Formula 1 Gp Spagna (Barcellona) F1 2016, orario, Info, Link e Diretta Live Tv Rojadirecta

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Il Gp di Spagna è in programma oggi al Montmelò, Barcellona. Gara alle 14, con diretta su SkySportF1. La Rai darà la differita su Rai2 alle 21. In programma ci sono 66 giri, ciascuno di 4.655 metri, per un totale di 307,104 km.CLASSIFICHE. Mondiale piloti: 1. Rosberg pt 100; 2. Hamilton 57; 3. Raikkonen 43; 4. Ricciardo 36; 5. Vettel 33; 6. Massa 32; 7. Grosjean 22; 8. Kvyat 21; 9. Bottas 19; 10. Verstappen 13; 11. Alonso 8; 12. Magnussen 6; 14. Sainz jr 4; 15. Perez 2; 16. Button 1; Vandoorne 1  Mondiale costruttori: 1. Mercedes 157; 2. Ferrari 76; 3. Red Bull 57; 4. Williams 51; 5. Haas 22

Più fresco al mattino, più caldo al pomeriggio. Temperatura asfalto 28 gradi prima di pranzo, 44 dopo pranzo. Uno sbalzo termico terribile, ma – ovviamente – uguale per tutti i concorrenti. La Mercedes sembra funzionare (non da ora) sia al Polo Nord che all’Equatore; la Red Bull pare aver tratto beneficio dal maggior caldo; la Ferrari è colata a picco. Sta di fatto che le qualifiche del GP di Spagna a Barcellona hanno emesso un verdetto durissimo, che dovrà essere digerito con grandi dosi di bicarbonato. Però le qualifiche sono la sentenza di primo grado, appello e cassazione arrivano solo la domenica, quando cala la bandiera a scacchi. Ergo oggi. Ma, certo, la Ferrari non ha posto le basi per vincere la gara di oggi. Anzi, sarà molto dura scalzare una Red Bull (la Mercedes si gioca la doppietta) dal terzo gradino del podio. E quello, il terzo posto, resta l’unico obiettivo possibile per le Rosse. In arrivo c’è il presidente Sergio Marchionne, che in due diverse occasioni – dopo il GP di Sochi e a inizio settimana durante la presentazione della Giulia – aveva detto di aspettarsi «una vittoria a breve, magari già a Barcellona».

Ecco, tutto è possibile, ovvio, e gli appassionati della Rossa confidano in un capovolgimento dei valori che si sono visti ieri. Ma la sensazione è che Marchionne dovrà aspettare ancora per vedere una vittoria della sua squadra. Resta un mistero perché la Ferrari sia stata la sola a non migliorare tra l’ultima sessione di libere del mattino, a causa di quell’aumento delle temperature. Il dato non è stato considerato nella decisione presa per decidere gli assetti? Oppure l’auto ha una “finestra” di utilizzo delle gomme molto ristretta e funziona bene solo in quel “delta”? Una verità ufficiale non c’è. Ma è probabile che non ce ne sia nemmeno una nascosta. Gli ingegneri si stanno applicando per capire l’arcano. Ma non sarà facile venirne a capo, né porvi rimedio (se fosse una questione di assetti, ricordiamo che non si possono cambiare tra qualifica e gara). Ipotesi logica (non tecnica, ovviamente, perché ognuno deve fare il proprio mestiere): se l’auto è così sensibile alle variazioni di temperatura ci saranno molte questioni sulle quali riflettere a fondo.

In questa giornata, che i ferraristi si aspettavano a tinte chiare e invece scoprono a tinte fosche, spicca la rinascita della Red Bull. Non il dominio della Mercedes, perché quello è in essere da due stagioni e passa. La Red Bull, però, ha attraversato momenti difficili. Ricordiamo che ha persino negoziato con la Ferrari la fornitura del motore, senza riuscirci. Ha litigato (eufemismo) con la Renault, ha perso i motori francesi, poi li ha ritrovati in extremis e nemmeno ne porta il nome sulla carena, sostituito da quello di uno sponsor. E ciononostante, sulla pista che più di ogni altra offre il termometro esatto della situazione (e sia chiaro che qui non si parla di temperatura…), ha dimostrato doti telaistiche eccellenti. Da ultimo: l’intera Formula 1 è rimasta impressionata dal cinismo con cui la squadra – intesa come un unicum che comprende Red Bull e Toro Rosso – abbia bocciato il russo Kvyat e promosso l’olandese Verstappen.
