Festival di Sanremo 2016 seconda serata: Ezio Bosso emoziona l’Ariston. Eros show con i suoi successi

La seconda e attesissima puntata del Festival di Sanremo è andata in onda proprio ieri sera, 10 febbraio 2016, nel corso della quale si sono esibiti dieci big della musica italiana e quattro nuove proposte che hanno incantato il pubblico dell’Ariston ma anche quello a casa. Per essere più precisi, tra le nuove proposte hanno avuto luogo due diverse sfide che hanno visto come protagonisti Chiara Dello Iacovo e Cecilie al termine della quale sfida ha trionfato proprio la prima mentre invece nel corso della seconda sfida si sono esibiti Irama e Ermal Metal ed in questo caso a trionfare è stato il secondo e dunque Ermal Metal.

In seguito all’esibizione delle nuove proposte sul palco del teatro Ariston di Sanremo sono arrivate proprio le Salut Salon, un simpaticissimo gruppo di musiciste che hanno incantato il pubblico con il loro talento e la loro simpatia. Subito dopo ecco che sul palco del Teatro Ariston è arrivata la prima dei dieci big in gara ovvero la bravissima Dolcenera la quale si è esibita con il brano intitolato “Ora o mai più ( Le cose cambiano) seguita poi da Clementino con “Quando sono lontano” e poi ancora, la terza artista a salire sul palco dell’Ariston in questa seconda serata del Festival di Sanremo è stata proprio l’amatissima Patty Pravo, una grande artista italiana, che si è esibita con il brano “Cieli immensi” ricevendo al termine della sua esibizione numerosi applausi da parte del pubblico presente.

Tra i big in gara ieri 10 febbraio 2016, a seguire Patty Pravo sul palco è stato poi Valerio Scanu con il brano “Finalmente piove”, seguito poi da Francesca Michielin con “Nessun grado di separazione”. In versione solista, dopo aver abbandonato i Dear Jack, sul palco del Teatro Ariston di Sanremo è arrivato anche Alessio Bernabei con “Noi siamo infinito”, Elio e le storie tese con “Vincere l’odio”, Neffa con “Sogni e nostalgia” seguito da Annalisa con “Il diluvio universale” ed per ultimi sul palco sono arrivati gli Zero Assoluto con “Di te e di me”.

Grandi ospiti di questa seconda serata del Festival di Sanremo sono stati nello specifico la bellissima attrice e produttrice cinematografica australiana Nicole Kidman che con la sua bellezza ha incantato il pubblico presente a Sanremo ma anche il pubblico a casa e poi ancora l’amatissimo artista italiano Eros Ramazzotti che si è esibito con un meraviglioso medley dei suoi successi ma ad emozionare il pubblico è stato Ezio Bosso, bravissimo pianista, compositore, direttore d’orchestra bassista italiano che con il suo talento ha davvero incantato milioni di telespettatori e non solo. Alessio Bernabei, gli Zero Assoluto, Dolcenera e Neffa sono gli artisti a rischio eliminazione in questa seconda serata del Festival della Canzone Italiana di Sanremo.

Uno studio della Anglia Ruskin University di Cambridge, diffuso nei giorni scorsi dalla stampa inglese, spiega che il ritratto dei gay offerto negli ultimi tempi dalla tv è estremamente lusinghiero. Fin troppo. Infatti, sostiene la ricerca realizzata da un gruppo di psicologi britannici, questa rappresentazione stereotipata degli omosessuali può condurre alla formazione di un «pregiudizio positivo» che sarebbe addirittura dannoso per i gay, i quali ovviamente sono meno perfetti di quelli del piccolo schermo.

Cosa dimostra tutto ciò? Che i media, da qualche anno a questa parte, sono decisamente gay friendly, e influenzano in questo senso l’opinione dominante. Dunque non c’è nulla di eroico o di rivoluzionario nello schierarsi pubblicamente a favore dei «diritti» delle coppie gay, come hanno fatto vari cantanti sul palco di Sanremo – da Noemi a Enrico Ruggeri – esibendo un nastro arcobaleno. In quest’epoca, sostenere la causa gay non è segno di coraggio, semmai di conformismo. Ci vuole molto più fegato, invece, a esprimere dubbi su tutto questo sfavillar di lustrini.
Lo dimostra una grottesca vicenda che riguarda Francesco Facchinetti.

Dopo l’esibizione di Noemi all’Ariston, sul profilo di Dj Francesco è comparso il seguente tweet: «Unica cosa che mi irrita è questo ostentare il sostenere i diritti delle coppie gay. Non ho nulla contro la cosa ma sembra veramente forzato». Una osservazione del tutto legittima, che nell’epoca della Dittatura Gender diviene una specie di bestemmia. E infatti Facchinetti è stato immediatamente sommerso d’insulti dai perditempo dei social, e marchiato d’infamia dai suoi colleghi impegnati. Ad esempio Alessandro Gassmann, che ha twittato: «Non si tratta di osten-
tare, ma di riconoscere, con i doveri, anche i diritti di TUTTI.

