Frase shock sui Gay di De Paoli: “Brucerei un figlio gay nel forno” il consigliere leghista indagato per diffamazione aggravata

Ricorderete sicuramente le frasi pronunciate qualche settimana fa dal consigliere regionale leghista della Liguria Giovanni De Paoli, frasi ritenute omofobe e per questo motivo il sostituto procuratore Patrizio Petruziello ha deciso nella giornata di ieri di inserire il consigliere nel registro degli indagati in seguito all’esposto presentato dal Comitato per gli immigrati e contro le discriminazioni dopo la frase shock smentita poi dallo stesso De Paoli, il quale risulta indagato per diffamazione aggravata.

La frase incriminata è la seguente ovvero “Se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno“; la frase sarebbe stata ascoltata da alcuni testimoni come genitori dell’Associazione Agedo a margine di una commissione consiliare e dunque riportata anche agli inquirenti. Il consigliere sin da subito ha smentito quanto riferito, dichiarando di aver semplicemente detto: “Se avessi un figlio gay non lo brucerei nel forno”; fatto sta che è stato presentato un ricorso ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione e della legge n.205 del 2003 del codice penale.

L’unico ad essere sceso in favore del consigliere leghista è stato il Presidente della giunta regionale ligure Giovanni Toti, il quale appena appresa la notizia ha tenuto a precisare:”Se la magistratura scoprirà qualcosa su De Paoli, sono pronto a prenderne atto Lo siccome però vige ancora in questo Paese la presunzione d’innocenza, continuo a rimanere sulle mie posizioni che ho già illustrato in aula. Indagato non significa colpevole, credo sia soltanto un atto dovuto in presenza di un esposto, mi auguro che venga istruita un’indagine accurata anche a tutela del consigliere De Paoli. Rimane però qualche perplessità, che un alterco verbale a margine di una commissione consiliare si trasformi in un’inchiesta“.

Lo stesso De Paoli, una volta appresa la notizia raggiunto telefonicamente ha dichiarato:“Ho già chiesto scusa se sono stato frainteso il giorno del fatto, non devo chiedere scusa ogni volta che qualcuno me lo chiede. Spero che da oggi ci si possa occupare dei problemi veri e gravi di questa regione”. Il consigliere ha anche riferito di non essere tranquillo, ma tranquillissimo ed ha annunciato di voler spegnere il telefonino, per una settimana perchè non deve parlare con i giornalisti. La decisione della Procura di Genova di procedere con le indagini costituisce secondo i legali Michele Giarratano e Cathy Latorre che hanno presentato l’esposto una rivoluzione in quanto la Procura ha deciso di estendere l’applicazione della legge Mancino che prevede l’aggravante per le dichiarazioni razziste anche a quelle omofobe. Intervenuti i legali Cathy LaTorre e Michele Giarratano dello studio Gay-Lex di Bologna, hanno dichiarato: «La presunta esternazione del consigliere avviene in un contesto in cui gli episodi di cosiddetta ‘omofobià sono in continua crescita e la categoria delle persone gay, lesbiche e transessuali non gode di alcuna specifica protezione legislativa, come invece si richiederebbe attraverso l’estensione della legge Reale-Mancino anche ai reati commessi in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere della persona offesa».

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