Errore Shock in sala operatoria, bambino di sei anni evirato durante un intervento di circoncisione

Errore in sala operatoria, bambino di sei anni evirato durante un intervento di circoncisione

E’ incredibile purtroppo quanto avvenuto a Padova due anni fa, ovvero nel mese di giugno del 2014,  anche se la vicenda è stata raccontata solo negli ultimi giorni. Protagonista di questa vicenda è un bambino il quale doveva essere sottoposto ad un semplicissimo intervento di circoncisione ma durante un’operazione si sarebbe verificata una rara complicanza, ovvero un’accidentale e parziale amputazione del glande.

Ovviamente i genitori del piccolo,di soli sei anni hanno chiesto i danni all’ospedale San Martino di Belluno dove il bambino è stato ricoverato e dopo operato.Un intervento che può essere considerato di routine ma che così non è stato per lui: in sala operatoria qualcosa pare sia andato storto e il piccolo sarebbe stato parzialmente evirato al momento dell’incisione. L‘operazione non è stata dettata da un motivo religioso ma strettamente medico, visto che il bambino era affetto da fimosi prepuziale, un problema che doveva essere necessariamente risolto chirurgicamente peccato che proprio durante l’intervento il chirurgo avrebbe reciso anche la porzione apicale del glande al punto da dover chiamare altri due colleghi in sala operatoria per poi intervenire con medicamenti e saturazioni anche nei giorni successivi.

Durante l’intervento mi accorgo di aver reciso anche la parte superiore del glande pertanto chiamo la dottoressa Camuffo e il dottor Meneguolo per decidere il da farsi”, ha ammesso il chirurgo che ha eseguito l’operazione.Purtroppo a distanza di due anni non sono ancora note le sorti del bambino, nel senso che non si sa ancora se quella parziale evirazione abbia compromesso la futura funzione erettile che potrebbe comportare dei disturbi alla sua vita sessuale. “Amputazione accidentale del glande e dell’uretra durante l’intervento di circoncisione. con reinnesto”, questo quanto si legge nel verbale rilasciato dall’ospedale in seguito alle dimissioni del piccolo. Il bambino, nei tempi successivi sarebbe stato sottoposto ad altri interventi chirurgici con il solo obiettivo di cercare di riconsegnarli una piena funzionalità, ma come già abbiamo anticipato il bambino è ancora troppo piccolo per capire se ci saranno delle gravi conseguenze.

La famiglia del piccolo, che all’epoca aveva sei anni, si è ovviamente rivolta ad un legale e chiede ora un risarcimento di cinquecentomila euro.Al momento il bambino ha problemi nel controllo della minzione, ma ci potrebbero essere ripercussioni future sulla facoltà di generare e sulla funzione erettile», sottolinea il legale, «Questo tipo di problemi potrà però essere definito soltanto quando il piccolo avrà raggiunto la maturità sessuale».“E’ inequivocabile la presenza di un errore medico alla base dell’evento occorso”, ha dichiarato il chirurgo Ivan Matteo Tavolini. E, sottolinea il chirurgo, l’eventuale futura correzione dell’attuale situazione fisica richiederà interventi che necessiteranno di un’expertise chirurgica non alla portata di tutti i centri di Urologia presenti in Italia.

Faccio l’avvocato e mi occupo di cause di malasanità ormai da quasi vent’anni. Proprio per questo ho un’altissima considerazione della professione medica e in particolare di chi in una frazione di secondo prende decisioni determinanti per la vita delle persone. Da ragazzino mi rimase impresso il bagno di un luminare chirurgo toracico di Verona: aveva fornello elettrico e moka vicino alla schiuma da barba per le urgenze. Giù il cappello davanti a questi medici. Ho pari rispetto di chi faticando sbaglia, perché solo due categorie sono infallibili: nullafacenti e palloni gonfiati.

Alcuni errori sono, però, inescusabili: solo in un paese demenzialmente sindacalizzato come il nostro permettiamo che gli autori non vengano sanzionati con il licenziamento in tronco.
Ecco un esempio di errore ospedaliero che mi provoca un tagliente brivido di dolore solo a scriverlo: la recisione del glande a seguito di un banalissimo intervento di circoncisione avvenuto presso l’ospedale di Belluno in data 24 giugno 2014.

Non bastasse la drammaticità dell’accaduto, occorre dire che la vittima di cotanta funesta scelleratezza chirurgica è un malcapitato bimbo di 6 anni. Il piccolino ha poi subito altri 5 interventi di ricostruzione della parte asportata per emendare almeno parzialmente la performance sanitaria da scivolamento di bisturi. Il verbale operatorio delle 9.45 di quel fatidico giorno riporta testuale: «Durante l’incisione con il bisturi del foglietto esterno e del foglietto interno del prepuzio per asportare il prepuzio mi accorgo di aver reciso anche la porzione apicale del glande», mezz’ora dopo alle 10.15 circa «il glande reciso è pallido, ischemico».

Il dottore ammette l’inqualificabile errore, poi seguono fasi concitate e l’equipe sanitaria consulta la chirurgia plastica di Treviso. Da quel momento la descrizione operatoria si fa ancor più sgradevole e preferisco non dettagliarvi pinzette, suture e cateteri sul pisellino martoriato del mio cliente. Seguono gli altri interventi in anestesia generale a strettissima distanza e la diagnosi finale: «Amputazione accidentale del glande e dell’uretra glandolare durante intervento di circoncisione».

La perizia specialistica dell’urologo dottor Tavolini, cui i genitori si sono rivolti unitamente alla società Euro risarcimento e allo scrivente, si sofferma sull’integrità psicofisica del piccolo paziente: «I disturbi non riguardano solo la minzione che può risultare mal controllata, ma anche la futura vita sessuale del ragazzo. Nulla per il momento si piò affermare circa la funzione erettile in quanto ancora troppo piccolo».Ciò detto e con la speranza che il bimbo possa recuperare nel tempo almeno le funzioni vitali primarie, mi lascia perplesso che i genitori debbano rivolgersi a un avvocato per ottenere il riconoscimento delle loro ragioni.

Passi la grossolana negligenza medica che per fortuna l’operatore sanitario ha ammesso senza ricorrere a sconci balletti di taroccamento delle cartelle cliniche come avvenuto recentemente a Reggio Calabria con gran clamore mediatico, ma è possibile che a distanza di due anni dai fatti né l’ospedale né l’assicurazione del medesimo abbiano proposto un risarcimento? Non rifiuto certo la parcella e di tirare il calcio di rigore della richiesta danni più vinta del mondo, ma civiltà imporrebbe d’indennizzare casi simili senza indugio e senza avvocato…

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