Giulio Regeni, ucciso in Egitto, è solo l’ultimo episodio di una catena di gialli

Giulio Regeni, 25 anni, scompare la sera del 25 gennaio a II Cairo. Originario di Fiumicello, Udine, studente al dottorato di Cambridge, era nella capitale egiziana per stilare una tesi sull’economia.Lo ritrovano giorni più tardi, morto, in una strada di periferia. Ha ferite che sembrano segni di accoltellamento, è nudo dalla cintola in giù. Sul cadavere ci sono segni di tortura.

È il 4 febbraio e a fronte di queste prime informazioni, la polizia si affretta a dare una conclusione che lascia di stucco: incidente stradale. Come sia possibile dare una spiegazione del genere non è francamente facile da comprendere. Eppure è proprio ciò che racconta il direttore dell’amministrazione generale delle indagini di, Giza, generale Khaled Shalabi, a un sito egiziano: «Non c’è alcun sospetto crimine dietro la morte del giovane italiano Giulio Regeni. Le indagini preliminari parlano di un incidente stradale.

Il corpo è stato ritrovato sulla strada desertica Cairo-Alessandria». L’ambasciatore egiziano a Roma, Amr Mostafa Kamal Helmy, lo stesso giorno parla invece di “atto criminale”. Intanto le notizie aumentano: contusioni accanto agli occhi, bruciature, ferite in tutto il corpo. Pur fingendo di accettare qualsiasi fantasiosa ricostruzione, come fa un uomo in un incidente stradale a restare nudo dalla cintola in giù? Mentre l’Italia chiede chiarezza, escono nuove voci: fonti locali affermano che Giulio sarebbe stato fermato proprio dalla polizia e portato in commissariato.

Aveva chiesto al quotidiano lì Manifesto di firmare i suoi articoli sulle rivendicazioni sindacali in Egitto con uno pseudonimo. «Aveva paura», ribadiscono i suoi amici. Di cosa e perché? Sono spariti passaporto e cellulare. Nuove fonti sostengono che il giovane aveva entrambe le orecchie mozzate nella parte alta, decine di piccoli tagli sotto la pianta dei piedi. Gli sarebbero state strappate un’unghia della mano e una del piede. Il ministro dell’Interno egiziano, generale Magdy Abdel Graffar prende in mano la situazione: è un “atto criminale”. Ma, precisa, Giulio non è mai stato arrestato. «Un atroce crimine», ribadisce l’ambasciatore.

Ma cos’è accaduto a Giulio? Com’è possibile che la polizia, di fronte all’evidenza, abbia fornito per giorni una dinamica grottesca dell’accaduto?
Due donne vittime in luoghi esotici Questo è però l’ultimo caso che riguarda italiani ammazzati all’estero. E su molti non si è mai giunti a una verità. Basta guardare a quanto accaduto negli ultimi dieci anni per rendersene conto.Come il caso di Raffaella Becagli, 31 anni, figlia del “re del pile”, l’imprenditore tessile di Prato Mario: viene ritrovata morta il 26 ottobre 2005 su una spiaggia alla periferia di Denpasar, Bali, dove andava spesso anche per lavoro, avendo aperto un negozio di arredamento etnico a Sesto Fiorentino.

Qualcuno l’ha colpita alla testa, forse con un sasso. Si pensa sia stata la malavita locale. Si seguono diverse piste, ma il delitto resterà impunito.
Passa un anno e il 27 settembre 2006 un’altra donna italiana viene uccisa, nel paradiso di Los Roques, famoso posto di vacanza e famigerato luogo in cui scompaiono aerei. Le bellezze naturali hanno convinto due novelli sposi a trascorrere lì la propria luna di miele: si chiamano Riccardo Prescendi ed Elena Vecoli. All’interno della camera della posada “La Lagunita” qualcuno entra e trova Elena e Riccardo. Lei, si scoprirà, è incinta di due mesi. Li drogano con scopolamina. Poi si accaniscono, soprattutto su di lei, legandola, picchiandola e strangolandola a morte. Lui si salva solo perché viene ritenuto morto.

Le autorità ipotizzano una rapina finita male. In realtà non manca nulla nella camera. Gli assassini saranno cercati a lungo. A ottobre 2011 la polizia rintraccia uno di loro, Elvis Guevara Figueroa, 31 anni, pescatore che vive sotto il falso nome. Reo confesso, a febbraio 2012 lo condannano a 15 anni da scontare nel carcere di Caracas: il Dna lo inchioda sulla scena del crimine. Ma la famiglia di Elena è sempre stata convinta che la giovane sia stata uccisa per uno scambio di persona, perché si pensava che lì soggiornasse un’altra coppia. Soprattutto, che di quell’ingiustificata ferocia esistesse un mandante. Il mistero non si è mai risolto.