Ma è stata una mossa super: il baby fenomeno, alla prima prima qualifica con la nuova auto, si è issato sino alla seconda fila, a lungo davanti al suo compagno Ricciardo. Poiché, nonostante la giovane età, ha già dimostrato di essere molto solido in gara, diventa naturale pensare che sia lui (prima di Ricciardo) un potenziale candidato al podio. Brutta storia per la Rossa, tante volte in passato condannata dalla selettività della pista spagnola.
Una volta costò il posto ad Aldo Costa, oggi il progettista delle super Mercedes. Il destino non sempre ha dei percorsi facili da seguire. E chissà che con un po’ di fortuna, oggi alle Rosse non riesca di ribaltare la situazione. Però sarà molto difficile che accada e di fortuna c’è ne vorrà parecchia…

In molti sono rimasti stupiti nel vedere una Ferrari così attardata, specie dopo aver fatto segnare dei buoni tempi durante le libere (anche ieri mattina). E tra i più stupiti c’è indubbiamente Sebastian Vettel. Stupito e anche un po’ imbarazzato nel fronteggiare una situazione del tutto inattesa: «Non mi aspettavo che andasse così – ammette – non credo che si tratta di una mancanza di prestazione in senso generale, perché nelle libere eravamo andati sempre molto bene. La verità è che siamo rimasti sorpresi dalla mancanza di velocità». Stupito, dice: «Sì, perché non credo che ci manchi la velocità in senso assoluto, né che ci sia un problema specifico in qualche area della della pista. Di sicuro ci sono dei motivi che hanno determinato questa prestazione negativa, ma al momento non sappiamo quali siano. Sono cambiate le condizioni ambientali, abbiamo perso competitività». Non è nemmeno stupito dalla prestazione della Red Bull. «In verità no, non lo sono perché credo che siamo stati noi ad andare piano più che loro ad andare forte».
Il pilota tedesco è rimasto sul vago: «Abbiamo apportato delle modifiche all’assetto, ma non credo che dipenda da quello.Il fatto è che l’auto scivolava molto e, in quelle condizioni, diventa molto difficile andare forte». Cosa si potrà fare per la gara? Non molto, su una pista che non ha mai favorito i sorpassi. Forse si potrà pensare a una strategia molto ardita (la Pirelli ne propone addirittura quattro), ma come al solito dipenderà molto dalla partenza. E la storia recente dice che quando si parte dalla terza fila, il problema è non finire nel traffico, rischiando magari l’incidente: «Beh, certo che partire dalla sesta posizione non aiuta – ammette Vettel – ma io credo che l’auto sia molto più veloce di quanto dica il sesto tempo e mi auguro di poterlo dimostrare in gara». Se lo augura lui, se lo augura la Ferrari intera.
Il campanello  E Raikkonen? Quando è più veloce di Vettel non è mai un buon segno… «La combinazione tra auto, pista, gomme e temperatura non ci è stata favorevole. Non è la posizione che vorremmo, ma in fondo sono solo le qualifiche». Auguri, allora.

L’urlo via radio di Daniel Ricciardo dopo la conquista del terzo posto, la dice lunga su quanto temesse l’assalto del giovane Verstappen. Ieri l’olandese è stato grandioso. «Non mi sarei mai aspettato di essere in seconda fila al via della mia prima gara con la Red Bull, è stato bellissimo ed eccitante. Non so dire se possa essere equiparata a una pole, non l’ho mai ottenuta, per questo devo ancora aspettare. Ma, certo, sono molto felice. Mi trovo bene in auto, riesco a conoscerla e a interpretarla bene giro dopo giro. Spero di poter concludere una bella corsa. Le sensazioni sono positive, perché l’auto è davvero buona. E’ divertente andare al limite in queste condizioni».
Il testimone
Detto a margine: giunto dove doveva giungere, ossia in un top team, adesso dovrà fare a meno dell’aiuto e del sostegno del padre Jos, che lo ha portato sino a questo punto. Lo ha spiegato il diretto interessato: «Ora tocca a lui e a tutta la Red Bull. E’ giusto che da questo momento io faccia soltanto il padre e compia un passo indietro sia come manager sia come consigliere». La Red Bull ha le sue strategie di comunicazione – invero efficacissime – e Verstappen diventerà presto oggetto di tutte le cure necessarie. Oggi vedremo come se la cava.

