Consiglio di Stato sulla fecondazione: “Illegittimo far pagare l’eterologa agli assistiti”

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In seguito alla bocciatura del Tar, il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso della Regione Lombardia confermando che la normativa in materia di fecondazione è discriminatoria ed i motivi sembrano essere di ordine costituzionale e finanziario.

Stando a quanto emerso non si può discriminare chi sceglie l’omologa e l’eterologa,  motivo per il quale il consiglio di stato rigettato il ricorso della Regione Lombardia. “La determinazione regionale di distinguere tra la fecondazione omologa e quella eterologa non risulta giustificata e realizza una disparità di trattamento lesivo al diritto alla salute di coppie affette da sterilità o inferilità assolute”, e questo quanto si legge nella sentenza della terza sezione del Consiglio di Stato che di fatto sottolinea come le ragioni che non siano sottoposte a Piano di rientro per la spesa sanitaria e che abbiano quindi i conti a posto, possono consentire l’erogazione di prestazioni sanitarie aggiuntive rispetto al catalogo dei LEA, ovvero dei livelli essenziali di assistenza assumendotene i costi. “La determinazione regionale di distinguere la fecondazione omologa da quella eterologa, finanziando la prima e ponendo a carico degli assistiti la seconda, non risulta giustificata” e “realizza una disparità di trattamento lesivo del diritto alla salute delle coppie affette da sterilità o da infertilità assolute”, si legge nella sentenza, attesa da tempo.

Stando a quanto emerso, dunque, le cure per la fecondazione eterologa non devono essere assolutamente totalmente a carico dei pazienti,  e per questo motivo la terza sezione del Consiglio di Stato ha sospeso in via cautelare una delibera della Regione Lombardia che stabiliva il contrario.  Dunque i cittadini non dovranno più farsi carico dell’intero importo del trattamento, piuttosto esoso tra l’altro, che varia da 1500 a 4000 euro. La Regione Lombardia sembra essere la sola in Italia a stabilire che i costi della fecondazione eterologa debbano essere totalmente a carico dei pazienti ma adesso,  il presidente leghista Roberto Maroni dovrà sicuramente fare un passo indietro e tornare a quanto aveva stabilito la Conferenza delle Regioni presieduta da Sergio Chiamparino lo scorso mese di settembre quando si era individuata una tariffa unica per la fecondazione eterologa;  nello specifico in quella sede era stato definito un importo che varia tra i 400 ed i €600 a seconda dei tipi di trattamento.

 La Regione Lombardia, tramite l’assessore al Welfare Giulio Gallera ha fatto sapere che appena verranno approvati i nuovi Lea nazionale verrà presentata in giunta una delibera molto probabilmente il prossimo mese di settembre che recepirà anche le indicazioni ormai consolidate dei giudici amministrativi. “Leggendo la sentenza trovo però curioso che i giudici amministrativi censurino la disparità di trattamento tra le coppie che accedono alla fecondazione omologa e quelle che chiedono l’eterologa, solo perché Regione Lombardia ha un sistema sanitario virtuoso e con un bilancio in attivo. Dunque, seguendo il ragionamento dei giudici, questa disparità di trattamento sarebbe stata ritenuta corretta per tutte quelle Regioni, la maggior parte, che hanno conti in dissesto”, ha aggiunto Gallera.

Il Consiglio di stato boccia la Regione Lombardia sulla decisione di porre a carico delle coppie la fecondazione di tipo eterologo. La giunta Maroni si era rivolta ai giudici amministrativi per chiedere che fosse riformata la sentenza del Tar che aveva dato loro torto: anche in appello, però, il Consiglio di Stato ha bacchettato il Pirellone. “La determinazione regionale di distinguere la fecondazione omologa da quella eterologa, finanziando la prima e ponendo a carico degli assistiti la seconda, non risulta giustificata” e “realizza una disparità di trattamento lesivo del diritto alla salute delle coppie affette da sterilità o da infertilità assolute”, si legge nella sentenza.

