Esselunga, aperto ieri il testamento di Bernardo Caprotti: adesso è tutto nelle mani di Marina e Giuliana avranno il 70% del capitale

caprotti2Poteva esserci la sorpresa. Ma non c’è stata. Qualcuno scommetteva davvero che nel testamento Bernardo Caprotti avesse lasciato l’ultimo tocco di un genio, ma ben noto anche per qualche stravaganza. Invece il documento letto ieri dal notaio Carlo Marchetti sembra avere tutti gli ingredienti di chi ci tiene che Esselunga rimanga così com’è, al riparo anche da guerre familiari. Sulla carta è così, ma non si possono escludere impugnative e carte bollate in una famiglia che da anni è ai ferri corti.

Stando agli atti, il controllo del colosso dei supermercati rimane saldamente nelle mani della moglie Giuliana e della figlia Marina. Ma per consegnare le chiavi del gruppo alla seconda famiglia Caprotti ha fatto una donazione già in vita: alla moglie Giuliana e a Marina è andato il 70% del capitale di Supermarkets italiani, oltre al 55% circa di Villata Partecipazioni», spiega un comunicato. Un affare non da poco visto che Villata Partecipazioni custodisce il controllo di Villata Immobiliare di Investimento e Sviluppo con i suoi circa 80 immobili commerciali concessi in locazione prevalentemente a Esselunga, oltre ad altri terreni agricoli e non.

Il resto è andato, come da «lasciato testamentario» ai figli di primo letto, Giuseppe e Violetta, con i quali la rottura è maturata negli anni. E allora i due fratelli si divideranno il 30% di Super- markets Italiani, ma anche il 45% complessivo di Villata Partecipazioni. Per finire Caprotti non ha dimenticato nel testamento la fidata segretaria, Germana Chiodi, alla quale negli anni passati aveva già fatto una donazione milionaria. Pare che i dossier importanti passassero d’obbligo dalla scrivania di Germana. E del resto l’ex segretaria di direzione collaborava nel gruppo dal 1968 e da anni supportava anche la moglie Giuliana e Marina. Di qui la scelta evidentemente di lasciarle la metà dei suoi risparmi. L’altra metà andrà ai nipoti, i tre figli di Giuseppe e ad Andrea e Fabrizio, figli di Claudio, fratello del fondatore di Esselunga, suo socio agli inizi dell’avventura imprenditoriale nei supermercati. Ci sarebbe poi una galleria importante di tele donate al Museo del Louvre.

Basterà questo passaggio a consegnare il gruppo Esselunga ad un futuro di stabilità? È tutto da vedere per la verità, visto che Giuseppe e Violetta potrebbero avere qualcosa da dire sulla distribuzione dei pani di un impero da 7,3 miliardi di euro di fatturato e 290 milioni di utile con un valore nell’ordine dei 6 miliardi per il quale erano arrivate proposte d’acquisto da diversi fondi internazionali, tra cui Blackstone e Cvc, al vaglio dell’advisor Citi- group.

«Faremo di tutto per salvaguardare il grupp», si è limitato a dire Giuseppe dopo l’apertura del testamento e dopo un pensiero di vicinanza ai dipendenti del gruppo. Poco prima del primogenito aveva lasciato lo studio Marchetti anche l‘avvocato Vincenzo Mariconda, attuale presidente di Esselunga, che ha dribblato ogni domanda. La sua presenza? «Solo una coincidenza». Ma è dato per scontato che Mariconda, da sempre una figura di garanzia, continuerà a guidare il gruppo a fianco di Carlo Salza, fedelissimo del fondatore da 16 anni. Tra le cose certe c’è anche che almeno per il momento è congelato il processo avviato da Citi per volontà di Caprotti di sondare delle offerte di vendita. Lo ha deciso il cda della holding.
Tutto è da rivedere adesso. Anche se è difficile immaginare che chi ha ora in portafoglio il 70% del gruppo possa contravvenire alle volontà del fondatore. Ammesso che la volontà reale di Caprotti prima della scomparsa fosse davvero quella di cedere ad altri il controllo di un gruppo, che considerava davvero come il suo unico vero figlio.

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