Auto senza guidatore: Accordo tra Fca e Google, entro l’anno cento prototipi riprendendo il modello Pacific

644281048_thlChissà che cos’ avrebbe pensato l’avvocato Agnelli, al veder camminare da sola una Seicento o una Panda! Proprio il gruppo erede della Fiat, la FCA di Sergio Marchionne, potrebbe diventare la prima azienda a vendere un’auto robotica in grado di portare proprietario e passeggeri a destinazione semplicemente inserendo nel computer di bordo l’indirizzo, per poi lasciar fare tutto a lei.L’accordo fra Marchionne e John Krafcik, direttore del progetto Google Car, viene dato per firmato, seppur ancora manchi la conferma ufficiale. In effetti è da anni che il colosso dell’informatica sperimenta l’auto senza guidatore, e adesso ha scelto come socio il gruppo italo-americano.Segno di come Marchionne sia stato in grado di inserire la casa automobilistica da lui guidata nel circuito industriale americano.

E dunque, in una fabbrica FCA in Michigan,circa 150 ingegneri delle due aziende lavoreranno per costruire un centinaio di esemplari sperimentali di una “self driving car”, come viene chiamata negli Stati Uniti, un’auto che si guida da sola. Ricavata adattando la tecnologia informatica Google a una delle ultime nate di casa Marchionne, la monovolume Chrysler Pacific presentata lo scorso 11 gennaio al Salone dell’Auto di Detroit. La nuova Pacific, che riprende il nome di un modello precedente ma è stata ridisegnata, sarà disponibile sia a benzina sia ibrida,cioè in una versione che al motore a benzina 3600 cc a 6 cilindri a V da 295 cavalli affiancherà un motore elettrico da 16 KiloWatt con batterie al litio. Dato che Google cerca sempre d’abbinare il concetto dell’auto a guida autonoma con quello della propulsione elettrica, probabilmente sarà la versione ibrida a essere utilizzata, se non un’ipotetica Pacific interamente elettrica. Queste prime cento auto dovrebbero essere approntate entro «il quarto trimestre 2016», per essere poi provate sulle strade americane,fornendo ulteriori dati.

La vera fase produttiva e commerciale dovrebbe cominciare attorno al 2020, una volta che gli ultimi eventuali difetti dell’aggeggio siano stati limati. Come detto, Google aveva iniziato fin dal 2009 a provare macchine a guida autonoma. Cominciò modificando una Toyota Prius, poi installò il suo sistema su una Lexus RX450h e arrivò entro il 2015 a disporre di una ventina di prototipi che finora avrebbero mostrato un’elevata sicurezza registrando non più di 13 piccoli incidenti, l’ultimo lo scorso 14 febbraio, quando uno dei veicoli,nello scansare un ostacolo, urtò leggermente un autobus.Ma come funziona il sistema? Il principio è semplice. Il computer di bordo è costantemente collegato via satellite con la rete Google Maps e Street View e conosce la sua posizione grazie al Gps. Ma per esserne sicuro confronta perennemente la posizione rilevata col paesaggio che ha intorno, grazie a un proiettore laser Lidar,una specie di radar basato però sul fascio laser anziché sulle onde elettromagnetiche come i radar veri e propri.

Il Lidar è in grado di “vedere”lo spazio circostante alla macchina in 3D, in tre dimensioni, informando il computer di ogni ostacolo. Trattando si di emissioni di luce, pura una frequenza invisibile all’uomo,possono rilevare anche ostacoli “vivi” come persone, animali o alberi, che alle onde radar risulterebbero invisibili o quasi,non essendo metallici. Certo, i costi sono ancora alti: il solo Lidar costa 70.000 dollari, più altri 80.000 del computer e dei restanti sensori. Il che, per ora, rendei prototipi costosissimi giocattoli.Non sarà facile abbatterne i costi, così come superare la diffidenza dei legislatori. L’auto a guida autonoma, per ora,è ammessa in quattro Stati degli Usa: Nevada, Florida, California e Michigan. Ma la legge richiede che siano presenti sul veicolo sterzo e pedali, per consentire al proprietario di intervenire d’urgenzain caso di bisogno. Il computer in teoria non sbaglia e si attiene ai limiti di velocità stabiliti, ma gli manca l’intuito umano nel prevedere tutte le situazioni – per esempio il bambino che ti attraversa la strada inseguendo un pallone. Google preme per eliminare l’obbligo dei comandi manuali, ma l’impressione per ora diffusa è che la gente non si fiderà fino in fondo dell’autoguida. Un po’come Arnold Schwarzenegger nel film “Total Recall” del 1990, quando lo vedemmo “estirpare” dal suo veicolo un petulante robottassista. Ma questo no, non è un film.

