Fabrizio Corona sorvegliato a vista in cella: l’ex agente Lele Mora lo accusa “E’ malato di soldi”

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E’ tornato in carcere Fabrizio Corona ovvero l’ex agente fotografico che nella giornata di lunedì è stato arrestato nella città di Milano insieme alla sua ex collaboratrice nonchè amministratrice formale dell‘Atena Srl, Francesca Persi. “Dimostrerò a mio figlio che ce l’ho fatta”, aveva dichiarato Corona appena un anno fa, alla prima del film documentario sulla sua vita, dal titolo Metamorfosi. Dopo due anni e mezzo di prigione ed il successivo affidamento ai servizi sociali, Fabrizio Corona si caccia ancora una volta nei guai, finendo a San Vittore, proprio il carcere dove l’ex re dei paparazzi aveva più volte detto di non voler finire; sarebbero stati ritrovati 2407 banconote da 500 euro chiuse in 15 panetti avvolti in sacchetti di plastica, sigillati con lo scotch, un milione e 760 mila euro nascosti nell’appartamento dell’ex collaboratrice di Corona, motivo per il quale sono finiti entrambi in carcere. Il denaro, che è stato sequestrato nell’ambito di un’inchiesta del procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini e del Pm Paolo Storari, corrisponderebbero a circa il doppio dei redditi netti risultati dalle dichiarazioni Irpef negli ultimi nove anni.

E’ questo sostanzialmente quanto riferito dal Tribunale di Milano nel decreto di sequestro della somma in nero nascosta.Una delle collaboratrice di Fabrizio Corona, avrebbe riferito una frase piuttosto significativa, quale “Ho paura di Corona”, frase messa a verbale e che lascia intendere che oltre al ritrovamento dei soldi ci sia anche qualcos’altro. Ovviamente si tratta di supposizioni, lasciate intendere dall’ex collaboratrice, che dovranno essere chiarite nel corso dei prossimi interrogatori che avverranno nelle prossime ore. Nell’interrogatorio avvenuto lo scorso 30 settembre, l’ex collaboratrice ha descritto i suoi timori e le basi oggettive su ci si basavano, vale a dire la pressante richiesta del Corona a più persone per sapere dove lei si trovasse. In seguito alla diffusione della notizia riguardante l’arresto di Fabrizio Corona e della sua collaboratrice, hanno rilasciato alcune dichiarazioni molti personaggi dello spettacolo che hanno e che gravitano intorno all’ex re dei paparazzi.

Lele Mora ovvero l’ex agente dei vip ed un tempo anche molto vicino a Corona, ha parlato di quella che è l’ossessione per il denaro di Fabrizio che purtroppo lo ha portato a commettere tanti sbagli nella sua vita, compreso il ritorno in carcere.Intanto, da lunedì Corona si trova a San Vittore, in una cella da solo e sorvegliato a vista 24 ore su 24, in attesa dell’interrogatorio già fissato per la giornata di giovedì sempre all’interno del carcere. La decisione di monitorare 24 ore su 24 Fabrizio deriva dal fatto che si teme che l’ex re dei paparazzi possa compiere un gesto inconsulto, visto che nei giorni scorsi nel corso di alcune interviste aveva detto “Se dovessi tornare dentro, non so se ce la farei a reggere”.

Ha trascorso la prima notte a San Vittore in una cella singola, nel quinto raggio. Per impedire che possa nuocere a se stesso è sorvegliato a vista, per evitare pericolosi contatti con gli altri detenuti è in isolamento. Il ritorno in carcere di Fabrizio Corona potrebbe risvegliare le ostilità: quando nel 2007 si fotografò dietro le sbarre, sfuggendo ai controlli, furono imposti mesi di restrizioni a tutti i reclusi. Domani si siederà davanti al gip Paolo Guidi per l’interrogatorio di garanzia, gli oltre 1,7 milioni di euro murati nel soffitto della sua socia Francesca Persi (arrestata per lo stesso reato, attribuzione fittizia di beni) più l’altro milione e mezzo a cui gli investigatori danno la caccia in Austria pesano come un macigno: per i pm è quantomeno improbabile che una cifra simile sia solo il frutto di serate in discoteca e potrebbe provenire da altri canali illeciti.

Un primo calcolo lo hanno fatto i giudici della sezione misure di prevenzione del Tribunale: i soldi sequestrati nel salotto della sua collaboratrice sono di «entità doppia» rispetto «all’ammontare dei redditi netti risultanti dalle dichiarazioni Irpef» dell’ex fotografo «negli ultimi nove anni». Per i magistrati «la capacità patrimoniale e reddituale, alla luce anche dell’attività lavorativa svolta dal 2012, solo sporadicamente e con redditi minimi», unita alla «impossidenza di beni immobili, rappresentano una condizione economica distonica con la disponibilità della somma in sequestro». Nel provvedimento il collegio rileva la «spiccata attitudine» di Corona alla «commissione di reati contro il patrimonio, fiscali, di bancarotta», la «predisposizione al delitto e la ricerca di introiti di origine illecita» e segnala la «caduta delle condizioni reddituali» dal 2012, quando venne arrestato, con dichiarazioni dei redditi negli anni successivi sostanzialmente nulle data la maturazione, dal 2013 in poi, «di un imponibile complessivo di poco più di 4.000 euro». Dunque la cifra di 1,760 milioni è «sproporzionata ai redditi dichiarati e all’attività economica svolta» e dagli elementi raccolti non si può «ricostruire la disponibilità dell’importo in sequestro senza assumere la ricorrenza di risorse finanziarie non tracciate e di origine illecita».

Per proteggere il tesoretto, il duo Corona-Persi non si è fatto scrupoli. Negli atti dell’inchiesta i pm descrivono «un clima tra l’intimidazione e la subornazione» con cui avrebbero vessato l’ex collaboratrice e testimone dell’agenzia di promozione Atena. «Ho timore di Corona, la cosa che mi preoccupa maggiormente è il fatto che abbia più volte chiesto a persone che lavorano per lui se io sono ancora a Milano e dove dormo», ha messo a verbale la donna. È lei che ha raccontato del «borsone» della Persi e dei suoi viaggi in Austria, delle «20/30 buste bianche, tutte chiuse e con annotate sopra delle cifre» trasportate nella sacca. Per gli investigatori sarebbero parte di quel milione e mezzo di euro cash depositato nella filiale della Btv Bank di Innsbruck per conto di Corona. Insomma, se l’affidamento in prova «deve di regola contribuire al recupero del condannato e assicurare la prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati», si legge nell’ordinanza, nel caso del fotografo «la misura alternativa alla detenzione è stata in effetti vissuta come occasione per commettere ulteriori delitti motivati da ragioni di lucro». Benché abbia provato, «anche a lungo, l’esperienza carceraria» e il fine pena sia ancora lontano nel tempo, Corona «ha utilizzato il minimo spiraglio di libertà per commettere ulteriori reati».
Claudia Guasco

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