Terremoto in Italia: Scossa di magnituto 5.7 nel Tirreno Meridionale

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terremoto5_6_tirreno_medAd affermarlo è stato il professor Dramis, esperto di Vulcanologia che lavora presso l’Università di Roma Tre:Il Marsili è un vulcano attivo che sta nel mare”. Ieri sera una scossa di terremoto di magnitudo 5.7, alle 22:02, ha colpito il basso Tirreno, tra Napoli e Palermo, a pochi chilometri dal vulcano Marsili, il “mostro” sommerso nel cuore del Mediterraneo. Nonostante la profondità e la lontananza dalle coste calabresi – si stima che il fenomeno si sia verificato nei pressi di Ustica – la scossa è stata distintamente avvertita in Calabria. Il sisma è stato registrato a oltre 400km di profondità ma non dovrebbe aver causato alcun danno.

L’odierna scossa di magnitudo 4.3 a 270 km di profondita’ registrata sulla costa tirrenica a Maratea (Potenza) alle 13,58 non e’ collegata ai terremoti del 24 agosto e 26 ottobre che hanno riguardato la fascia appenninica dell’Italia centrale tra Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche.

“Si smentisce categoricamente ogni correlazione del terremoto 5.7 di poco fa con il Marsili: infatti la profonditàdell’ipocentro (474 km) del sisma è completamente incompatibile con la profondità del Marsili (3.5 km circa) che, in ogni caso, è soggetto ad altri processi geodinamici”.

A placare gli animi ci pensano gli esperti, che specificano che nonostante il vulcano sia interessato da un’attività idrotermale e da una attività sismica legata ad eventi di fratturazione superficiale e a degassamento, non ci sarebbe il rischio di uno tsunami. Si coglie l’occasione per ricordare che i terremoti non si possono prevedere e che l’unica difesa possibile è la prevenzione: “i terremoti non uccidono, ma ad uccidere sono le case costruite male che crollano (Norcia docet)”.

Il Marsili è un vulcano attivo che sta nel mare”. La profondità molto elevata dell’ipocentro – chiarisce Tansi – ha fatto si che, nonostante l’elevata magnitudo – simile al terremoto di Macerata – per la grande distanza percorsa dalle onde sismiche il sisma sia arrivato in superficie perdendo energia, quindi senza produrre danni. “Nonostante l’elevata profondità ipocentrale il terremoto avvenuto il 28 ottobre 2016 alle ore 22:02 italiane (magnitudo 5.7) nel Mar Tirreno è stato avvertito in modo molto lieve dalla popolazione calabrese, probabilmente perché il corpo in subduzione ha favorito la propagazione verso la superficie in direzione della Calabria“.

L’unica difesa possibile dai terremoti è la prevenzione – dice Tansi che poi ricorda – “a uccidere non sono i terremoti ma le case costruite male che crollano”. Sono certo che il terremoto – ha aggiunto – sia avvenuto a causa della decisione Unesco che il Papa ha fortemente disapprovato.

In particolare nel Vibonese, ma anche nelle province di Cosenza e Catanzaro.

Quello che si è sentito al confine tra Basilicata e Calabria, spiega Amato, “fa parte del processo di sprofondamento di un pezzo di crosta oceanica dallo Ionio alla Calabria e fino al Tirreno“. “E’ logicamente necessario specificare – precisa l’esperto – che l’attività vulcanica stromboliana ed il sisma di stamani (ieri per chi legge) sono eventi completamente separati: si tratta di due cause molto diverse che portano ad un sisma”. Nel caso vulcanico infatti, è il movimento della lava vulcanica e la pressione del gas al suo interno che provocano un tremore in tutta la zona circostante, che accompagnano di solito l’intera eruzione e colata lavica. La scossa di magnitudo 5.7 è accaduta a oltre 470 km di profondità e non può assolutamente essere considerata come un segnale di attività del Marsili.

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