Stupefacente, detto come aggettivo. Si può solo fare ricorso a termini altisonanti per descrivere il debutto in un top team di Max Verstappen che non è simpatico, ha un padre smisuratamente rompiballe ma è indubbiamente un fenomeno.
La pressione c’è per tutti e la capacità di questo ragazzino di farsene un baffo è straordinaria. Sicché ieri al Montmelò è nata una stella e papà Jos con buon tempismo ha promesso: «E’ il momento che io faccia un passo indietro, perché oggi Max è dove merita». Però, diciamolo, per una stella che è nata c’è un campionato che è morto.
Se la terza fila con Raikkonen e Vettel a oltre un secondo dalla miglior Mercedes sono l’effetto della ritrovata affidabilità della Ferrari, c’è da mettersi le mani nei capelli. Arrivabene ne ha ancora molti, e spalle larghe, però la situazione è pesante e ulteriormente aggravata da un paio di circostanze: 1 ) per l’intera stagione si dice che chi va forte al Montmelò va forte dappertutto – ecco, appunto; 2) nella Q3 si montano le gomme più morbide, in questo caso le Pirelli soft che avrebbero dovuto essere Tarma in più delle Rosse; non osiamo immaginare cosa potrebbe succedere quando in gara si passerà alle medie, che fanno ridere le Frecce d’Argento come le macchinine di Cars.
ATTENUANTI. Si cercano attenuanti e andrebbero bene comunque, generiche o specifiche. La Ferrari cerca le cause del peggioramento avvenuto tra mattina e pomeriggio (nelle ultime prove libere Vettel terzo a 150 millesimi), non le trova e quindi spiega: «La temperatura dell’asfalto è aumentata di 10° e le soft non garantivano più aderenza».
Ora: premesso che la differenza di temperatura è stata di circa 6° (36° durante le simulazioni di qualifica nelle prove libere e 42° in qualificazione secondo i dati della Pirelli), un progetto vincente è un progetto vincente e non abbisogna di asfalto asciutto-curvo ni veloci-tempera- tura di 36°-vento a favore.
La Mercedes va forte ovunque. Sui malesseri ferraristi oggi piomberà in circuito Marchionne, finora improvvido nei suoi annunci di vittorie imminenti e tìtoli mondiali in arrivo. Nel team c’è chi mette il ca- schetto.
LE CAUSE. «Non abbiamo capito il perché», è la peg- gior cosa che un pilota deluso possa dire, e Vettel ieri l’ha detta. «La macchina è cambiata in peggio nel giro di poche ore, e noi ancora non ce lo spieghiamo. Comunque siamo noi a essere mancati, non la Red Bufi ad aver fatto un salto di qualità: le due squadre che ci precedono hanno compiuto il loro dovere, noino».
Sono stati cambiagli gli assetti nel tentativo maldestro di compiere un salto di qualità? La Ferrari giura che non è così.
Sesto tempo per Seb, terza fila, una Williams, una Toro Rosso, addirittura una Force India e la McLaren (prima volta in Q3 dal 2014, dunque con il motore Honda)
di Alonso che ringhiano alle spalle non sono il massimo della vita. Ricciardo entusiasta («Bello essere davanti alle Rosse!»), mentre i due della Mercedes ragionano su un altro pianeta. «Per me è come aver fatto tre pole su tre – osserva Hamilton – perché nelle ultime gare non avevo nemmeno potuto giocarmela nel Q3». Vero e se è per questo anche cinque su cinque, visto che nelle prime due gare la pole era stata sua per davvero: se- nonché Rosberg ha vinto gli ultimi sette gran premi (gli ultimi tre del 2015 e i quattro di quest’anno) e questo non è un dettaglio da poco.
Resta l’auspicio, certo, di una partenza fùlminea dei ferraristi e di una storia del tutto diversa in gara. Ma siamo alla zucca che toma carrozza, alla speranza di un incantesimo da cartone animato. E in Formula 1 non funziona esattamente come a Disneyland.
Qui al Montmelò si comincia e in settembre a Monza si finisce: di solito il mercato della Formula 1 funriona così, pertanto partiamo. Bonaccia l’anno scorso in vista di una sostarmale conferma dei piloti nei top team, ma alla fine del 2016 scadono diversi contratti e tra questi c’è quello di Kimi Raikkonen.
