Donazione samaritana: La catena di quattro trapianti di reni grazie a una donna, milanese

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Donazione spontanea del rene da una samaritana e innesca una catena di trapianti salvata la vita di quattro persone

Una grande storia di solidarietà quella che stiamo per raccontarvi e che ha come protagonista una donna lombarda di 60 anni la quale ha spontaneamente donato il suo rene per innescare una catena di trapianti che ha salvato la vita di 4 pazienti, e questo quanto riferito dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin nel corso di una conferenza stampa avvenuta nei giorni scorsi.

Il rene è stato utilizzato a Pisa dov’è un congiunto del trapiantato a Donato sono ad un altro concittadino a sua volta il secondo donatore Pisano poi donatori ne ad un senese ed infine un cittadino di cena ha donato lo stesso organo ad una struttura di Bergamo che poi è stato trapiantato in un paziente in lista d’attesa. Una catena di donazioni e trapianti che ha permesso però di salvare la vita a diverse persone; tale operazione ha interessato un gran numero di medici ed operatori, nello specifico 55 persone tra medici, infermieri,  rianimatori, operatori della Polizia di Stato che hanno trasportato gli organi con le vetture in dotazione hanno contribuito alla catena di interventi, che come anticipato ha salvato la vita a ben quattro pazienti, percorrendo circa mille km, un processo seguito in diretta tramite il gruppo di Whatsapp creato dal CNT Operativo per un aggiornamento costante h24.

Purtroppo negli ospedali italiani sono ancora centinaia i pazienti che aspettano un rene, tante le vite sospese e gli operatori sanitari nazionali non fanno altro che scambiarsi informazioni per cercare di intervenire più in fretta possibile, per salvare la vita ad alcuni pazienti in gravissime condizioni, che necessitano di un urgente trapianto per poter continuare a vivere. Tanti aspettano a Torino, a Cagliari,  a Padova, Roma, Milano e altre città e nelle liste d’attesa ovviamente sono i casi più gravi ad avere la priorità.

“E’ importante che le procedure di trapianto siano veloci, trasparenti e sicure. Ogni volta che viene segnalato un potenziale donatore, il Centro Regionale per i Trapianti, presente in ogni regione italiana, deve avvisare immediatamente il CNTO. Questo valuta la possibilità di utilizzare quegli organi per pazienti in urgenza, gravi, che aspettano da tanto tempo. Loro li chiamano programmi nazionali”, spiega Lucia Rizzato, responsabile del Centro Nazionale Trapianti Operativo, dove lavorano 12 persone 24 ore su 24 tra infermieri e medici. Il ministro Lorenzin ha parlato proprio nella mattinata di ieri, all’indomani dell’attentato a Nizza che ha provocato la morte di oltre 84 persone, e proprio nel corso della conferenza stampa ha voluto sottolineare che la risposta all’odio è l’umanità, citando chi ha donato il sangue a Bari,  la Samaritana di ieri e la solidarietà ai francesi. “Dobbiamo preservare la nostra umanità, e farla vedere, questa è la risposta più bella che possiamo dare a questi gesti che sono osceni”, ha scritto il Ministro su Twitter. 

L’ultima frontiera dei trapianti samaritani è WhatsApp. I professionisti coinvolti nel puzzle di organi che in questi giorni ha salvato la vita a quattro persone grazie alla donazione di una volontaria anonima, si sono scambiati informazioni tecniche e foto sul più popolare dei social. Hanno chattato attraverso un gruppo chiamato «Samaritano Due».
È la seconda volta in Italia che la prodigiosa catena di interventi avviata dal gesto spontaneo di un altruista si conclude con successo dopo la prima volta dello scorso aprile. La più popolare delle applicazioni smartphone ha favorito la celerità di comunicazione.
Una donna lombarda di 60 anni ha deciso di mettere a disposizione il suo rene in modo disinteressato, come hanno avuto modo di accertare gli psicologi che ne hanno valutato la sincerità. È una delle forme di donazione da vivente che ha consentito un incrocio di operazioni, modalità chiamata cross over.
Il rene è andato a un uomo di Pisa che non poteva riceverlo dalla moglie per motivi di incompatibilità biologica. L’organo della donna pisana è stato assegnato in base alle sue caratteristiche biologiche a un paziente della stessa città. A sua volta il familiare del secondo cittadino pisano ha donato il rene a un ricevente di Siena. La catena si è chiusa a Bergamo dove un quarto malato era iscritto alla lista di attesa «tradizionale» per ricevere un organo da persone decedute in incidenti.
Ci sono voluti due mesi per organizzare la staffetta. Oltre 50 operatori coinvolti, tra medici infermieri e rianimatori, 33 ore di lavoro sul campo, fondamentale il contributo della Polizia stradale che con una Lamborghini ha trasportato il prezioso bagaglio da Milano a Pisa nel giro di due ore. In questi casi la rapidità del trasporto è un elemento chiave. I test per stabilire la compatibilità tra i malati sono stati eseguiti dal centro del San Camillo di Roma.
«Gli organi samaritani permettono di salvare persone che non possono contare su un donatore vivente adatto in ambito familiare. Abbiamo altri casi in preparazione che richiedono un attento esame delle motivazioni che sostengono questo gesto umanitario», dice Alessandro Nanni Costa, direttore del centro nazionale trapianti del ministero della Salute che spera in nuovi successi.
Dietro questa storia c’è un’organizzazione consolidata. L’Italia è ai primi posti del sistema trapiantologico europeo. Per il 2016 si prevede l’aumento di interventi con organi prelevati da persone decedute, 300-350 in più rispetto al 2015, la crescita più significativa degli ultimi 10 anni.
Come si spiega la ripresa? Nella maggior parte delle rianimazioni sono presenti medici che si occupano del rapporto con le famiglie dei pazienti. Ma molto ha contato il nuovo strumento per esprimere la propria volontà in vita. Al momento del rilascio della carta di identità, o al rinnovo, il funzionario chiede il consenso o il diniego alla donazione. Il 90% di chi accetta di mettere nero su bianco la propria scelta dichiara il «sì». Nel
caso manchi una dichiarazione scritta, sono le famiglie a decidere per il loro caro prossimo alla morte cerebrale. Circa 1.400 Comuni, tra i quali Roma, Milano, Bologna, Perugia e Cagliari, sono già partiti per offrire agli sportelli questa procedura. Oggi l’opinione pubblica è consapevole del problema.
I trapianti da vivente lo scorso anno sono stati 306. Confermata la maggiore generosità delle donne rispetto agli uomini. In un caso su tre a privarsi del rene sono la moglie per il marito o la mamma per il figlio. I samaritani sono visti favorevolmente dai comitati di bioetica, anche all’estero. Dove però non sono sempre buoni e disinteressati. Se non viene fatta un’attenta valutazione del singolo offerente di parti del proprio corpo, c’è il rischio di avallare comportamenti di esibizionismo, come è successo in Germania.

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