Festival di Sanremo 2016: vincono gli Stadio con “Un giorno mi dirai”

La quinta e ultima puntata del Festival di Sanremo 2016 è andata in onda nello specifico proprio ieri sera, 13 febbraio 2016, nel corso della quale è stato decretato il vincitore definitivo di questo sessantaseiesimo Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Per essere più precisi a vincere, tra i 20 big in gara che nel corso di queste sere si sono esibiti sul palco dell’Ariston sono stati gli Stadio che a Sanremo hanno portato sul palco il brano intitolato “Un giorno mi dirai” mentre invece la bravissima oltre che molto giovane Francesca Michelin con il brano intitolato “Nessun grado di separazione” si è classificata al secondo posto e poi ancora Giovanni Caccamo e Deborah Iurato con il brano intitolato “Via da qui” sono riusciti ad ottenere la terza posizione.

Grande ospite della serata è stata la bravissima oltre che molto amata cantante, attrice e conduttrice televisiva italiana Cristina D’Avena, grande interprete di sigle di cartoni animati, che sul palco dell’Ariston di Sanremo ha portato in scena alcuni dei suoi brani più famosi partendo dal “Valzer del moscerino” che l’ha resa molto nota al pubblico quando era solamente una bambina e allo Zecchino d’Oro ha presentato questa canzone proseguendo poi con altri gradi successi e nello specifico sigle molto apprezzate da diverse generazioni, tra queste “Occhi di gatto”, “Kiss Me Licia”, “La canzone dei puffi” e tanto altro ancora. Riguardo alla sua partecipazione al Festival di Sanremo, molto attesa e voluta dallo stesso pubblico, nel corso di un’intervista rilasciata a TgCom 24, la celebre artista italiana avrebbe affermato “Sono lusingata, onorata, orgogliosa. Soprattutto questa cosa del pubblico mi ha fatto riflettere tanto. Un pubblico che a gran voce ti vuole al Festival. Devo dare atto a Carlo Conti di essere molto attento al pubblico, e la gente si fida di lui. E se il popolo vuole una artista lui cerca di portarla su quel palco”.

E poi ancora, grandi ospiti di questa quinta e ultima puntata del Festival di Sanremo 2016 hanno calcato il palcoscenico, tra questi Roberto Bolle, Renato Zero, Willy William e poi ancora Beppe Fiorello e Guglielmo Scilla. E proprio Willy Willam, a proposito della sua presenza al Festival della Canzone Italiana di Sanremo avrebbe nello specifico affermato “Sono felice di essere qui, conoscevo il Festival di Sanremo, l’ho visto tramite Internet e sono proprio contento di farne parte. Della musica italiana conosco il grande Eros Ramazzotti e la dance music. Ho scritto la canzone ‘Ego’ in una notte sola, di getto mi sono sentito ispirato” .

Renato Zero, invece, ha scritto un post su Facebook, poco dopo aver calcato il palco dell’Ariston, affermando nello specifico “Ritrovarsi è un’arte che noi conosciamo bene; il cuore non desiderava altro che la strada di casa. Da un lungo viaggio si ritorna sempre con dei doni: è tempo di scartare il primo, questa sera, tutti insieme, e di raccontarci tutto, con gli occhi negli occhi”E poi ancora grandi ospiti Giorgio Panariello e Leonardo PieraccioniFrancesco Gabbani e Il Volo in collegamento da New York.

L’edizione di quest’anno del festival passerà alla storia come quella di «Sanrema la pazza». Non solo in «quel» senso, ma soprattutto nel senso di Virginia Raffaele, che ha dimostrato che si può essere una donna con stacco di coscia chilometrica, lato b che non ha niente da invidiare a quello di Gabriel Garko, e una testa satirica e narrativa lucidissima e iperbolica. E anche così bella da non patire confronti e da non buttarla nella battuta acida della «ordinaria ma simpatica», finalmente! (Ogni riferimento è abbondantemente voluto).

Gli intellettuali, invece, la studieranno come l’edizione della «Jeun- ne Fille» (teoria del collettivo francese Tiqqun, secondo cui il mercato tenderebbe alla «giovane ragazza», che è essa stessa mercato). Il che è uno dei motivi per cui quest’edizione è stata spacca-audien- ce e al contempo duepallosissima: l’intero festival non è stato che un siparietto tra un’apparizione della Raffaele e l’altro. Con il regalo di averla vista – emozionata per la prima volta – anche nei panni di se stessa prima della ga(y)g tra Conti e Garko: «Non si alza», «Tiralo su» (il sipario) e il telefonato «Vienimi a prendere sulle scale».