La Ferrari parla con tutti ma non esclude un Fami-tei; dopo la conferma del 2015 per questa stagione. Ma il finlandese potrebbe stufarsi della Formula 1, o forse anche la Ferrari stufarsi di lui.
«Il futuro di Kami è nelle sue mani – garantisce il subcomandante Maurizio – Per ora non c’è alcun accordo». Ma suona come una minaccia, o meglio come l’istruzione di un ulteriore lungo esame per il finlandese, che solo venerdì aveva definito Arri- vabene «il migliorteamprin- cipal che abbia mai avuto».
SCENARI. Gli scenari per Ma- ranello sono teoricamente numero si ma in realtà si riducono a due: Romain Grosjean come soluzione interna oppure l’operazione di mercato con Daniel Ricciardo. Circolano anche altri nomi – un ritorno in auge delle ipotesi Bottas e Hiilkenberg – ma la Ferrari non ama le minestre riscaldate e avendo già accantonato entrambi in passato, non li ripescherà dalla soffitta.
Grosjean costerebbe poco, anzi nulla: è già sotto contratto, è distaccato in Haas, basterebbe richiamarlo e conficcarlo in macchina. Lui lavora per questo e ci conta, giustamente. Ricciardo ha un accordo pluriennale con Red Bull che – differiscono – potrebbe essere sciolto senza spendere uno sproposito.
Ricciardo – fortissimo, certamente più di Grosjean – è attratto dalla Ferrari e certamente non gli dispiacerebbe togliersi di tomo Verstap- pen. Sa cosa succede quando Red Bufi s’innamora di un giovane pilota, sa come Marie Webber fu zavorrato nel 2010 per lanciare l’astro nascente diVettel enonha alcuna voglia di fare quella fine.
LA PROPEDEUTICA. Il problema però è la macchina. La Ferrari deve prima mettere in pista ima monoposto da Mondiale – e questa SF16- H chiaramente non lo sembra – e poi metterci sopra un campione. A cosa servirebbe un Ricciardo, ma anche un Hamilton, se si sta dietro di un secondo a giro? Ecco che, paradossalmente, una Rossa debole gioca in favore di Raikkonen e di una sua ulteriore rafferma.
Prendono forma anche nuove e inedite formazioni: Stoffel Vandoorne con Alonso alla McLaren al posto di Button, Pierre Gasly alla Toro Rosso al posto di Daniil Kvyat, appena retrocesso dalla Red Bull e in difficoltà (ieri 13°). I bibitari amano masticare e sputare ipiloti come fossero chewing-gum.
Intanto la Ferrari guarda anche a un futuro più lontano e nei test che seguiranno questo GP di Spagna schiererà martedì Vettel e mercoledì Antonio Fuoco, 19 anni ancora per cinque giorni. Fuoco, che la Ferrari la provò già l’anno scorso dopo il GP d’Austria, è un cosentino in cui credono in tanti: la Ferrari che lo ha assoldato nell’accademia FDA, l’Aci Csai che lo ha inserito nel programma Aci Team Italia, il manager Enrico Zanarini che tra gli altri gestì Irvine; Fisichella e Liuzzi, il team Trident che lo fa correre nella serie Gp3 scattata proprio ieri. Il ragazzo è partito settimo ed è arrivato quarto. I Verstappen non nascono tutti i giorni ma sognare è lecito, anzi doveroso.
Eora che cosa avranno detto a Sergio Marchionne? Se nelle qualifiche si va più piano che nelle prove libere, è successo qualcosa di grosso. Non un errorino, ma un errore macroscopico. A caldo, non lo nasconde neppure Maurizio Ar- rivabene, ammettendo che il sabato della Ferrari è andato storto, tanto da tramutare il sogno della prima fila nell’incubo del peggiore piazzamento stagionale. Mentre Lewis Hamilton si gode la terza pole position, raccontando di aver riso sotto il casco per quanto fosse veloce il suo ultimo giro, c’è un Sebastian Vettel che vorrebbe piangere al pensiero di dover partire oggi dalla terza fila, in sesta posizione, sopravanzato dal compagno di squadra Rimi Raikkonen, come in Cina.
CORRIDA Peggio, insomma non poteva andare per i ferraristi.
