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Cercavo la grande bellezza. E non l’ho trovata». Non sono parole degli allenatori di Fiorentina e Napoli – Maurizio Sarri nemmeno ha parlato, alla vigilia della sfida di stasera – ma appartengono a Jep Gambardella, il disincantato protagonista de «La Grande Bellezza», il capolavoro cinematografico di Paolo Sorrentino premiato giusto due anni fa con l’Oscar. Roma come palcoscenico, ma stavolta Firenze va bene lo stesso, quanto a fascino e incanto: della città e delle squadre che animeranno il Franchi. All’andata, la gara al San Paolo tra azzurri e viola fu uno show: viola primi in classifica e a lungo padroni del campo, Napoli capace di strappare la vittoria di forza in quel miniciclo (Juve, Milan, Fiorentina) che diede l’avvio alla rincorsa alla vetta conquistata un mese e mezzo dopo. Cercavano la grande bellezza: che però è effimera, come il calcio e i suoi giudizi che possono cambiare in fretta.

RISULTATI Sembravano infatti due squadre fatte e finite, spettacolari e vincenti, Fiorentina e Napoli. Buone – anzi, ottime – per il presente e per un futuro a lungo termine. Città, presidenti e tifosi erano conquistati e pure proiettati verso traguardi da sogno. Un girone dopo, tutto è più complicato: perché a contare comincia a essere la sostanza, più che la forma. L’eliminazione contemporanea dall’Europa League ha reso tutto un po’ meno scintillante, e in campionato i punti cominciano a pesare. La Fiorentina ha visto riavvicinarsi pericolosamente la Roma fino al sorpasso consumato in zona Champions sabato sera, il Napoli ha raccolto appena un punto nelle ultime due partite – e non vince da 4 considerando anche la coppa continentale – e ha dovuto abbandonare il primo posto.

RAPPORTI E anche i rapporti fuori dal campo si sono incrinati. Paulo Sousa, così educato e così amato nei primi mesi fiorentini, durante il mercato invernale – non così soddisfacente secondo quelle che riteneva essere le sue necessità – non ha lesinato qualche frecciata «alla Gambardella», alimentando il malumore dei tifosi e di conseguenza quello della proprietà e inquinando le ipotesi di futuro a lungo termine sulla panchina viola.

Sarri ha parlato poco (ma quella sul fatturato migliore della Juve era una bordata indirizzata in modo preciso) e soprattutto ha parlato coi fatti, sempre sul tema ricambi: più o meno sempre gli stessi giocatori impiegati, fino a spremerli, e forze in diminuzione. De Laurentiis, a proposito di cinema, vorrebbe invece vedere più elementi utilizzati, anche per smentire l’ipotesi che la rosa da lui allestita non sia all’altezza dell’obiettivo grosso, e qualche gambardellata l’ha detta. Sul peso di Higuain, per esempio, e sul contratto di Sarri («Rinnovo? Decido io»).

COMUNQUE BELLE Il gioco bello però c’è ancora. Fiorentina e Napoli sono le squadre che tengono più la palla, con percentuali tra l’altro vicinissime (62,25 i viola, 62,32 gli azzurri, all’andata 48-52 per la squadra di Sousa); i sarriani sono quelli che hanno tirato più volte in assoluto (450) e nello specchio (154), i fiorentini sono stati invece i più precisi ne i passaggi (86,01%, davanti alla Juve e proprio al Napoli) e hanno anche una media realizzativa migliori dei campani (16,85% contro 15,52, solo Roma e Sampdoria meglio). Tra tutte e due, Fiorentina e Napoli hanno guidato la classifica di Serie A per dodici giornate complessive (5 la Viola, 7 il Ciuccio).

«Tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore», direbbe ancora Jep. Perché la grande bellezza espressa dalle
due squadre più affascinanti del campionato potrebbe non bastare più. Il Napoli, per dire, ha comandato a lungo il gioco contro il Milan e ha addirittura dominato il Villarreal in Euro- league, ma alla fine – molto italianamente – si guarda il risultato. Non Sousa, che italiano non è: «Per quanto riguarda il gioco, il Napoli non ha avuto nessun calo», ha detto il tecnico portoghese. Aggiungendo: «Le pressioni saranno tutte sul Napoli perché ha investito tanto e dunque ha il dovere di vincere il campionato e andare sempre in Cham- pions. Per la Fiorentina essere lassù è una grande opportunità che ha saputo costruirsi con il lavoro e il coraggio. Per noi è solo positiva. Dal punto di vista emozionale sarà una partita straordinaria». Cercare la grande bellezza sarà comunque un merito.

