone i risultati ottenuti, nella giornata di ieri, dall’autopsia effettuata sui corpi senza vita delle nove vittime italiane dell’attentato a Dacca.

Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D’Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D’Allestro, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti, sono questi nello specifico i nomi delle nove persone italiane che, lo scorso venerdì si trovavano a cena all’Holey Artisan Bakery, ristorante del Bangladesh all’interno del quale, all’improvviso, hanno fatto irruzione sette jihadisti armati che hanno aperto il fuoco gridando “Allah Akbar’. L’autopsia effettuata nella giornata di ieri presso il Policlinico Gemelli sui corpi senza vita dei nove italiani ha rivelato nello specifico che la loro sarebbe stata nello specifico una morte lenta e atroce in quanto, proprio grazie all’autopsia effettuata, è stato possibile riscontrare sul loro corpo la presenza di evidenti segni di torture ovvero varie mutilazioni e poi ancora tracce di proiettili e di esplosivo. I terroristi dunque, contro le nove vittime italiane, non hanno inferto alcun colpo di grazia ma al contrario, come precedentemente anticipato, li hanno mutilati in più parti del corpo utilizzando anche delle armi particolarmente affilate provocando in loro una morte molto lenta, dunque una vera e propria tortura.

Adesso bisognerà esaminare i proiettili in modo tale da poter risalire a quelle che sono state le armi utilizzate dai terroristi che, con l’attentato in Bangladesh hanno distrutto la vita di numerose famiglie e spezzato la vita di tante persone. In seguito agli esami autoptici svolti nello specifico dai medici legali Vincenzo Pascali e Antonio Oliva le salme sono state riconsegnate alle famiglie e adesso potranno ricevere degna sepoltura. Un uomo italiano di nome Gian Galeazzo Boschetti è sopravvissuto all’attentato grazie ad una coincidenza incredibile che gli ha salvato la vita ma che, allo stesso tempo, gli ha fatto perdere la moglie Claudia.

L’uomo infatti si trovava nel ristorante insieme alla moglie quando all’improvviso è suonato il suo telefono e si è allontanato dal tavolo per poter rispondere. Nello specifico l’uomo ha raccontato di essersi recato nel giardino del ristorante lasciando la moglie da sola al tavolo non immaginando assolutamente quello che sarebbe accaduto di li a poco. All’improvviso, sono entrati gli uomini armati e lui si è subito nascosto dietro una siepe per diverse ore riuscendo successivamente a scappare. Il corpo senza vita della moglie, Gian Galeazzo Boschetti, l’ha poi visto nell’ospedale del Bangladesh e proprio a proposito di ciò avrebbe dichiarato davanti ai carabinieri del Ros: “Ho visto là dei cadaveri ridotti in condizioni pietose, per i colpi ricevuti anche con armi da taglio. Ma quello di mia moglie no. È morta colpita da un unico proiettile”.

Oltre l’orrore. Torturati, uccisi lentamente senza pietà. L’autopsia sulle nove vittime italiane parla di corpi sui quali i terroristi hanno infierito. Di mutilazioni, sevizie e di un dolore lungo, infinito, senza scampo. Una agonia durata 12 ore, senza che qualcuno riuscisse a salvarli, a intervenire. Sono arrivati ieri sera i risultati degli esami au- toptici effettuati al policlinico Gemelli di Roma, dai medici legali Vincenzo Pascali e Antonio Oliva. Sono state rilevate tracce di proiettili e di esplosivo, di ferite provocate da lame appuntite e machete. Non ci sono segni di un colpo di grazia, di un’esecuzione immediata che mettesse fine a tanto dolore. Il commando ha ucciso così Adele Puglisi, Claudia Maria D’Antona, Marco Tondat, Nadia Benedetti, Vincenzo D’Allestro, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti. E oggi le salme verranno riconsegnate ai familiari dopo che il pm Francesco Scavo, titolare dell’inchiesta, ha firmato il nullaosta.

Intanto, le indagini continueranno per tentare di accertare l’autenticità della rivendicazione, e risalire, dall’analisi dei proiettili, al tipo di arma usata. Le autorità del Bangladesh hanno ammesso ieri di aver ucciso uno degli ostaggi, mentre cercavano di fermare la strage. E questa mattina, della dinamica dell’attentato riferirà il ministro per gli Affari esteri Paolo Gentiloni nell’Aula del Senato.

Ieri i militari del Ros hanno sentito l’unico italiano sopravvissuto alla strage, Gian Galeazzo Boschetti, scampato alla morte grazie a una telefonata che lo ha fatto allontanare dal tavolo, mentre la moglie Claudia D’Antona è rimasta seduta ad aspettarlo. La sua ricostruzione era molto attesa, è l’unico che ha assistito alla mattanza, sebbene – ha spiegato ai carabinieri – dal luogo dove si trovava si vedeva solo una parte del ristorante dove si erano asserragliati i terroristi con gli ostaggi. Boschetti ha parlato di quelle ore terribili passate a nascondersi dietro un cespuglio, della moglie che urlava il suo nome e dell’impossibilità di intervenire se non decidendo di morire con lei.

Sono le 20,30 quando riceve la telefonata della salvezza. E’ qualcuno dell’ufficio, esce da una porta secondaria del ristorante e si apparta in giardino per rispondere. E’ un attimo, una frazione di secondo, perché già comincia il parapiglia. Qualcosa di strano che lui intuisce, ma che non sa prevedere. C’è qualche minuto in cui, forse, avrebbe potuto rientrare, sollecitare l’attenzione della moglie e scappare con lei dall’uscita di dietro. Ma non ci riesce o non capisce. Durante la testimonianza di ieri, ha spiegato di aver visto le persone armate e di essersi nascosto istintivamente, sperando di farla franca. «Da dove mi trovavo riuscivo a vedere solo una parte del ristorante e i movimenti dei terroristi che facevano avanti e indietro, ma non la zona con mia moglie e gli altri ostaggi – ha ricordato – Li avevano fatti entrare spingendoli dentro tra grida ossessive. L’ultima volta che ho sentito la voce di Claudia è stato quando ha gridato il mio nome dall’interno del locale. Mentre ero al telefono ho notato due dei terroristi alle mie spalle e non so perché non mi abbiano visto. Ma in quel momento ho pensato solo a salvarmi». E’ rimasto sdraiato tre ore senza muovere un muscolo, poi si è mosso perché aveva i crampi. E quando stava per albeggiare è scappato verso il cancello d’uscita. Fuori dall’incubo.
Boschetti ritrova la moglie in un ospedale di Dacca. «Speravo fosse viva, me lo sono augurato fino all’ultimo. I cadaveri erano ridotti in maniera pietosa, meno quello di Claudia, lei è morta colpita da un unico proiettile»

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