Quella che doveva essere la corsa della vittoria a tutti i costi, come «comandato» dal presidente Marchionne, sarà una corrida disperata. La rossa, per la prima volta, si trova davanti non solo le odiate Mercedes di Hamilton e del leader iridato Nico Rosberg, piegato nell’ultimo tentativo dal campione del mondo per 280 millesimi, ma anche le Red Bull di Daniel Ricciardo e dell’incredibile Max Verstappen, che ha costretto il «pitbull» australiano a tirare fuori una prestazione magica per batterlo in Q3. Ma la cosa che ha stupito tutti, compresi Toto Wolff e quelli della Mercedes, sono stati i distacchi incassati dalla Ferrari, che al mattino era sembrata vicina alle Frecce d’argento. Che cosa ha stravolto gli equilibri? Né i piloti né Arri- vabene avevano una risposta dopo le qualifiche. E Vettel non ha nascosto la (amara) sorpresa. Ciò che è cambiato sicuramente, rispetto alle prove libere
è stata la temperatura dell’asfalto, salita di ben 10 gradi. Possibile che la Ferrari non sia riuscita ad adattare la vettura, diversamente dagli avversari. Fatto sta che Vettel ha peggiorato (sì, avete letto bene!) il proprio tempo di oltre un decimo, con la macchina che scivolava da tutte le parti. Mentre Raikkonen, anche lui alle prese con il sovrasterzo, è migliorato di un secondo, ma solo per portarsi sugli stessi livelli del compagno, assolutamente insufficienti a essere competitivi. Tanto che Hamilton ha rifilato più di un secondo a entrambi.
PRESSIONE I problemi maggiori la rossa li ha incontrati nella parte guidata del circuito, quella dove invece si esaltava la Red Bull, grazie all’alto carico aero- dinamico. Ragione per cui è da escludere che stavolta siano stati i cavalli garantiti in qualifica dalla «super combustione» della Mercedes a fare la differenza. Il team di Arrivabene sarà costretto oggi a riscattarsi in una gara complicata, col rischio di altri incidenti al via Inonditelo a Vettel) e la necessità di rimontare nella bagarre con le Red Bull. Il tutto sotto lo sguardo pressante di Marchionne, che arriverà stamattina. Invece le Mercedes, a meno di una brutta partenza, potranno andare via sul velluto, forti di una superiorità sul passo con le gomme medie che potrebbe consentire a Nico e Lewis di fare una tattica a due soste, una in meno dei rivali.
RINNOVO KIMT? La missione da brivido della Ferrari diventa quindi quasi impossibile. A meno di un patatrac lì davanti. «Siamo lontani da dove vogliamo essere», spiega un laconico Raikkonen. Non è certo Rimi, al momento, il problema della rossa. Infatti il finlandese è stato finora autore di gare positive (Bahrain e Cina) e mai così vicino alle prestazioni di Vettel, a parte la dormita nella ripartenza di Sochi, quando si fece fregare da Bottas. Tanto che, sfumata la possibilità di strappare Verstappen alla Red Bull, la riconferma di Raikkonen diventa sempre più probabile, se non altro per ragioni di stabilità. La priorità adesso è un’altra: rendere vincente la SF16-H e non commettere altri errori. Davanti c’è un Hamilton affamato, che sbatte una risata in faccia a chi dice che nel 2017 si prenderà un anno sabbatico, replicando «No way», mai e poi mai, «chi l’ha scritto ha fumato qualcosa». E un Rosberg lanciato verso il Mondiale, l’occasione della vita, perciò non disposto ad accontentarsi dei secondi posti. Ecco, la lotta fratricida fra loro due, in stile 2014, è la sola speranza di titolo che può coltivare per ora la Ferrari.
Zampe malferme: il Cavallino scivola. In classifica e in pista. Nel triste sabato del Montmelò le Ferrari regrediscono dalla prima fila virtuale del venerdì mattina, a una deludente terza reale dopo le qualifiche, attraverso altre sessioni in cui almeno la seconda linea era un obiettivo acquisito e alla portata. Raikkonen e Vettel scattano 5° e 6° in griglia, rispettivamente a 1”1 e 1”3 dal poleman Hamilton, che nelle Libere 3 aveva però solo 21 millesimi di margine su Sebastian.
