Ddl enti locali, arriva l’ok del Senato con 184 si: il testo adesso passa alla Camera. Alfano: “Senza di noi non c’è la maggioranza”

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Ddl enti locali, arriva l'ok del Senato con 184 si il testo adesso passa alla Camera

Nella giornata di ieri l’Aula ha approvato con 184 voti favorevoli, 45 no e 44 astenuti il Ddl sugli Enti locali, superata dunque l’asticella dei 161 voti a favore, necessari affinché la modifica è legata al vincolo dell’equilibrio di bilancio prevista dall’articolo 81 della Costituzione.

Alla vigilia del voto, la maggioranza al Senato poteva contare sulla carta su 174 voti ma nelle dichiarazioni di voto anche i verdiniani di Ala hanno annunciato il si, mentre Lega, Sel e Fi si sono pronunciati per l’astensione e M5S per il voto contrario. In particolare, 112 vengono dal Pd, 17 dalle autonomie, da Ap 29 voti favorevoli su 31, 6 dal gruppo Misto. Hanno votato a favore, poi, 13 senatori verdiniani di Ala  le tre ‘tosiane’ di ‘Fare!’ e Maurizio Rossi.Il provvedimento adesso sarà all’esame della Camera. “Ventinove presenti su 31 e due assenti ampiamente giustificati. Il sottosegretario Cassano che è a Pechino in missione ed Esposito che è stato assente tutta la settimana per malattia. Se questi sono i numeri di un agguato…”, ha commentato dopo il voto il capogruppo di Ap Renato Schifani il quale ha aggiunto che si parlava di agguati e defezioni ma i numeri sono numeri.

Io ho sempre detto che il comportamento del gruppo è una cosa, le dinamiche interne sono un’altra. Un capogruppo deve tenere il gruppo unito”, ha sottolineato il centrista. Intervenuto il ministro dell’Interno e leader Ncd Angelino Alfano ha dichiarato che senza di loro il governo non ha la maggioranza. “Con noi può prescindere da tutti gli altri”, ha aggiunto il Ministro Alfano, arrivando all’assemblea dei senatori di Ap. Dopo le elezioni, come si sa, il partito di Alfano si è diviso in due tra chi come Formigoni e Schifani è convinto sarebbe opportuno tornare a schierarsi con Forza Italia e chi, come lo stesso ministro Alfano e la ministra Beatrice Lorenzin pensa invece vada sostenuto il governo.Mentre il senatore dem Stefano Esposito ha commentato: “Oggi è stato davvero divertente vedere in Senato frotte di giornalisti in attesa di un nubifragio che non c’è stato. Tanto tuonò che non piovve, potremmo dire, alla faccia dei gufi e di chi si aspettava che la maggioranza non ci fosse”.

Esposito fa riferimento all’attesa relativa al voto di Ap che avrebbe potuto segnare il passo del governo dopo la richiesta di alcuni suoi senatori di lasciare la maggioranza.Intervenuto sulla questione anche il senatore di Forza Italia nonchè componente Bilancio Remigio Ceroni che ha dichiarato che si sarebbe potuto fare di più; lo stesso ha aggiunto che il ddl di riforma dei bilanci degli enti locali è un’occasione sprecata da questa maggioranza e dal governo e sarebbe bastato approvare alcuni degli emendamenti proposti da Forza Italia. Il Premier era convinto che oggi non ci sarebbero state delle sorprese perchè che l’area del dissenso tra i centristi è circoscritta.

II test è superato. Con 184 voti favorevoli è stato approvato ieri a Palazzo Madama il disegno di legge che disciplina «i bilanci degli enti locali e delle Regioni». Un consenso che «allarga» la maggioranza richiesta, e che spinge addirittura qualche renziano a parlare di «record».

Fischio di inizio alle 16 e 30. L’interesse non è soltanto per la discussione del testo ma per testare proprio la tenuta della maggioranza. L’asticella di 161 preoccupa l’esecutivo e il gruppo del Pd. Prima della votazione, infatti, si temono defezioni da parte di alcuni esponenti del partito di Angelino Alfano (Ncd) — che negli ultimi giorni era dato in fibrillazione — e di quelle di Denis Verdini (Ala). Ma, fin dalle prime ore del pomeriggio, il clima in Senato è disteso. Nicola Latorre, presidente della commissione Difesa, si avvicina ai cronisti e dice: «Prenderemo più di 200 voti». Alla fine soltanto sette senatori (cinque di Ala e due di Ncd) si sottraggono alla prova. Così la maggioranza incassa 184 sì su 273 votanti. Votano compatti i 112 senatori del Pd, 29 di Ncd, 17 del gruppo Autonomie, 3 del Gal, 10 del Misto e 13 di Ala.

«Adessodobbiamo pensare al referendum, puntando sui contenuti vinciamo», dicono i ren- ziani. E c’è chi, fra i fedelissimi del premier, guarda alla legge elettorale ipotizzando un Mattarellum al posto dell’Italicum. Alle 18, quando si conclude la partita in Senato, alcuni della minoranza dem parlano di «vittoria di Renzi». E va registrata anche l’apertura di Pier Luigi Bersani. L’ex segretario del Pd in una intervista al quotidiano tedesco Die Zeit ha lanciato un segnale distensivo all’esecutivo: «Nessuno vuole che Renzi lasci. Nessuno nel Pd vuole che vada via».In serata poi Angelino Alfano ha incontrato il gruppo del Senato di Area Popolare. Il ministro dell’Interno ha fatto sapere ai suoi che «senza Ap il governo non ha la maggioranza, mentre con noi può prescindere da tutti gli altri», e che all’indomani del referendum di ottobre «abbiamo annunciato la volontà di fare un tagliando». Anche se, ha spiegato, «bisogna capire da chi è fatto il centrodestra».
Nel frattempo continua la raccolta di firme in vista del referendum sulla riforma costituzionale, che si concluderà oggi con le consegna in Cassazione. Da Bruxelles Maria Ele- na Boschi ha spiegato che il sì al referendum potrà «garantire strumenti di decisione più semplici». Il comitato per il «Sì», intanto, annuncia di aver raccolto tra le 560 mila e le 580 mila firme. Ma Riccardo Magi — promotore del cosiddetto «spacchettamento» dei quesiti referendari — sottolinea che «votare per parti separate sui singoli aspetti della riforma è possibile e legittimo».

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