Germania, violente esplosioni in due impianti chimici Basf causano 2 morti. Allarme nube tossica, due morti e alcuni dispersi

Germania, violente esplosioni in due impianti chimici Basf causano 2 morti, numerosi feriti e dispersi: scatta l'allarme nube tossica Sono stati davvero momenti di forte tensione quelli vissuti, nella giornata di ieri lunedì 17 ottobre 2016 in Germania e precisamente  nella zona portuale di Ludwigshafen, città extracircondariale di 163.340 abitanti della Renania-Palatinato, e a Lampertheim, città tedesca del Land dell’Assia. In entrambe le cittadine, distanti circa una ventina di chilometri hanno avuto luogo due forti esplosioni a causa delle quali alcune persone sono rimaste ferite mentre invece, altre ancora, risultano disperse e poi ancora due hanno perso la vita. Entrando nel dettaglio della vicenda, stando a quanto trapelato dalle prime indiscrezioni sul caso, tutto sembrerebbe avere avuto inizio circa a metà mattinata e precisamente intorno alle ore 11 nell’area nord del porto fluviale di Ludwigshafen,  utilizzata dal colosso chimico Basf e dove nello specifico viene trasbordato gas e liquido infiammabile e questo, rispetto alla seconda esplosione verificatasi a Lampertheim sembrerebbe essere più grave in quanto, in questa esplosione sono stati registrati feriti e dispersi anche se, al momento, il numero esatto non sembrerebbe essere stato rivelato.

 Ulteriori indiscrezioni rivelano che dopo l’esplosione è stato possibile udire un forte boato accompagnato poi da una densa nube di fumo. Immediatamente è stato lanciato l’allarme e sono subito state attivate le sirene utili ad indicare alla popolazione di rimanere in casa. Sul posto, poco dopo l’allarme, sono arrivate diverse squadre dei vigili del fuoco che sin da subito hanno fatto davvero il possibile per spegnere le fiamme ed evitare che potesse accadere qualcosa di ancora più grave. Sulla questione si è espresso proprio il noto gruppo tedesco precedentemente citato il quale, nelle ore successive all’esplosione ha affermato in una nota “L’esplosione e le fiamme si sono verificate durante il lavoro su un sistema di tubature e gasdotto”, precisando poi “Non è ancora noto che tipo di sostanze si siano sprigionate nell’aria”.

La Basf ha inoltre chiesto alla popolazione vicina a Ludwigshafen di “evitare gli spazi aperti e di lasciare chiuse porte e finestre delle abitazioni” e allo stesso tempo anche il comune di Ludwigshafen ha invitato la popolazione a non uscire di casa. In seguito a quanto accaduto il gruppo tedesco ha inoltre reso nota la decisione di sospendere  le attività industriali dell’area per motivi di sicurezza. L’esplosione a Lampertheim, sempre in uno stabilimento della Basf, ha invece avuto luogo nelle prime ore del mattino di ieri, intorno alle ore 8,30 all’interno di un impianto di additivi per materie plastiche e, anche in questo caso l’attività industriale è stata fermata anche se non sembrerebbe esservi il rischio che possano svilupparsi nubi tossiche e quindi, proprio per tale motivo tale esplosione viene considerata meno grave di quella avvenuta a Ludwigshafen . Stando a quanto trapelato dalle prime indiscrezioni sembra proprio che a causare l’incidente in tale stabilimento sia stata l’esplosione di un filtro.

