Fabrizio Corona torna in carcere, accusato di intestazione fittizia di beni dopo sequestro 1,7 mln di euro: arrestata anche la sua manager

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Ancora cattive notizie per Fabrizio Corona,l’ex re dei paparazzi che nella giornata di ieri è stato arrestato su ordine del gip di Milano Guidi in relazione al milione e 760 mila euro scoperti all’interno dell’abitazione di una sua collaboratrice, ben nascosti nel controsoffitto di una stanza, nel corso di una perquisizione effettuata dalle forze dell’ordine lo scorso 7 settembre, nell’ambito di un’inchiesta che sarebbe partita da un grosso petardo fatto esplodere a Ferragosto davanti all’abitazione di Fabrizio Corona. Ebbene si, l’ex re dei paparazzi Fabrizio Corona, torna dunque dietro le sbarre, questa volta con l’accusa di intestazione fittizia di beni; secondo i pm Ilda Boccassini e Alessandra Dolci,i soldi ritrovati sarebbero dello stesso Corona e non della sua collaboratrice Francesca Persi, finita in carcere per concorso. Purtroppo non sembra essere una situazione facile per l’ex re dei paparazzi perchè ha anche l’aggravante di aver commesso il fatto durante l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Ci sono ovviamente delle prove che confermano la colpevolezza di Fabrizio Corona, emerse anche in un servizio mandato in onda da Le Iene nella serata di domenica, in cui venivano registrate alcune telefonate con la manager di Corona in cui lei dichiarava le modalità di pagamento in nero relative alle ospitate di Fabrizio Corona. Questo servizio, dell’inviato Filippo Roma,era stato preparato già alcuni mesi fa, ma è stato deciso di metterlo in onda soltanto adesso, ovvero solo dopo essere scoppiato lo scandalo riguardo il tesoretto segreto ritrovato nell’abitazione della sua collaboratrice, un tesoretto dal valore non indifferente. Secondo quanto riferito dal legale di Corona, quei soldi ritrovati altro non erano che soldi messi da parte dal suo assistito per poter pagare le tasse, peccato che Filippo Roma,ovvero l’inviato del programma ha dato una versione totalmente differente dei fatti; secondo quanto emerso nel servizio de Le Iene,quei soldi provenivano dai cachet pagati in nero per le serate in discoteca di Fabrizio. Nel servizio si vede anche Filippo Roma che raggiunge Fabrizio Corona per strada e gli chiede il perchè continui ad evadere le tasse, ma lui continua a sorridere e a continuare a camminare.

A testimonianza di quanto sopra dichiarato ci sarebbe il racconto del proprietario di una discoteca, che aveva avuto l’idea di invitare Corona come guest star nel suo locale e proprio in quell’occasione si era sentito rispondere che parte del suo cachet sarebbe dovuto essere pagato in nero. Nelle scorse ore il giudice di sorveglianza ha sospeso l’affidamento in prova ai servizi sociali che Corona aveva ottenuto il 18 giugno del 2015; proprio mentre Corona si apprestava a costituirsi per questo motivo,gli è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip. L’accusa contestata a Corona, dunque, come già anticipato, è intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver commesso il fatto durante il periodo di affidamento in prova sul territorio. Aggravante, esclusa, per la Persi, amministratrice di diritto della società Atena, che detiene i diritti di immagine dell’ex fotografo dei vip.

Di Fabrizio Corona ce ne sono due, uno redento e l’altro suicida: ora sono in galera entrambi. Potete definirli, se preferite, uno genialoide e l’altro cretino: poco cambia. Ma ricominciamo dalla cronaca. Ieri Corona è stato arrestato per via del milione e 760 mila euro che era stato scoperto a casa della collaboratrice Francesca Persi (7 ottobre) che è finita dentro anche lei per concorso in intestazione fittizia di beni, perché quei soldi sono di lui e non di lei, chiaro. La faccenda ha fatto sospendere l’affidamento in prova concesso dopo la scarcerazione del 18 giugno 2015 (dopo 2 anni e mezzo di galera brutta) che Corona aveva passato nella comunità di don Antonio Mazzi, dopodiché aveva potuto tornare a vivere nella sua casa milanese. Ora l’episodio dei soldi nascosti ha fatto saltare tutto, e va detto che la dinamica della vicenda non sta in piedi: ma nessuna delle dinamiche giudiziarie di Fabrizio Corona è mai stata in piedi, a ben vedere.

Fu condannato a una pena spropositata e proceduralmente assurda, fu scarcerato come improbabile “tossicodipendente” (da cocaina, che non dà dipendenza) e ora è tornato in galera per dei soldi in nero che avrebbe incamerato nell’ultimo anno – un milione e sette – ma che è semplicemente impossibile che abbia incamerato solo nell’ultimo anno. Questo ha detto lui – dicendo che aveva in animo di denunciarli al fisco, ma risultando pochissimo credibile – e questo hanno finto di credere i giudici: ma, anche conoscendo la straordinaria arte di Corona nel monetizzare ogni cosa, pare difficile che questa tesi difensiva possa passare. Il Tribunale di sorveglianza, tra un mese, dovrebbe credere che Corona abbia guadagnato quei soldi con semplici “ospitate” dell’ultimo anno (discoteche, negozi, eventi) e che si sia limitato a non versare l’Iva come tuttavia farebbe ancora in tempo a fare: ecco perché avrebbe nascosto un milione e sette nel controsoffitto della casa di un’amica, la stessa che gli prestò la 500 con cui nel 2013 si dette alla latitanza.