QUALCOSA STORTO La ragione dello scivolone? Non si sa. Ecco il punto inquietante. E all’orizzonte si profila l’annunciata visita del presidente Marchionne, che si sarebbe «aspettato una vittoria già dalla Spagna» e che molto probabilmente resterà deluso, visto che al Montmelò in 13 delle ultime 15 gare ha vinto il poleman, e che davanti alle rosse ci sono, sia le Mercedes, sia le rigenerate Red Bull. «È andato qualcosa storto ai nostri piloti—ha detto Arrivabene a caldo —, ma non sappiamo cosa e dobbiamo capirlo. I nostri tempi in griglia non sono comparabili con quelli della mattina e le Red Bull erano sempre state dietro».
VETTEL SPIAZZATO Pochi mi nuti e il disco si ripete, intonato da Vettel, stranamente meno loquace di Raikkonen, che insegue in griglia per la seconda volta su cinque GP (non calcolando la penalizzazione di Sochi, n.d.r.). «Non sappiamo cosa sia successo — dice Seb —, non siamo riusciti a fare nel pomeriggio quanto di buono ottenuto al mattino fdal tempo delle ultime libere a quello in griglia Seb ha perso 1 decimo mentre Hamilton ha guadagnato ben l”2i; n.d.r.).
Le condizioni erano difficili e siamo stati colti di sorpresa. L’auto era nervosa, scivolava molto: non credo ci sia stata una generale mancanza di velocità, né di difficoltà in una curva, ma abbiamo perso il grip e il buon feeling che avevo nelle precedenti sessioni e non sappiamo il perché». Le temperature erano più alte, ma le condizioni erano uguali per tutti e a Vettel resta lo smarrimento. «Di solito le Red Bull non sono più veloci di noi: loro e la Mercedes hanno fatto quello che dovevano, siamo noi a essere stati deboli. Partire dietro non ci aiuterà, ma siamo più veloci rispetto al sesto posto: cercheremo di dimostrarlo in gara».
KIMI Anche Raikkonen, non perfetto in Q2 (un largo) e opaco nelle Libere 3 (6° a 9 decimi da Vettel) è spaesato: «Questa terza fila è un mix fra le condizioni atmosferiche, la pista e la macchina. Non è facile indovinare tutto, ho faticato parecchio per assetto e grip e perdo molto nell’ultimo settore: abbiamo fatto del nostro meglio, ma non è la posizione che ci piace e siamo lontani da dove vorremmo essere. Non è facile: cercheremo di fare una grande partenza e vediamo. Strategie diverse? Le valuteremo». Rimi ammette di aver cambiato qualcosa sulla vettura fra mattino e pomeriggio e l’errore di assetto è forse il problema che ha condizionato le qualifiche di entrambe le rosse. «Ho fatto delle modifiche, sembrava fosse la scelta giusta, ma non ho trovato un equilibrio ottimale. La forbice con la Mercedes si è allargata? Non lo so…».
BOCCA CUCITA Nel paddock, oltre a Jorge Lorenzo «sono da sempre un po’ ferrarista, ma loro non hanno bisogno dei miei consigli su come vincere un titolo: ne hanno conquistati tanti e sanno bene come fare…», anche Piero Ferrari. Richiesto di un commento, si è allontanato velocemente mettendosi le mani sulla bocca…
L’operazione risalita potrebbe partire da qui, da I una pole che al Montmelò è una polizza sulla vittoria. Hamilton raddrizza un venerdì infelice e piazza la zampata quando conta, nonostante una spiattellata da brividi in Q3 che poteva costar caro. «Sono felice — dice Lewis —, Nico è stato veloce tutto il weekend ed era importante conquistarla. Ringrazio i ragazzi che hanno lavorato duramente nelle ultime settimane per risolvere i problemi: è come se fossi tre su tre in qualifica, le altre due volte la Q3 non l’ho potuta disputare. Il venerdì l’ho quasi buttato, sono ripartito da zero, ho fatto un paio di modifiche di assetto e grazie al lavoro a testa bassa ora la macchina va alla grande. Spero di fare una grande partenza: credo che gli inconvenienti avuti siano risolti. Sorpreso dalle Red Bull alle spalle e non le Ferrari? Guardo avanti, non dietro: di solito la Ferrari non è lontana di passo, ma la Red Bull è un gran team, bello vedere che è competitivo». SABBATICO IN FUMO Poi Hamilton tronca le indiscrezioni della stampa inglese circa la possibilità che a fine anno possa lasciare la F.l per un sabbatico: «Un anno via? Non se ne parla. Chi ha scritto questa cosa avrà fumato qualcosa: probabilmente roba buona…». NICO DELUSO Rosberg incassa la «sconfitta», dopo che in Q3 aveva iniziato col miglior tempo: «Sono deluso perché volevo la pole, ma Lewis è stato più veloce ed è così. Quello che conta però è la gara: non sarà semplice, ma cercherò di sfruttare le mie chance in partenza o con le strategie. Con Lewis è sempre una grande sfida, ma non mi accontento del secondo posto: voglio vincere se c’è la possibilità. Siamo stupiti dall’essere così davanti alle Ferrari, ma anche di vedere le Red Bull così vicine: conta però avere sempre noi un vantaggio, chiunque sia secondo». Pure Toto Wolff è compiaciuto: «Questa pista premia il miglior pacchetto fra telaio e motore, la nostra auto va bene e con le temperature alte trova ancor più aderenza».