«Non mi interessa se diluvierà, se il campo sarà allagato: dobbiamo vincere per la classifica, per le nostre convinzioni, per i tifosi e per il presidente, che ci è sempre stato vicino». Vincenzo Montella con il Frosinone sa di avere un altro matchball che non può essere sprecato come le ultime gare. La sfida di oggi per la Sampdoria rappresenta già un’ultima spiaggia, dopo aver ottenuto appena due pareggi in tutto il girone di ritorno. Il tecnico blucerchiato sa bene di aver solo un risultato a disposizione e non cerca alibi: «Non sappiamo se rinvieranno la partita – ha spiegato ancora -, ma anche dovessero far slittare la gara comunque abbiamo un’unica possibilità, quella di portare a casa i tre punti».

Per ora si gioca. Lo stato di allerta arancione, infatti, è stato prolungato fino alle 13, in attesa di capire come evolveranno i fenomeni temporaleschi. Poi resta l’incognita delle condizioni del manto erboso del Ferraris, che potrebbe non reggere i 150 millimetri di pioggia previsti nel weekend. Sarà il primo vero banco di prova per il nuovo sistema di drenaggio, rifatto completamente in estate.

Montella però ora pensa solo alla gara. Così come i 200 tifosi saliti ieri al Mugnaini per incitare la squadra: striscioni, cori e fumogeni hanno accompagnato la rifinitura. Per la contestazione ci sarà tempo a fine campionato, ora gli ultras blucerchiati vogliono solo raggiungere la salvezza. Tensione e preoccupazione si respirano nell’aria, anche se Montella ieri ha voluto sminuire il battibecco avuto con un tifoso dopo l’allenamento di giovedì: «Non c’è tensione, ma grandissimo dispiacere – ha spiegato -. La Sampdoria si è sempre contraddistinta, percepisco solo tanto amore intorno alla squadra. Rispetto all’episodio del tifoso, c’è un ragazzo qui fuori che inveisce sempre contro tutti, ci sta che uno lo allontani dopo aver subito dei colpi alla macchina, mi dispiace che l’accaduto sia stato enfatizzato». L’allenatore napoletano, insomma, prova a spazzare via i malumori andando alla ricerca di punti fondamentali per la lotta alla salvezza. Solo un risultato positivo permetterebbe alla squadra di affrontare con maggior serenità le prossime gare, tutti spareggi per non retrocedere contro Verona, Empoli e Chievo.

Prima, però, il Frosinone. Montella per la sfida di oggi non vuole comunque rinunciare al bel gioco, che si è visto anche contro l’Inter nonostante la Sampdoria alla fine sia riuscita a raccogliere solo un’altra sconfitta: «Adesso sembra che il bel gioco sia un problema – ha detto ancora -. Se sapessi vincere automaticamente giocando male lo farei anche io. Ma in ogni caso credo che qualsiasi squadra per fare punti debba giocare meglio dell’avversario. Piuttosto le difficoltà stanno nel fatto che la Sampdoria con il mercato di gennaio ha cambiato uomini e caratteristiche e anche per questo non siamo riusciti a trovare la continuità necessaria».

Il tecnico blucerchiato teme soprattutto le difficoltà psicologiche legate alla delicatezza del match: «Anche per questo ho deciso di andare in ritiro un giorno prima del solito e la squadra si è detta subito d’accordo. Durate la gara dovremo controllarci e capire che tipo di partita sarà, ma essere anche lucidi. Non dobbiamo farci prendere dalla frenesia. Sara un match delicato come con Atalanta e Torino, sono sicuro che avremo le nostre occasioni». A sfruttarle dovranno essere Alvarez, Correa e Quagliarella. L’ennesimo tridente che dovrà permettere alla Sampdoria di svoltare, altrimenti la squadra rischierà di naufragare. E non solo a causa del maltempo.

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