Per pagarci le tasse non si sa quando. Negli ambienti della Procura peraltro si parla di un conto austriaco di Corona sul quale sarebbe stata depositata una cifra che va dal milione al milione e mezzo di euro: anche calcolando dei cachet generosi e frequenti nelle sue “ospitate” (1000 euro per un veloce passaggio in pizzeria, 5000 in discoteca), sono tutte cifre che paiono improbabili e che potrebbero celare l’intento di non spiegarne l’origine pregressa: ma qui siamo nel campo delle illazioni. Anche se proprio delle illazioni, circolate negli ambienti della Milano peggiore, possono aver spinto gli inquirenti ad accelerare i tempi dell’arresto: fu la blogger Selvaggia Lucarelli – già a processo per concorso in intercettazione abusiva, accesso abusivo a sistema informatico e violazione della privacy – a scrivere tempo addietro che la collaboratrice Francesca Persi fosse considerata «la cassaforte del nullatenente Fabrizio». La scoperta del tesoretto di Corona era comunque una questione di tempo, e l’unico a non averlo capito fingeva di esserlo proprio lui, un Fabrizio Corona pervaso da un inguaribile bisogno di sentirsi sempre più furbo di ogni circostanza. Dopo la scarcerazione, nuove spavalderie non erano mancate. Poi in luglio fu ammonito per una vacanza a Capri non autorizzata dal giudice di sorveglianza: più in generale – nonostante un mutamento temperamentale evidente, anche legato a psicofarmaci – la storia post galeotta di Corona ha continuato a denotare un’ossessione da denaro, da sempre la sua unica e vera tossicodipendenza, e sulla quale moraleggiare, ora sarebbe puerile.

I personaggi come Corona sono sovente definiti “borderline”, spesso a cavallo tra genialità impulsiva e follia autodistruttiva. Secondo altri, andrebbero giudicati dalla fedina penale e basta. Come talvolta capita ai personaggi più in vista, a Corona è stata concessa una seconda possibilità: non tanto per i suoi reati più gravi (delle fotografie di Corona a David Trezeguet non è importato mai niente a nessuno) quanto per quella devianza sbruffona che l’opinione pubblica non è mai stata disposta a perdonargli: il Corona che sfreccia sui bolidi, parcheggia dove capita, guida senza patente, malmena il vigile, dice tutto quello che gli passa per la testa, guadagna persino dal carcere, declina ogni cerimoniale di falsa modestia, evade le tasse, e tutto questo portandosi a letto le mejo fiche del troiame italiano. Prima di quella prevista dal Codice, la sua pericolosità sociale è sempre stata e quella di lasciare ad un mondo di repressi ed inferiori (il pubblico del suo eterno show) quell’affanno quotidiano che altri, appunto erano costretti a tenere faticosamente in gabbia. Non poteva durare.

Ritorno in carcere dopo il sequestro di 1,7 mlndi euro Partiamo da quanto gli resta da scontare: 5 anni e un mese. Un cumulo pene che era stato ricalcolato proprio nei giorni scorsi dopo la decisione del gip sulla continuazione tra alcuni reati delle condanne definitive. Fabrizio Corona temeva che il tribunale di sorveglianza gli revocasse l’affidamento in prova ai servizi sociali che per lui significava essere signori dal carcere, dormire a casa, partecipare alle serate in discoteca. Proprio quelle serate che, secondo ipm della Direzione distrettuale antimafia di Milano, gli hanno fatto guadagnare un milione e 760mila euro in nero e che lui ha nascosto in una controsoffittatura a casa della fidata collaboratrice Francesca Persi. Quei soldi, ritrovati durante una perquisizione lo scorso 7 settembre, hanno convinto il gip Paolo Guidi a firmare un’ordinanza di custodia cautelare su richiesta del pm della Dda Paolo Storari: intestazione fittizia di beni, arresto per Corona e per Persi. Il gip parla di un conto in Austria in cui il re dei paparazzi (titolo guadagnato senza aver mai scattato una foto in vita sua) avrebbe versato dal milione al milione e mezzo di euro grazie ai viaggi oltre confine della fidata assistente. La stessa persona a cui era intestata la Fiat 500 grigia che nel 2013 Corona utilizzò per percorrere 2.300 chilometri e arrivare fino in Portogallo per evitare l’arresto. Nonostante ciò, il 18giungo 2015 (dopo due anni e mezzo di carcere) è stato affidato alla comunità di don Antonio Mazzi e successivamente gli è stato concesso di vivere nella sua casa a Milano in virtù dell’affidamento in prova “sul territorio”.

«Mi è stata data un’opportunità e vi ringrazio molto, datemene un’altra, sono un uomo nuovo e ve lo dimostrerò, fidatevi di me», disse ai giudici del tribunale di sorveglianza nell’ottobre 2015. Loro si sono fidati e lo scorso luglio lo hanno soltanto “ammonito” dopo la pubblicazione di foto in cui stringeva il culo della fidanzata durante una vacanza non autorizzata su uno yacht a Capri. Ad agosto un grosso petardo esploso davanti casa sua ha dato ilvia a un’indagine che si è conclusa con il ritrovamento dei soldi impacchettati nel muro. La gola profonda che ha parlato agli investigatori del tesoretto è un’altra collaboratrice di Corona che aveva ricevuto pesanti pressioni affinché non facesse mai riferimento ai guadagni in nero dei locali. Secondo i pm Storari e Ilda Boccassini, siamo di fronte alla «professionalità nel reato» di Corona, come enuncia l’articolo 105 codice penale.

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