Omicidio Seriate: Coltello nella siepe, Svolta nel delitto “può essere l’arma del delitto”

downloadIl vicino che racconta delle urla e di un litigio pochi minuti prima dell’omicidio. Il rapporto coniugale turbolento e i referti del pronto soccorso che a intermittenza fotografano ossa rotte, traumi alla faccia, ferite a una gamba, ma che stando alla paziente sarebbero l’epilogo di «incidenti domestici». Poi la gelosia dell’indagato nei confronti della moglie, ultimamente infuocata dalla presenza costante di un collega di lei. Un professore del quale Gianna aveva parlalo allo stesso marito come di un «caro amico». Si frequentavano per motivi di lavoro. Infine, nel cosiddetto giallo di Seriate, ci sarebbe quell’ incappucciato (per chi indaga improbabile) sorpreso a frugare nella borsetta della signora, dopo averla sgozzata. Senza però rubare niente e riuscendo a entrare e uscire dalla casa del delitto indisturbato.

E lungo la via di fuga indicata dal testimone: ossia il capostazione in pensione Antonio Tizzani di anni 66, indagato per l’omicidio della consorte. Lei, Gianna Del Gaudio di 63, era una insegnante di lettere. Lui ripete di essere innocente e re sta a piede libero nella casa del figlio Paolo. Il nucleo investigativo di Bergamo guidato dal procuratore Massimo Mapelli, infatti non gli credono. U parlano di «incongruenze» fra quanto raccontato da Antonio Lizzani e ciò che invece sarebbe accaduto nella villetta di via Madone Delle Nevi a Seriate (Bergamo).

Gianna che muore con un taglio alla gola mentre il marito (a suo dire) annaffia le piante a cinque metri da lei. Lui insiste nel dire di non essere stato e giura di avere sorpreso l’assassino in casa senza però riuscire a fermarlo. Dato che questi sarebbe scappato dal vialetto che corre sul retro, sfuggendo anche alle telecamere. I carabinieri non credono alla versione del marito, stando al quale, il carnefice ladro si sarebbe portato via anche l’arma del delitto. Un coltello di almeno trenta centimetri che i militari cercano da quasi due mesi.Da quel 27 agosto, di lame sospette ne sono stati trovate e sequestrate in gran quantità: a casa dell’indagato e della vittima dove accaduto il fatto. Nell’abitazione del figlio di questi e anche in un marsupio del ferroviere sospettato. Nessuna di queste è però risultata compatibile. Gli esami dei carabinieri del Ris (cominciati da pochissimi giorni) nelle ultime ore sono tutti diretti su un nuovo coltello.

È spuntato dieci giorni fa da una siepe a ridosso della villetta del delitto. Lo ha visto un uomo che passeggiava da quelle parti. Una lama vecchia, arrugginita. Il procuratore Mapelli spiega che i carabinieri la stanno esaminando. Se è l’arma del delitto, presto si saprà. Intanto in Procura si vocifera dell’intenzione di stringere sull’indagato. Non tanto sulla base degli esami scientifici, ma alla luce sia del suo racconto, sia di quanto riferito da testimoni che descrivono liti frequenti fra Antonio e Gianna.

A verbale ci sono le parole di una collega della professoressa. La signora Fioretta: “Gianna veniva spesso a scuola con qualche botta. Una volta arrivò con una gamba fasciata, disse che la ferita se l’era fatta in casa, ma nessuno le aveva creduto». «Gianna», aggiunge Fioretta, «parlava spesso della gelosia del marito, e l’assurdo è che la giustificava perché la faceva sentire come il primo giorno che si erano fidanzati».

Mia luce di quanto accaduto, i referti e il racconto dei testimoni diventano elementi rilevanti in questa inchiesta costellata da indizi. Basteranno per incarcerare l’ex ferroviere? L’uomo ha consegnato vestiti puliti, anche i braccialetti e gli anelli che aveva la notte del delitto, sono immacolati. Tizzani ha anche il conforto dei figli Paolo e Mario: questi la sera dell’omicidio era a cena proprio dai genitori. Mario racconta di una serata uguale a tante altre. Nei giorni scorsi, Elena Foresti, coniuge di Paolo, se n’è invece andata di casa. La signora, che ospita il suocero indagato, aveva messo a verbale di un uomo incappucciato che nelle notti precedenti l’omicidio la tormentava suonando al citofono. Salvo poi ritrattare: «Ho inventato questa storia per attirare l’attenzione di mio marito quando la notte mi lasciava a casa da sola ad accudite i bambini».

Ancora un caso di femminicidio è quello che ha avuto luogo nella notte di venerdì 26 agosto 2016 a Seriate, comune italiano di 25.291 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia, dove una donna di 63 anni è stata trovata priva di vita all’interno della propria villetta sita nello specifico nella via Montecampione.

Secondo quanto trapelato dalle prime indiscrezioni sul caso sembrerebbe che, a lanciare l’allarme sia stato proprio il marito della vittima il quale avrebbe raccontato alle forze dell’ordine di avere visto un uomo incappucciato uscire dalla villetta e successivamente, dopo essersi recato in cucina, avrebbe trovato il corpo della moglie privo di vita e precisamente con una ferita da arma da taglio presente sul collo. Il fatto sarebbe accaduto poco prima dell’una di notte orario questo in cui il sessantottenne A.T, marito della vittima, ha chiamato i carabinieri lanciando dunque l’allarme ma la versione dei fatti fornita da quest’ultimo al momento non sembrerebbe aver trovato riscontri motivo per il quale, la Procura di Bergamo, ha comunicato di avere iscritto il marito della vittima nel registro degli indagati per omicidio ma il pm di Bergamo, Laura Cocucci, ha voluto precisare che si è trattato di un semplice atto dovuto per poter svolgere tutti i dovuti accertamenti del caso e poter quindi risalire alla reale identità dell’assassino della sessantatreenne Gianna del Gaudio.

Una delle ipotesi inizialmente avanzate è stata quella della rapina finita male motivo per il quale le forze dell’ordine si sono immediatamente messe alla ricerca del presunto ladro in tutto il quartiere ‘Nave’ ma senza alcun esito ed infatti, dai rilievi effettuati dai carabinieri di Seriate e Bergamo, con il nucleo scientifico è stato possibile appurare che, nessuna porta o finestra è stata forzata e quindi la pista del ladro continua ad essere presa in considerazione ma non è l’unica. Gianna Del Gaudio e A.T, erano sposati da trentacinque lunghi anni e il loro sembrava un matrimonio felice o almeno questo è quello che è facile intuire dalle fotografie e i rispettivi commenti sui social e precisamente su Facebook dove, la donna fino a poco tempo fa ha postato una fotografia allegando delle bellissime parole rivolte agli amici ma soprattutto al marito.

“Ringrazio tutti i miei amici che sono stati molto buoni nei miei confronti ma soprattutto un grazie particolare va all’autore dello scatto, mio marito, che riesce sempre a cogliere i miei lati positivi” aveva scritto la donna e a tali parole il marito aveva risposto “Grazie ma è così che ti vedo”. Attualmente sono dunque in corso le indagini che potranno svelare cosa sia realmente accaduto, inoltre al momento gli investigatori sono ancora alla ricerca dell’arma del delitto ovvero il coltello con cui la donna è stata uccisa e che non è stato ancora trovato.

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