Exomars, Schiaparelli caduto su Marte non è riuscito a frenare: la missione è riuscita, parola di Battiston

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La missione è perfettamente riuscita, il lander Schiaparelli della missione ExoMars è caduto sul suolo del pianeta rosso,ovvero Marte anche se i suoi retrorazzi hanno funzionato soltanto per soli tre secondi.E’ questo quanto annunciato nella giornata di ieri dal direttore delle operazioni di volo delle missioni dell’Agenzia Spaziale euopea, Paolo Ferri.Lo stesso, nello specifico, ha dichiarato quanto segue: “I dati che abbiamo dicono che la sequenza di atterraggio ha funzionato fino al distacco dello schermo posteriore del paracadute. l’accensione dei retrorazzi ha funzionato solo per tre secondi, poi il computer di bordo ha deciso di spegnerli”. Purtroppo come abbiamo avuto modo di anticipare nella giornata di ieri, la comunicazione tra i computer di bordo ed i sensori della sonda Schiaparelli si è interrotta e la sonda dell’Esa pare si sia schiantata sulla superficie di Marte; ad oggi ad essere sotto accua sono il periodo di funzionamento dei motori per l’atterraggio e quello dei paracadute. Molto probabilmente vista la velocità, il lander è caduto anche in malomodo sulla superficie del Pianeta Rosso.Proprio nella giornata di mercoledì, in serata, Davide Parker, ovveroil direttore delle Esposizioni robotiche dell’Agenzia spaziale europea alla conferenza stampa svoltasi al centro di controllo di Darmastadt in Germania, aveva dichiarato che Schiaparelli è su Marte, ma per capire se è integro bisognerà attendere l’esito di un’analisi dei dati raccolti.

“I propulsori per rallentare la discesa su Marte -aveva detto proprio quest’ultimo- hanno funzionato per almeno 3 o 4 secondi, meno del previsto. Comunque è troppo presto per sapere cosa non è andato bene perché potrebbe essere stata colpa del paracadute, o qualcosa sui propulsori, o qualcos’altro ancora che non conosciamo. Abbiamo da analizzare 600 megabyte di dati ottenuti da analizzare in questi giorni per capire cos’è successo in dettaglio”, ha dichiarato ancora Andrea Accomazzo, capo delle operazioni planetarie dell’Esa. Intervenuto sulla questione anche il Presidente dell’Agenzia spaziale italiana Roberto Battiston, il quale ha dichiarato che per la quantità e qualità di dati che stiamo ricevendo da Exomars la missione non può che ritenersi riuscita.

“Il Trace gas orbiter è perfettamente in orbita e operativo, e quindi in grado di monitorare e trasmetterci i dati sulla composizione dell’atmosfera marziana; il lander Schiaparelli, che era un test, a quanto sembra ha eseguito tutte le manovre previste fino a pochi secondi dal contatto con il suolo, come l’apertura del paracadute, lo sganciamento dello scudo termico e l’accensione dei razzi di frenata. Complessivamente siamo incoraggiati a proseguire il lavoro per exomars 2020, uno degli argomenti fondamentali della ministeriale“, prosegue Battiston. La missione ExoMars è stata “comunque un successo perché il suo obiettivo era avere una sonda in orbita e un test in grado di fornire dati e conoscenze scientifiche, e abbiamo dati e conoscenza”: lo ha detto il direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), Jan Woerner

ROMA Se c’è una cosa che si è capito con quasi assoluta certezza è che la sonda Schiaparelli si è schiantata sul suolo di Marte. Ciò che ancora resta da spiegare è invece l’esatta dinamica dell’incidente. Al centro controllo missione dell’Agenzia Spaziale Europea a Darmastadt (Germania) quello di ieri è stato davvero un risveglio un po’ triste. Dopo una notte intera passata a vagliare i dati nella speranza di carpire qualche flebile speranza che la sonda fosse ammartata e che fosse da qualche parte integra su Marte, anche se non in grado di comunicare con la Terra, ci ha pensato il capo delle operazioni, Paolo Ferri, a chiarire cosa fosse accaduto. La sonda si è «molto probabilmente schiantata al suolo, perché il computer di bordo avrebbe detto ai motori di spegnersi troppo presto, appena 4 secondi dopo l’accensione». Troppo pochi rispetto ai 30 previsti dal piano di volo e necessari a rallentare gli ultimi mille metri della caduta di Schiaparelli verso il suolo marziano.

Resta da chiarire come mai il computer di bordo abbia dato ai motori l’ordine di spegnersi. «Abbiamo oltre 600 megabyte di dati da analizzare», dice Daniele Teti, ingegnere aerospaziale dell’Esa che si occupa del controllo e della progettazione dei sistemi meccanici a bordo della sonda e a bordo dell’orbiter TGO. «Prima di arrivare a una conclusione definitiva o, almeno, prima di arrivare a ricostruire una sequenza degli eventi plausibile, sarà necessario valutare con attenzione quei dati nella loro interezza», aggiunge.
Le ipotesi sull’accaduto sono diverse. «Potrebbe essersi trattato di un problema di software – spiega Teti – che non è stato in grado di gestire le informazioni che arrivavano dai sensori di bordo. Oppure potrebbero essere stati gli stessi sensori a fornire al computer informazioni sbagliate che hanno indotto in errore. Poi ci sono i fattori ambientali e le tempeste di sabbia presenti nell’area dell’atterraggio che potrebbero aver influito sui sensori e sugli apparati».
IL BILANCIO
Difficile ancora fare un bilancio di questa missione, anche se si cerca di guardare i lati positivi. «È stato un grande successo» dice Jan Woerner, il direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea, che spiega: «L’obiettivo era avere una sonda in orbita e un test in grado di fornire dati e conoscenze scientifiche, e abbiamo dati e conoscenza». «Schia- parelli – dice Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) – era un test e, a quanto sembra, ha eseguito tutte le manovre previste fino a pochi secondi dal contatto con il suolo. Complessivamente siamo incoraggiati a proseguire il lavoro per ExoMars 2020». E sarà proprio questo uno degli argomenti della prossima riunione ministeriale, dove si deciderà se ci saranno le risorse necessarie alla seconda fase di questa avventura italiana ed europea sul Pianeta Rosso.

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