Facebook, arrestato in Brasile il vicepresidente numero 2 “Non collabora alle indagini”: non ha rivelato dati WhatsApp a polizia

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E’ finito nei guai il vicepresidente di Facebook per l’America Latina, Diego Dzodan il quale nella mattinata di ieri è stato arrestato a San Paolo. ” A disposizione della giustizia”, è questa la decisione presa dalla polizia brasiliana che nella mattinata di ieri come anticipato ha tratto in arresto il vicepresidente di Facebook su mandato disposto da un giudice della città di Lagarto nello stato di Sergipe, nel nord-est. Il motivo? Secondo quanto dichiarato dagli agenti, Facebook non avrebbe collaborato su indagini aventi su messaggi Whatsapp che appartiene alla piattaforma social di Mark Zuckerberg. L’uomo, di nazionalità argentina stava andando al lavoro nel quartiere di Itaim Bibi, situato proprio nella zona del sud della megalopoli brasiliana.Facebook nello specifico non avrebbe collaborato alle indagini sul narcotraffico nella zona di Lagarto, si sarebbe dunque rifiutata di fornire dati sui profili WhatsApp e Facebook di alcuni utenti ed il contenuto delle loro chat.

Secondo quanto emerso dalle dichiarazioni degli inquirenti questi sospettati nelle chat si scambiavano informazioni molto importanti relative al traffico di droga.Così il giudice ha deciso intanto di multare il colosso con una sanzione piuttosto pesante, ovvero un milione di real brasiliani che ammonterebbe a circa 230 mila euro, cifra che dovrà essere pagata entro la fine del mese, e poi nel contempo ha proceduto all’arresto. Questa decisione è sicuramente destinata a far discutere soprattutto all’indomani delle polemiche scaturite dal rifiuto di Apple di collaborare con l’Fbi alle indagini sul terrorista di San Bernardino.”Siamo amareggiati. Si tratta di una decisione estrema e non proporzionata”, ha dichiarato il portavoce di Facebook il quale ha commentato la vicenda che ha visto coinvolto il vicepresidente di Facebook in Brasile: «Siamo molto dispiaciuti per questa misura sproporzionata. Siamo sempre disponibuli e continueremo ad esserlo a collaborare con le autorità.Il caso riguarda Whatsapp che agisce separatamente da Facebook. Abbiamo sempre collaborato con le autorità brasiliane», ha aggiunto il portavoce della società.

Il portavoce di WhatsApp ha anche tenuto a precisare che purtroppo non sono tenuti a fornire informazioni che non hanno, e che comunque hanno cercato di collaborare per quanto possibile alle indagini. Il portavoce ha anche aggiunto di essere completamente in disaccordo con quanto deciso dal giudice. “Non siamo in grado di fornire informazioni che non abbiamo, la polizia ha arrestato qualcuno su dati che non esistono. Inoltre, WhatsApp e Facebook funzionano in modo indipendente, quindi la decisione di arrestare un dipendente di un’altra società è un passo estremo e ingiustificato”, ha dichiarato ancora il portavoce di WhatsApp. In realtà non è il primo casoin cui Facebook si rifiuta di collaborare con la giustizia brasiliana nel corso di indagini sul narcotraffico. Giusto lo scorso anno WhatsApp era stata sospesa per 48 ore ma poi grazie ad una nuova ordinanza il servizio venne riattivato.

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