La decisione della Regione di far pagare alle coppie, con tariffe che vanno dai 1.500 ai 4mila euro, la fecondazione eterologa (con seme o ovociti esterni alla coppia) risale al 2014, dopo la sentenza della Corte costituzionale che aveva dato il via libera all’eterologa, prima vietata dalla legge 40 del 2003. La decisione di Palazzo Lombardia era stata subito impugnata al Tar da un’associazione, Sos Infertilità onlus. In quell’occasione, i giudici amministrativi avevano dato ragione all’onlus, e bacchettato la Regione, ritenendo la decisione della giunta guidata dal leghista Roberto Maroni “discriminatoria”. Al centro della censura dei giudici, soprattutto la disparità di trattamento tra le coppie lombarde che ricorrono alla fecondazione omologa (con gameti interni alla coppia) e quelle che ricorrono all’eterologa: la prima, infatti, in Lombardia è a carico della Regione. Ingiusto, quindi, secondo i giudici far pagare le coppie che invece devono ricorrere alla seconda.

La decisione del Tar è stata adesso confermata dal Consiglio di Stato: nella sentenza, il collegio dei giudici critica la disparità di trattamento, giudicata lesiva del diritto alla salute di tutte le coppie, e sottolinea come le “esigenze finanziarie da parte dell’amministrazione non possono indurla a discriminare”. La Regione, ricordano i giudici, “deve garantire ragionevolmente il medesimo trattamento a tutti i soggetti che versino nella stessa sostanziale situazione di bisogno, a tutela del nucleo irriducibile del diritto alla salute quale diritto dell’infidivio e interesse della collettività”.

Non solo: secondo il Consiglio di Stato, è “infondata” la motivazione che è stata presentata, per giustificare la propria scelta di fare pagare alle coppie l’eterologa, dalla giunta Maroni. Il Pirellone aveva infatti sottolineato che, a causa della scarsità dei finanziamenti in arrivo dal governo, le casse regionali non potevano permettersi di pagare la fecondazione eterologa, che non è inserita nei Lea (i Livelli essenziali di assistenza, l’elenco di prestazioni sanitarie a carico del pubblico) nazionali. Anche in questo caso, però, i giudici hanno hanno dato torto alla Regione Lombardia: “Pur dovendo considerare -si legge nella sentenza – la scarsezza dei mezzi e la limitatezza delle risorse di cui dispone, infatti, l’amministrazione non può ignorare una domanda di prestazione sanitaria che si faccia portatrice di interessi sostanziali parimenti bisgonosi di risposta, perchè verrebbe meno, altrimenti, al fondamentale compito che compete in uno stato sociale di diritto, quello di farantire i livelli essenziali di assistenza o, comunque, l’effettività di un diritto complesso – e così essenzialmente interrelato all’organizzazione sanitaria – come quello alla salute nel suo nucleo irriducibile, pur in un quadro di risorse finanziarie limitate”.

Di qui, la conclusione dei magistrati: “Il richiamo a tali esigenze finanziarie, peraltro – come accennato – nemmeno adombrate nei provvedimenti regionali, non può giustificare la mancanza di adeguate ragioni selettive, che pongano un ragionevole punto di discrimine nell’accesso alle prestazioni santiarie di soggetti aventi diritto”. A causa della decisione del Pirellone, a due anni dalla sentenza della Consulta le coppie lombarde per poter fare l’eterologa sono ancora costrette ad andare all’estero per poter accedere ai trattamenti. Pagando cifre alte e senza alcun rimborso da parte della sanità pubblica, nonostante le richieste avanzate.

Esultano le opposizioni lombarde: “La decisione del Consiglio di Stato sgombra finalmente il campo da ogni equivoco e cancella una decisione retrograda e bigotta, una vergogna che mutilava e umiliava il diritto alla genitorialità per tutti.Ora Maroni spieghi perché la regione ha buttato i soldi dei cittadini in spese per avvocati utili solo a cancellare in Lombardia la democrazia e la laicità”, dice Paola Macchi del Movimento cinque stelle. All’indomani della decisione del Pirellone di far pagare le coppie, M5s e Pd avevano presentato una mozione, bocciata dal Consiglio regionale lombardo,

per chiedere l’introduzione di un ticket uguale per eterologa e omologa. “Il Consiglio di Stato ristabilisce un criterio di giustizia – sottolinea Sara Valmaggi, del Partito democratico – La Lombardia non perda altro tempo e faccia quello che hanno fatto le altre regioni”.

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