E per chi avesse temuto che Raffaele non fosse in grado di fare battute fulminanti senza travestimento, eccola consegnare i fiori «al maschile» a «Bolle che bello che balla» con queste parole: «Perché al maschile poi?».In realtà non si capisce se sia Sanremo ad essersi gayizzato, o se sono i gay ad essersi sanremizzati, e quindi tinellizzati. Ma uno dei trucchi era semplice e siamo lieti di svelarvelo: i superospiti stranieri, per lo più, sono stati scovati nelle classifiche dei siti gay oriented dedicati alla musica, controllate con i vostri computer: www.gay.it/jukebox.

Il risultato è stato quello di fare passare per rivoluzionario e controcorrente persino un Enrico Brignano che – fuori forma e senza riuscirci – birignava da mattatore con la voce impostata. Ma che pa- raculando – e passando per eroino dell’orgoglio etero – ha sfottuto Carlo Conti sul politicamente corretto fino alla bandierina: «Copulare si può dire? Conoscersi in senso biblico si può dire?». E arrivando a metterci pure il carico: «Il momento bello della nascita di un bambino è l’avvio della pratica»: non d’adozione, ma «quando si tromba» (anche se, bisogna ammetterlo, la sua imitazione della donna reticente che si trasforma in panterona era molto «drag»).

Gli stereotipi della cultura gay sono stati toccati tutti, dall’orgia del bravissimo Nino Frassica («Cosa fai dopo che hai fatto l’amore?», «Saluto tutti e me ne vado») al ciuf- fino ribelle di Gabriel Garko da sistemare con la manina svolazzante (devono avergli detto che fa picco d’ascolto, altrimenti non si capisce perché non sistemarglielo con la lacca, col bostik, con uno sputo, con una mollettina arcobaleno).Ovviamente, per il gran finale, non poteva mancare Roberto Bolle, che, per sovrappiù, ha volteggiato sulle note di We will rock you dei Queen, con la voce – guarda caso – di Freddy Mercury, un attimo prima che sullo schermo apparisse Miguel Bosé. E allora ditelo! Vabbè, lo stiamo dicendo noi.

Sì, la vera vincitrice è stata Virginia Raffaele, che sulla frociaggine (nell’edizione in cui si è visto persino l’unico rapper al mondo, J Al- vin, che al posto di avere le girls aveva i boys) ha calcato ancora di più le sue strepitose caricature, mettendo in risalto il vero fenomeno di quest’epoca, di fronte al quale la metrosessualità maschile è una sciocchezza. E cioè la frociaggi- ne delle donne (dai, dite che non è vero).

E così stata una cornucopia di botulino, extension, sovrastrutture gommose, in puro stile Lgtb: Belen come un travestito che amplifica lo sculettamento; la Versace come Iggy Pop; la Fracci bambinetta maliziosa; la Ferillona così come la fanno nel cabaret en travesti: «Nun pare che me so’ ingoiata ‘n lampadario?». I social, poi, erano tutti un fiorire di «la»: non solo «la Scanu» (graf- fiante al dopofestival indicando Noemi e Irene Fornaciari, «quella roscia seduta accanto all’altra ro- scia»), «la Garko», «la Zero», ma anche «la Pravo» e «la D’avena», che della cultura «la» sono icone.

Se Sanremo era la patria del gallismo a là Claudio Villa, oggi Francesco Gabbani, vincitore delle nuove proposte, alla proclamazione, con gli occhi lucidi, bacia la mano al conduttore. E se persino al grande Costantino della Gherarde- sca questo festival sembra un dramma, io invoco una rivoluzione femminista per gli omosessuali, mai così sfacciatamente sfruttati come polli in batteria davanti al grande schermo: se non ora quando?

La Madalina Ghenea è passata totalmente inosservata: le curve della Raffaele non hanno nulla da invidiarle, e c’era anche tutto il resto, ed esibito a dovere. Ma soprattutto perché troppo sfigatamente femmina e residuo di un passato dimenticato; entrava mezza nuda e manco se la calcolavano. E però, in tutto questo bailamme, anche Carlo Conti – perfetta spalla della Raffaele, e straordinario comico – deve avere pensato che era un po’ troppo. E non ci riferiamo alla pacca sul sedere alla Ghenea, ma al momento in cui Gabriel Garko gli è apparso alle spalle e Conti ha esclamato: «Mi hai fatto paura.

One comment

  1. infatti…….comico e comiche…..fa ridere——-hai scritto bene

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