Il cielo è cupo, sopra Barcellona. A tratti sembra voler regalare scrosci d’acqua. A chi se lo ricorda (quanti saranno?) viene in mente la giornata del GP di Spagna del 1996. Allora, da poco prima il via a poco dopo la bandiera a scacchi, si aprirono le cateratte del cielo e ci fu una sorta di diluvio universale. Dal quale spuntò, non a sorpresa (aveva vinto già due titoli Mondiali), però inatteso, Michael Schumacher. Vent’anni fa esatti: prima vittoria di Schumi in rosso. «Io me lo ricordo benissimo – dice Maurizio Arrivabene, oggi Team Principal della Ferrari – avevo un altro ruolo, ma facevo parte della squadra. Ricordo ogni singolo momento di quella giornata e di tante altre che seguirono. Ricordo anche che, parecchie ore dopo la corsa, brindammo assieme nella coppa del vincitore. Dentro c’era del vino o dello champagne. Per me, che non bevo, non fu bellissimo. Ma la giornata fu straordinaria».
Inutile dire che quest’anno tutti vorrebbero festeggiare adeguatamente la ricorrenza. Intanto perché sarebbe bello in termini assoluti, poi perché servirebbe ad abbassare la pressione che si avverte intorno alla squadra. Quattro gare, zero vittorie. Forse ci si aspettava di più.
Però vale la pena di riflettere sui numeri, per raccontare di questa Ferrari e di questo tormentato inizio di stagione. L’anno scorso, il primo tempo della prima sessione di libere era della Mercedes, con la Ferrari a quasi un secondo; il primo tempo della seconda sessione era sempre della Mercedes, con la Ferrari a 4 decimi. Oggi, il più veloce della prima sessione è stato un ferrarista (Vettel); nella seconda sessione il migliore dei due piloti in Rosso (Raikkonen) è giunto secondo, a 2 decimi e mezzo dal più veloce (Rosberg). Ma soprattutto il dato che maggiormente impressiona è il confronto tra i tempi della Rossa di quest’anno con quella dello scorso anno. Al termine della seconda sessione di libere 2015, Vettel aveva girato in 1’27″260; quest’anno Raikkonen in 1’24″641: più o meno tre secondi di meno. Vuol dire che la Ferrari ha lavorato molto bene nel passaggio dalla monoposto dello scorso campionato a questa.
«Mi fa piacere che lo si noti – dice ancora Arrivabene, per altro ieri sostenuto pubblicamente sia da Vettel che da Raikkonen – tre secondi è un bel po’… Ma ci sono due fatti da considerare: il primo è che i nostri principali avversari, ossia la Mercedes, sono forti come non lo sono stati mai negli ultimi anni; il secondo è che nelle prime quattro gare della stagione, per una ragione o per l’altra, non siamo riusciti a concretizzare tutto il nostro potenziale. Dire adesso, viste queste cose e questi dati, che siamo ottimisti può apparire fuori luogo. Ma la verità è che ci sono stati degli errori, che non dobbiamo ripetere. E della sfortuna, che ci auguriamo di non avere più».
Basterà tutto questo per allontanare qualche ansia di troppo? Potrà Marchionne – che è in arrivo e potrebbe assistere già alle qualifiche di oggi – festeggiare la vittoria? Il presidente (nonché amministratore delegato) la sta invocando a gran voce. Vedremo con quali esiti.
