Gianluca Grignani ci racasca, ricoverato d’urgenza per intossicazione da alcol

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Tu chiamale se vuoi emozioni. Ci sono persone che su un palco, sotto ai fari, stanno bene, si esaltano e riescono a trasformare quelle emozioni in forza. E poi persone che invece ne escono distrutte, rimpicciolite e quasi devastate dal senso di esposizione che può dare l’apparire. Gianluca Grignani appartiene alla seconda categoria.

Sembrava dovesse essere un periodo di rilancio per il cantautore milanese, e invece l’album in uscita oggi si rivela un nuova vetta dalla quale scendere più che risalire. Un nuovo ricovero in ospedale. Questa volta per «attacchi di panico, causati dal forte stress di questo periodo coinciso con l’uscita del nuovo disco», come recita un comunicato del suo staff. Si era parlato inizialmente di un problema di altro tipo perché si pensava che il cantautore, per sfuggire all’ansia e allo stress accumulatisi in questo periodo di impegni promozionali, avesse fatto ricorso all’alcol. Ma subito è arrivatala smentita: si tratterebbe invece di un ricovero in ospedale in forma assolutamente volontaria, in accordo con la moglie. Grignani già due anni fa si era trovato in una situazione simile, quando aveva aggredito dei carabinieri a Riccione per gli stessi motivi. Stavolta le circostanze sarebbero state molto più tranquille.

Resta la sorpresa per un artista che in ogni occasione di promozione diventa suo malgrado protagonista di episodi che lo portano alla ribalta per la loro natura personale più che professionale. Non sono tanti i cantanti che a 44 anni possono vantare 20 anni di carriera alle spalle. E anche questa volta, come accadde due anni fa in occasione dell’uscita di A volte esagero, la pubblicazione del nuovo album Una strada in mezzo al cielo rischia di diventare un’occasione persa. Nell’antologia Grignani ha messo tutto il meglio del sé artista, ricantando insieme ad alcuni colleghi, da Ligabue a Elisa, i brani che lo hanno portato al successo. Quello stesso successo che sembra una bestia nera con la quale fare i conti. Un vero peccato e un grande spreco, perché Grignani è stato uno dei migliori cantautori rock della nuova generazione, quella degli anni Novanta. Che lo sia ancora è una cosa che deve dimostrare lui. Prima di tutti a se stesso.

Gianluca Grignani festeggia i 20 anni di carriera con un nuovo, importante progetto discografico, dal titolo “Una strada in mezzo al cielo”, (su etichetta “Sony Music Italy”) e lo fa coinvolgendo alcuni celebri colleghi che insieme a lui hanno preso parte a questo album così speciale. Il disco, infatti, contiene duetti con Elisa, Carmen Consoli, Ligabue, Annalisa, Briga, Luca Carboni, Fabrizio Moro, Max Pezzali e Federico Zampaglione.

In uscita venerdì 6 maggio, giorno in cui sarà anche in radio l’inedito che dà il titolo all’album, “Una strada in mezzo al cielo” è un originale unplugged semiacustico, con gran parte dei suoi successi (quasi tutte le canzoni dei suoi primi due album, “Destinazione Paradiso” e “La Fabbrica di Plastica”, completamente re-arrangiate, prodotte tra l’Italia e l’Inghilterra).

In programma anche due grandi live: il primo dicembre a Milano (Alcatraz), e il 3 dicembre a Roma (Atlantico). Dal 9 maggio le prevendite su Ticketone.

Quella di Gianluca è una storia rock di straordinarie canzoni, anche pop, iniziata proprio venti anni fa con “Destinazione Paradiso”, l’album di debutto (oggi una sorta di “greatest hits” per il successo che hanno avuto le 11 tracce contenute) che vendette in un solo anno oltre due milioni di copie nel mondo e lo fece diventare un idolo anche in Sudamerica. Un sorprendente enorme successo per un artista italiano emergente, tanto che celebri colleghi cominciarono ad “etichettarlo” riconoscendo in Grignani la nuova icona del cantautorato rock in Italia. Una costante in questi venti anni di attività, anche se Gianluca sfugge ancora oggi ad una precisa collocazione artistica nella musica italiana.

«Qualche volta mi sono opacizzato, ma sono ancora qui». Eccome. Gianluca Grignani festeggia 20 anni di tortuosa, ma invidiabile carriera e lo fa con Una strada in mezzo al cielo, progetto discografico (in uscita domani su etichetta Sony) che vede coinvolti celebri colleghi. A duettare col cantante milanese sulle note di alcuni dei brani che hanno contribuito a farne la storia, artisti del calibro di Ligabue, Elisa e Luca Carboni. Solo per citarne alcuni. «Ho attraversato anni difficili. Arrivato al quarto figlio ho iniziato ad avere sempre meno considerazione, a sentirmi l’ultimo (l’ultimo figlio, puntualizza sorridendo la moglie, ndr). Ma è giusto così», ha esordito Grignani, giacca di pelle rossa e RayBana goccia.

Non si censura, Grignani. Non lo ha mai fatto. «Dopo quello che è successo a Riccione (quando il cantante venne arrestato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale, ndr) sono state dette cose fastidiosissime, mia moglie ha sofferto molto. È stata la notte più brutta della mia vita». È nata così Una strada in mezzo al cielo, l’inedito che dà il nome al disco. Se la prende con il vecchio staff che non lo lasciava abbastanza libero: «Finalmente ho potuto partecipare al concertone del 1 maggio». Comunista? «Macché: né di destra, né di sinistra», ribadisce: «la politica ormai mi fa solo girare i coglioni». Infine belle parole per i colleghi che hanno preso parte al suo progetto. Ligabue? «È il più grande professionista che abbia mai incontrato: sa veramente come si fa questo lavoro». Mentre Carboni «ha una grande espressione emotiva», ha spiegato.
Per i concerti, bisognerà aspettare dicembre. L’1 a Milano e il 2 a Roma: «Faremo grandi cose», ha assicurato il cantante.

“Le case discografiche volevano un Grignani patinato, che già scalpitava perché non si sentiva bene in quel vestito. A me non me ne fregava un cazzo, questa è la parola giusta, io volevo solo fare musica, arrivare piano piano, imparare, sperimentare. Mi ricordo che chiamai Pino Daniele piangendo: ‘Insegnami come si fa’, gli dissi. Ecco perché non feci il tour, non perché non volevo le ragazzine sotto il palco, ma perché non ero all’altezza di fare concerti adatti alle canzoni che avevo scritto”.

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