BERLINO Catastrofe ambientale sfiorata in Germania dove una violenta esplosione a un impianto del gigante chimico Basf a Ludwigshaven nord, il porto fluviale nella Renania Palatinato, ha provocato la morte di due operai e il ferimento grave di altri sei. Un’altra persona ha riportato ferite lievi. Sei i dispersi segnalati finora, ma il bilancio è provvisorio. Ingenti anche i danni materiali. Tra i feriti, secondo Bild online, ci sarebbero anche due vigili del fuoco. Le fiamme erano visibili ancora in serata a distanza di chilometri. L’incidente è avvenuto ieri mattina nell’impianto usato per scaricare liquidi infiammabili e gas liquidi. L’esplosione è stata seguita da un incendio in una pipeline, secondo quanto precisato dal direttore dell’impianto, Uwe Liebelt. Un’ampia colonna di fumo nero si è alzata sopra l’area. Dopo sei ore dall’incendio, le fiamme in diversi punti non erano ancora state del tutto domate ieri sera. Circa 150 i vigili del fuoco mobilitati. In mattinata le autorità avevano esortato gli abitanti di Ludwigshaven, dove vive peraltro anche l’ex cancelliere Helmut Kohl, e della vicina Mannheim, sull’altra riva del Reno, a rimanere a casa, tenere porte e finestre chiuse e a spegnere gli impianti di ventilazione e aria condizionata. L’esplosione è avvenuta durante lavori a tubature impiegate per trasportare liquidi infiammabili e gas dalle navi agli stabilimenti di produzione.
Ilportavoce della città di Ludwigshaven ha assicurato che i lumi levatisi «non comportano rischiper la salute». La loro natura però non è stata precisata. Il numero degli abitanti
dei quartieri di interessati dall’avvertimento di restare a casa sono oltre 21.000: si tratta di due distretti a nord di Ludwighshafen, Edigheim e Pfing- stweide (circa 9.000 abitanti), e di tre di Mannheim, Sandhofen, Scharhof e Kirschgartshausen (13.000). Lud- wigshafen ne conta in tutto 160.000, Mannheim300.000. Lamisurareste- rà in vigore fino a che la nube non si sarà dissolta.
I venti sull’area si spingono verso Nord-Nordest, in direzione Mannheim: «Non è stato comunque registrato un aumento della presenza di sostanze tossiche nella zona – ha detto Liebelt -. È un giorno triste per la Basf, la città e la regione del Re- no-Necker».
Il portavoce dei vigili del fuoco ha spiegato che l’esplosione ha riguardato una «tubatura collegata con le navi» che trasportano i liquidi infiammabili. Le fiamme non erano state del tutto spente in serata: «Procediamo con grande cautela», ha detto. Fino a tarda sera, il numero di dispersi e feriti riportato non era definitivo. Minacce per la salute della popolazione non sono al momento riscontrabili, ha sottolineato. L’esplosione è avvenuta alle 11:20 durante lavori a un tratto di tubatura. Nell’incidente si è sprigionata della fuliggine. Nel tratto di tubatura esploso vengono trasportati prodotti greggi dalle navi agli impianti di produzione. Per precauzione, dopo l’esplosione la Basfha deciso di sospendere le attività industriali di tutti i 14 impianti del complesso industriale, inclusi i due cosiddetti “steamcracker”, considerati il cuore dell’impianto chimico da cui si sviluppano tutta una serie di elementi chimici base per la produzione.

La Basf è la maggiore industria chimica tedesca e, per fatturato e capitalizzazione, anche del mondo. Impiega circa 112.000 dipendenti in 390 impianti di produzione in oltre 80 paesi, di cui 40.000 circa nella sede principale, a Ludwigshafen. Il fatturato nel 2015 è stato di 70,4 miliardi di euro e l’Ebit (reddito operativo aziendale) di 6,2 miliardi.
L’azienda è quotata nel Dax a Francoforte, l’indice delle principali industrie tedesche, e anche alla borsa di Londra e Zurigo. “Benvenuti alla Basf Germania”, recita il sito dell’industria.
“Ogni giorno oltre 50.000 dipendentivannoallavoro alla Basf, quasiil 50% dei dipendenti Basfnel mondo e la maggior parte lavora nella nostra sede principale a Ludwigsha- fen”. Nel 1925 la Basf cambiò nome inIG FarbenAG, l’industria che produceva durante il nazismo il famigerato gas letale Zyklon B impiegato nella camere a gas dei campi di sterminio. Frale tante invenzioni della Basf, il primo nastro magnetico per le musicassette, e il colorante indaco che è stato uno dei primi coloranti sintetizzati su scala industriale.
Malgrado il volume di affari all’interno dell’azienda si sono registrati numerosi incidenti. L’esplosione di ieri è «il quindicesimo incidente avvenuto quest’anno negli impianti di Ludwigshafen» con fuoriuscita di sostanze chimiche, e giunge una settimana prima della convocazione dell’azienda da parte della commissione per l’ambiente della città, fissata per il 26 ottobre. Lo scrive il sito del settimanale Focus, aggiungendo che, secondo la commissione, «un caso dello scorso 15 giugno avrebbe potuto avere conseguenze drammaticamente simili» a quelle di ieri . Il sito del settimanale riporta le critiche di Verdie Linke locali che si chiedono se «l’impiego di aziende in subappalto» possa essere il motivo dei tanti guasti e la difesa dell’azienda che giustifica tale serie con «lavori di ammodernamento di diversi impianti»

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