Buio pesto anche sulla morte di Sergio Mazza, assassinato nelle Filippine il 17 giugno 2010. Direttore del reparto alimentare all’Hotel Shangri-la, a Makati City, 38 anni, mentre si dirige al lavoro incrocia sulla strada un uomo. Che all’im- prowiso estrae una pistola e spara, lasciandolo a terra. Non è un rapinatore, perché lascia il cellulare, documenti e portafogli dell’uomo. Ma il delitto resta un giallo e diviene un “cold case”.
Trascorre un altro anno e il 27 novembre 2011 è la volta di un altro imprenditore italiano, Lorenzo Sarti, 37 anni, i cui resti sono ritrovati all’interno di un sacco abbandonato in un bosco di Ibiza.

Era scomparso due mesi prima dalla sua villa, dalla quale si era allontanato in auto. L’allarme era scattato una settimana più tardi, quando l’ex fidanzata aveva allertato la polizia spagnola. Erano uscite anche le telecamere di Chi l’ha visto?, fino alla tragica scoperta. Si sa che Sarti è stato ucciso con due coltellate alla schiena. Si ipotizzano diverse piste, ma nessuna si rivela quella giusta. A metà gennaio di quest’anno la Procura di Palermo decide di indagare sull’ennesima morte anomala di un italiano all’estero. Di scena ancora la Spagna. E il caso è tutt’altro che semplice. Riguarda il cameraman Mario Biondo, 37 anni, trovato impiccato a una libreria in casa il 30 maggio 2013.

Suicidio, la prima ipotesi. Ma la famiglia dell’uomo e un folto gruppo di persone che non crede affatto a questa tesi convince i magistrati italiani a far luce sulla vicenda. Mario si era sposato un anno prima della tragedia con una nota conduttrice televisiva, Raquel Sanchez, che aveva conosciuto quando lei conduceva Supervi- vientes, versione spagnola de L’Isola dei famosi. Le sette sataniche nella morte di Rossi?
Stando alla ricostruzione | ufficiale, il giorno della morte di Mario, Raquel era fuori città (vivevano a Madrid) per visitare un parente malato. E a trovarlo fu la colf, che lo vide impiccato con un foulard. Solo che aveva graffi su un braccio e alcuni lividi sulle gambe.

I magistrati palermitani hanno deciso di volare a Madrid e di ascoltare otto persone, tra cui Raquel. Secondo i genitori del cameraman, lei sa molto di quella notte. Di fatto, nel consultare i tabulati telefonici dell’uomo è emerso che dalle 21.30 all’una di notte del 30 maggio ci furono diverse chiamate tra i due. E che Mario chiamò tre volte uno spacciatore per poi chattare fino all’una. Soprattutto risulta che, quella notte, Mario ritirò una grossa cifra al bancomat. Ma quei soldi non sono mai stati ritrovati. Se si è impiccato, che fine hanno fatto?
Come suicidio è stata bollata anche la morte di Massimiliano Rossi, già proprietario della discoteca Insomnia di Ponsacco, Pisa. Lo trovano morto ad agosto 2015: ha un coltello conficcato nel petto e il suo corpo è carbonizzato.

Ci si ammazza in quel modo? Si sa che il giorno successivo alla sua morte sarebbe dovuto partire. A un’amica aveva detto di essere al corrente di un giro di sette sataniche, forse collegate alla scomparsa di una giovane di Ibiza. La madre di Massimiliano, Daniela Fadani, ha fatto autonome ricerche e ha scoperto pure che poco prima di morire il tìglio aveva tentato di chiamare la polizia. «Chi mi dice che non era sotto ipnosi?», ha detto la donna a La Nazione a gennaio. «Che qualche setta non gli aveva dato del “burundanga”, una sostanza con cui convincerlo a fare qualsiasi cosa, compreso pugnalarsi. C’è la questione della macchina che si ferma poco più avanti e che non è stata mai identificata
e dalla quale nessuno scende. Cosa ci faceva lì? Poi ci sono i tabulati mai verificati dell’utenza di Massimiliano: anzi, gli inquirenti mi risulta non sappiano neppure qual era il suo numero di telefono. Mio figlio può essere stato ucciso o indotto al suicidio».

E ancora avvolta nel mistero è la morte di Sebastiano Magnanini, ritrovato in un canale a Regent’s Park, Londra, all’interno di un carrello da super- mercato riempito di pesi. Era il 24 settembre scorso. Sebastiano, origini veneziane, si era stabilito da poco nella capitale inglese. Molti anni prima, nel 1993, era stato coinvolto nel furto di un quadro del Tiepolo, “L’educazione della Vergine”, del valore di 2 miliardi di lire. Il quadro era stato recuperato tre mesi più tardi. E lui si era rifatto una vita in giro per il mondo. Tre uomini sono stati in effetti arrestati, tutti inglesi. Due sono clochard. Ma i primi sono accusati di occultamento di cadavere, l’altro di falsa testimonianza. Avrebbero moli marginali nella vicenda.

L’ultimo caso, prima di Giulio Regeni, è quello di Adriano Casiraghi, assassinato nel dicembre scorso in un hotel della Repubblica Dominicana, dove viveva da qualche anno. Sposato con una donna del posto e padre di una bimba, sul corpo riportava otto ferite da coltello: sette all’addome e una al collo. La polizia prima ha indagato sull’ipotesi di una rapina finita male. Poi ha concluso: suicidio.

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