Chiusa Wall Street l’annuncio è arrivato: Google e Fca si sono accordate per sviluppare insieme l’auto a guida autonoma. Che il destino delle vecchie vetture fosse segnato, e che il tradizionale “piacere di guida” avesse i giorni contati per trasformarsi in emozioni tutte nuove, i più esperti lo avevano intuito da un po’. Sull’argomento tutti i più grandi costruttori sono al lavoro da anni, ma ora è scattata una corsa contro il tempo anche per conquistare visibilità e allearsi con i due colossi della Silicon Valley che, cavalcando questo nuovo scenario, si sono interessati al temadella mobilità. Fresco della carica di ad della Ferrari ricevuta dal cda di Maranello, mercoledì notte Sergio Marchionne ha messo in moto il suo jet ed ha solcato l’Atlantico per planare su Detroit e mettere a punto gli ultimi dettagli di un accordo con Mountain View. Non certo un’alleanza strategica, ma una collaborazione tattica per sviluppare insieme le tecnologie che consentiranno alle “normali” vetture di viaggiare senza pilota. Veicoli di Auburn Hills entreranno nella flotta su cui l’azienda di Mountain View lavora da anni per effettuare sperimentazioni e collaudi, magari anche sulle strade aperte al traffico.

Una rivoluzione epocale? Il costruttore italo-americano si sposa con uno dei partner più ricchi e ambiti del terzo millennio? Niente di tutto questo, non ci saranno certo acquisizioni, fusioni o scambi di azioni. Per l’azienda controllata daExor, però, è in ogni caso un colpo importante, non solo mediatico. La collaborazione avrà il suo cuore in Michigan dove Google ha già dei laboratori e Chrysler i suoi grandi centri ricerca, Auburn Hills fornirà circa cento esemplari del nuovo crossover Pacifica Hybrid appositamente realizzati sui quali verranno montati e collaudati i dispositivi di guida autonoma. Sarà quindi un brand di Fca la prima vettura in grado di trasportare 5 o più passeggeri ad andare in vendita? Non è affatto certo, sia perché è quasi scontato che l’accordo non sarà esclusivo, sia perché tutti gli altri giganti della mobilità sono al lavoro sull’argomento e alcuni di loro sono parecchio avanti.
La mossa di Marchionne è in ogni caso abile, per diversi motivi. Fca sul tema era forse il protagonista più indietro rispetto alla concorrenza, l’ad di Fca sostiene da tempo che per alimentare un business tanto costoso come quello automotive bisogna condivideregli investimenti (l’intesa va in questa direzione); l’accordo, infine, è una piccola rivincita nei confronti di General Motors che recentemente ha rifiutato il dialogo con Marchionne per fondersi in un’aziendaunica.

Che fra le aziende della new economy e quelle automotive non si vada per il momento oltre gli accordi tattici lo confermano le capitalizzazioni di Borsa profondamente diverse fra i due settori che impediscono qualsiasi tipo di merger o joint-venture. Ieri Google, che è l’azienda con il valore in Borsa più elevato dopo Apple, capitalizzava 475,5 miliardi di dollari (412,6 miliardi di euro), Fca appena 8,9 miliardi di euro. Attualmente Fca non brilla sui mercati dopo lo scorporoFerrari, ma anche per gli altri protagonisti delle quattro ruote qualsiasi ipotesi di unirsi in società sarebbe impossibile. Nissanva- le infatti 37 miliardi di dollari, Hon- da e GM 58, Ford 53, i marchi premium tedeschi BMW e Daimler rispettivamente 59 e 73, Volkswagen 77 miliardi. L’unica con un valore a tre cifre è Toyota a quota 155 miliardi. Che Google e anche Apple, altrettanto attiva sull’auto elettrica a guida autonoma (è l’azienda che con 517 miliardi di dollari ha la capitalizzazione più elevata del pianeta), non fossero interessate a costruire in prima persona la parte in metallo delle vetture (richiede grandi fabbriche ed un elevato numero di dipendenti con ritorni sull’investimento relativamente bassi) era noto da tempo.

Ora arriva la conferma e presto potrebbero venire fuori altri accordi (anche Ford ha siglato un’intesa con Mountain View). Google ed Apple dunque, potrebbero diventare due super fornitori di tecnologia avanzata da rendere disponibile anche ad altri. Che nel frattempo non restano certo a guardare. Proprio nei giorni scorsi il ceo Volkswagen, Mattias Mueller, ha dichiarato che l’auto del futuro sarà elettrificata, a guida autonoma, sempre connessa e magari non di proprietà. Prototipi dei brand più consolidati già viaggiano senza pilota, mentre ci sono vetture in vendita che vogliono ancora qualcuno al volante, ma da sole sanno fare un mucchio di cose. Ce ne sono alcune addirittura capaci di viaggiare anche in fuoristrada lasciandosi indirizzare solo con il volante. Chi in questo scenario gongola è Carlos Ghosn di Renault-Nissan: da buon visionario è stato lui il primo a dire che era arrivata l’ora sia dell’auto elettrica che di quella a guida autonoma.

Start up italiana, decolla la vettura che si ricarica con il telefonino Un’auto che si ricarica come la sim di un telefonino, una tariffa disegnata sulle abitudini di percorrenza del consumatore: nasce così “Ricaricar”, il servizio che consente di pagare il veicolo a consumo, sulla base dei chilometri percorsi e calibrando dunque l’utilizzo dell’auto sulle proprie effettive esigenze. A rivoluzionare il mondo della mobilità è Hurry!, una giovane e innovativa start up italiana che opera come piattaforma digitale e rappresenta il primo portale della mobilità. Grazie alla partnership strategica con ALD Automotive Italia, leader mondiale del noleggio a lungo termine, Hurry! in poco più diun anno di vita, ha superato il break even e ha chiuso i primi due esercizi in utile.

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