Bisogna mettere in chiaro due dati tecnici. Il primo è pro-Ferrari: se c’è una pista dove si vede bene il potenziale di una squadra, questa pista è Barcellona (e la Ferrari, come si evince dalle considerazioni sui tempi, di potenziale indubbiamente ne possiede parecchio). Il secondo è pro-Mercedes: le Frecce d’Argento sono così forti che, proprio su una pista “ideale” come questa, possono ribadire la propria forza. Il paradosso potrebbe essere che, dopo una gara perfetta e “tirata” come non mai – ovvero una gara pressoché perfetta – la Rossa risulti ugualmente sconfitta. Ma l’augurio di tutti, ovviamente, è che questo non accada. Anche perché l’intera Formula 1 ha bisogno di una bel cambio di rotta.
Come sempre accade, per capire lo stato di salute delle auto in pista bisogna guardare al passo di gara. Ieri Vettel è andato molto bene, anche se il migliore dei ferraristi è stato Raikkonen. Ma i due hanno differenziato parecchio il lavoro in pista. Il finlandese al mattino ha avuto un guasto (si temeva il cambio, ma non era quello) e nel pomeriggio un problema legato all’alimentazione (giudicato non importante dai tecnici).
Vettel per la verità non è che sia stato molto soddisfatto della sua giornata: «Al mattino è andato tutto bene, al pomeriggio meno. Di solito mi riesce di crescere un po’ tra una sessione e l’altra, stavolta no. Ma penso che ci siano tutti i presupposti per essere veloci oggi in qualifica, che è quando conta. In ogni caso non dimentichiamo mai che siamo solo al venerdì. C’è ancora del tempo per capire come ci si debba muovere».
In realtà tutto dipende dai cosiddetti “long run” – cioè dalle simulazioni di gara – che Raikkonen ha sostenuto con le gomme medie (ossia le più dure), pur risultando più veloce. Vettel invece ha scelto le più morbide, risultando però meno veloce. Ma la questione non è solo di prestazione della gomma. «Le più morbide – dicono in Ferrari – permettono di avere più libertà nelle strategie, mentre le più dure meno. Il degrado c’è su entrambe le mescole ed è anche piuttosto importante». Siamo attorno ai due secondi. La Mercedes, si sa, usa perfettamente le più dure, con costanza e prestazione. Ma sinora non è mai stata messa davvero alle corde. Non è detto che domenica questa dote sia decisiva.
Raikkonen sembra molto consapevole di questa situazione. «Intanto l’inizio del fine settimana è stato migliore di quello avuto in Russia e questo è un fatto. Le gomme? Abbiamo molti dati e credo che abbiamo capito come farle lavorare bene. Inoltre, rispetto ai test invernali, constato che l’auto è migliorata, cresciuta, specie dal punto di vista della guidabilità. I margini per crescere ci sono, ma non chiedetemi se ci siamo avvicinati alle Mercedes oppure no. Questo lo vedremo tra oggi e domani».
Sulle due rotture (ricordiamo che quest’anno il calo di affidabilità in qualche misura ha pesato) non sembra essere preoccupato: «Io semplicemente ho sentito che qualcosa non andava per il verso giusto e così sono rientrato ai box. Poi, risolta la questione, ho terminato il programma previsto». E’ bello vedere che ci sono persone che sanno usare un pensiero sempre molto lineare.

Il GP di Barcellona, come spesso accade nella storia della Formula 1, può essere il “termometro” della stagione. Dire che la Ferrari non può sbagliare è pleonastico: con la Mercedes così competitiva siamo nel campo dell’ovvio. Ma intanto sarà importante la qualifica di oggi, perché quel che è accaduto a Sochi (ma anche nelle gare precedenti) dimostra che solo una partenza pulita mette al riparo da rischi eccessivi e permette alle Rosse di mettere sotto pressione la Mercedes. Basti ripensare a quel che si è visto a Melbourne. Altrimenti Rosberg e Hamilton corrono in scioltezza, al massimo duellando tra loro. La Rossa ieri ha preso un bel voto (la Mercedes un po’ meglio…). Si tratta di stringere, senza distrazioni inutili. Come dice dice Arriva bene: «Piedi per terra e testa bassa».

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