Irritato?». Risposta d’una arroganza estrema: l’arroganza del conformismo. Quel che è dopo accaduto è pura barzelletta. Dj Francesco ha persino smentito d’aver scritto il tweet («è stato scritto dal mio account, peccato che non l’abbia scritto né 10 né le persone che lavorano con me»). E non si capisce se si tratti di un mistero della tecnologia o di un maldestro tentativo di retromarcia. Sia ciò che sia, la lezione da imparare è una: o si aderisce al mainstre- am pro gay, o si tace, pena l’espulsione dal consesso delle persone presentabili.Quindi no, nonèsegnodi coraggio esibire nastri o bandiere arcobaleno, su un palco o in piazza. Sarebbe molto più ammirevole, al contrario, se qualcuno avesse le palle di schierarsi in difesa di valori che oggi sono davvero vilipesi e calpestati. Per esempio la dignità di questo Paese e dei suoi abitanti.

In questa strampalata realtà sovvertita, infatti, passa per retorica e bolsa la proposta lanciata (sempre via Twitter) da Maurizio Gasparri: «Dopo i nastri arcobaleno a Sanremo», ha scritto il senatore forzista, «si mostri il tricolore per il giorno del ricordo». Beh, un’idea del genere è tutt’altro che peregrina. Che un popolo conservi un briciolo d’orgoglio nazionale, specie nei giorni in cui si commemora l’orrore delle foibe (ricordato ieri sera da Carlo Conti), dovrebbe essere scontato. Ma non lo è affatto. La triste verità è che la maggioranza degli artisti italiani si vergognerebbe di sventolare il Tricolore sul palco, ma non ha problemi a issare la bandiera arcobaleno. A quanto pare, giova all’immagine (e agli interessi di mercato) aderire alla vulgata omosessualista piuttosto che dimostrare un po’ di attaccamento alla propria nazione. La vera madre surrogata, oggi, è la madre patria.

Pippo Conti, il Carlo Baudo dei giorni nostri, dice che continuerà a pedalare fino a sabato «con il sorriso», visto il 49,48 per cento di share e gli 11 milioni di telespettatori che hanno seguito la prima serata del Festival. Giancarlo Leone, direttore (traballante) di Raiuno, dopo il boom di martedì ha gonfiato il petto alla vigilia della seconda serata di un Festival che vive soprattutto sulle genialate di Virginia Raffaele, la parte migliore di Sanremo 2016: «Ho ricevuto una telefonata di complimenti dal direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto», ha detto Leone. La nave va, quindi, malgrado i sinistri scricchiolii che arrivano da una formula vincente ma, oggettivamente, un po’ stantia.

Ieri sera, secondo giro di valzer con, in avvio, un Vivaldi rockizzato e il primo barrage tra i giovani che ha mandato in finale la cantante-calciatrice Chiara Dello Iacovo (Introverso) e Ermal Meta (Odio le favole) ai danni di Cecile (N.E.G.R.A.) e Irama (Cosa resterà). Dopo, la serata è decollata, con qualche pericoloso vuoto d’aria. Alcuni si sono chiesti se la plastificata Nicole Kidman, gelidamente pronta a tutto quando si tratta di prendere i soldi (del cachet) e scappare, si sia meritata i 250.000 euro che la Rai le ha versato. Altri perché siano stati scelti come co-conduttori gli ingessati Gabriel «Mani di Forbici» Garko e Madalina Ghenea: non bastava Virginia Raffaele ieri svolazzante e travolgente nei panni di una svampita Carla Fracci? «Saluto la banda di Sanremo… », ha detto alla prima entrata la neo-fenomena. E Conti: «È l’orchestra, non la banda…». «Ah sì…E dove è il premio?». Conti, stando al gioco: «Ma quale premio?». «Cazz… Non c’è? Almeno un mazzo di fiori…». Chape- au. Dove non arriva il Festival, ci pensa lei, la Virginia dei miracoli.

E il resto del menù? Raffinato Ellie Goulding quando ha cantato Love me like you do, entusiasta Eros Ramazzotti che qui vinse 30 anni fa con Adesso tu, reinterpretata ieri sera in un medley assieme a Una storia importante, Terra promessa e Più bella cosa, con bacio finale per la moglie seduta in platea. Anche Eros ha cantato con un nastrino arcobaleno legato all’asta del microfono. E poi, prima di cantare Rosa nata ieri, parlando con Conti si è detto favorevole alle unioni gay. Mentre toccante è stato il momento in cui il maestro Ezio Bosso ha celebrato al pianoforte Bach ricordando che si può emozionare anche quando una malattia neurovegetativa mangia le forze, non il dono della grande musica. Nino Frassica ha parlato del dramma dei migranti, senza strumentalizzazioni politiche..

Alle 23 in punto, l’Ariston ha infilato le dita in una presa di corrente quando gli Elii si sono scatenati con la loro Vincere l’odio (voto 8): le sette mini-canzoni contenute in questa pastiche possono diventare il manifesto del Sanremo 2016, facendo dimenticare le sonnecchiose banalità in musica degli altri big. E se Patty Pravo con Cieli immensi, Annalisa con la complicata Il diluvio universale (7-) e Francesca Michielin con Nessun grado di separazione (6,5) hanno dispensato eleganza mentre quattro big in gara sono stati rimandati a settembre: Dolcenera che non ha urlato troppo la sua Ora o mai più (5/6), Valerio Scanu che si è sciolto nelle note di Finalmente piove (4-), Clementino che ha perso il derby-rap con Rocco Hunt in Quando sono lontano (5) e gli Zero Assoluto, passati inosservati con Di meedi te (4). Discorso aparte merita Sogni e nostalgia di Neffa: canta come Celentano e si guadagna la sufficienza. Meno riuscita l’imitazione che fa Alessio Bernabei di Nek in Noi siamo infinito (5+). Stasera cover e Pooh. Vincerà la nostalgia canaglia.

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