Figuraccia imbarazzante a «Mezzogiorno in famiglia» Amadeus parolaccia in diretta: «Vorrei la m… nera»

1462891496839.jpg--epica_gaffe_a_mezzogiorno_in_famiglia__amadeus_e_distrutto__ecco_le_sue_parole_Stavolta il Tapiro è andato davvero alla persona giusta. E la consegna ad Amadeus,avvenuta ieri sera all’interno di Striscia la Notizia, il tg satirico di Canale 5, è stato un bel pezzo di tv. Il problema è che un maxi Tapirone andrebbe assegnato alla Rai che non perde occasione per inanellare gaffe e figuracce epocali. Come la bestemmia in diretta in occasione del programma di Capodanno. Il conduttore di Mezzogiorno in Famiglia ha ricevuto il suo primo Tapiro d’oro per aver pronunciato una parolaccia in diretta durante il programma della Rai. Sabato scorso, sulle note della canzone finale del programma, il conduttore siciliano ha canticchiato il ritornello della canzone «La pelle nera» di Nino Ferrer sostituendola parola «pelle» con la parolaccia «m….ia». Amadeus, intercettato a Roma da Valerio Staffelli, ha chiesto scusa. «Non era mia intenzione.

 È un’espressione che non va detta e mi dispiace. In trent’anni di carriera non ho mai detto una parolaccia», dice il tele divo, «non è mio costume. Anche in questo caso, non era una parolaccia in onda, perché è un fuori onda, avevo finito di trasmettere,avevo salutato tutti e giocherellavo mentre mi toglievo il microfono, che non doveva essere acceso, però la responsabilità è mia. Tra l’altro quella parola è un intercalare, non è neanche una parolaccia,è stata sdoganata». Inoltre, alla domanda di Staffelli sul perché vorrebbe una «m….ianera», ha risposto con ironia: «Perché dopo 53 anni vorrei qualcosa di più». Legittimo, ma non per questo lo deve esternare in diretta tv. Peril deputato del Pd e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, il comportamento di Amadeus merita rispetto.

«La Rai ha avuto, finalmente, quanto meno la prontezza di scusarsi, a differenza del caso Riina e di altri episodi»,sostiene l’esponente dem «il servizio pubblico ha avuto il coraggio e la correttezza di presentare le proprie scuse, invece di difendere con arroganza scelte indifendibili. Lo ha fatto Amadeus, dicendo che credeva finita la diretta». «A questo punto, però», prosegue Anzaldi, «più che l’apertura di un’indagine interna sull’autore del gesto, l’azienda dovrebbe valutare senon sia opportuno mettere per iscritto un codice di comportamento che stabilisca, in maniera vincolante e stringente, quali atteggiamenti non sono consentiti all’interno di uno studio televisivo, a partire dal turpiloquio. Un codice che valga sia durante le dirette che nelle fasi preparatorie o successive».

Una posizione, quella dell’esponente della maggioranza, che trova sponda in Roberto Dante Cogliandro, presidente dell’Ainc,l’ Associazione italiana notai cattolici. «Dopo la bestemmia di capodanno i telespettatori che vedono il servizio pubblico hanno assistito a una nuova parolaccia durante la diretta di Mezzogiorno in famiglia.È necessario che il servizio pubblico garantisca una programmazione di qualità», afferma Cogliandro, «e maggior controllo affinchè non si verifichino più incidenti di questo tipo. Abbiamo l’obbligo di un maggiore controllo anche per tutelare i bambini davanti alla Tv nelle fasce protette. Oltretutto, a fronte del pagamento del canone Rai in bolletta ci aspettiamo una maggiore attenzione sui contenuti destinati alle famiglie»

Ha causato non poche conseguenze il caso della parolaccia pronunciata sabato scorso, in chiusura di trasmissione a “Mezzogiorno in famiglia”. Il conduttore Amadeus si è scusato: «Ho stupidamente utilizzato per gioco, certo che la diretta fosse terminata, una espressione poco carina andata purtroppo in onda a schermo scuro. È stata una leggerezza di cui voglio scusarmi con i telespettatori e con la Rai». Ripercussioni anche in Commissione di Vigilianza. «Dopo la bestemmia di Capodanno, i telespettatori del servizio pubblico hanno assistito a una nuova gaffe in diretta – dichiara il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi – a “Mezzogiorno in famiglia”, prima dei titoli di coda, è andata in onda una parolaccia, sulle note della canzone finale. Come sta intervenendo l’azienda? Quali provvedimenti sono stati presi?». «Di fronte all’ennesimo episodio, denunciato dal Messaggero, che danneggia il servizio pubblico – spiega Anzaldi – è opportuno che l’azienda spieghi quali sono le responsabilità, chi doveva vigilare e quale forma di verifica viene messa in campo in questi casi. Dopo il caso di Capodanno, come è cambiata la catena di controllo sulle trasmissioni?». Anzaldi ha poi auspicato, più che una indagine interna sull’autore del gesto, «l’azienda dovrebbe valutare se non sia opportuno mettere per iscritto un codice di comportamento che stabilisca, in maniera vincolante e stringente, quali atteggiamenti non sono consentiti all’interno di uno studio televisivo, a partire dal turpiloquio».

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