Giustizia per Marco Vannini: Tutta la famiglia Ciontoli rinviata a giudizio

Per tutta  durata  dell’udienza sono stata tranquilla, perché mio figlio Marco mi aveva detto che sarebbe andato tutto bene. Da quel maledetto giorno in cui me l’hanno ammazzato, io ci parlo sempre. E il giorno prima dell’udienza il mio Marco mi aveva awértito: Mamma, stai molto serena, il processo andrà a buon fine, così come previsto e come ti ho già detto altre volte. L’unica cosa che voglio da te è che devi farti bella, come sei sempre stata quando ero in vita. Solo per questo, dopo dieci mesi, mi sono truccata per la prima volta e sono andata in Tribunale. Oltre a Valerio, accanto a me, c’è sempre stato lui, Marco, che mi ha sostenuto e rincuorato ogni secondo”.

Sono le commoventi parole di Marina Conte, la mamma di Marco Vannini, 20 anni, il bagnino di Cerveteri (Roma) ucciso con un colpo di pistola dal padre della sua fidanzata, Antonio Ciontoli, il 17 maggio 2015. Mamma Marina era molto emozionata quando ha sentito le parole con cui il giudice dell’udienza preliminare, dopo due ore e mezza di camera di consiglio, ha rinviato a giudizio tutta la famiglia Ciontoli per concorso in omicidio volontario. Antonio Ciontoli, sua moglie Maria Pezzillo e i figli Martina e Federico dovranno comparire a processo il prossimo 23 maggio nell’aula di Corte d’Assise del Tribunale di Civitavecchia.

Con loro ci sarà anche Viola Giorgini, la fidanzata di Federico Ciontoli, che dovrà rispondere solo dell’accusa di omissione di soccorso. Dice ancora la mamma di Marco: «Posso finalmente sperare che il mio povero Marco avrà finalmente giustizia. Le persone che hanno ucciso mio figlio si ritroveranno presto a processo e lì sarà molto difficile mentire, come hanno fatto in tutti questi mesi. Da quella maledetta sera del 17 maggio, quando la famiglia Ciontoli ha ammazzato mio figlio nella loro abitazione di Ladispoli, non ho mai più riso spontaneamente. Da oggi posso iniziare di nuovo a sorridere. Sto con i piedi per terra e non mi illudo: con mio marito siamo riusciti a vincere una piccola battaglia, ma non la guerra finale. Per questo c’è ancora tempo. Al termine dell’udienza ho stretto la mano agli avvocati dei Ciontoli, mi andava di farlo, perché prima che iniziasse l’udienza gli avevo detto: “Che vinca il migliore”.

In aula c’era anche Franco Coppi, uno degli avvocati penalisti più famosi d’Italia, che ha tenuto una vera e propria lezione di diritto a sostegno della verità e per la giustizia per Marco Vannini. Dice mamma Marina: «I miei avvocati sono stati molto bravi, ma sentire parlare Coppi mi ha incantato. Ho visto più volte Antonio Ciontoli in aula, ma posso assicurare che per me la sua presenza è sempre stata del tutto indifferente, proprio come se non ci fosse. Lui non ha mai rivolto lo sguardo verso di me o verso mio marito. Era impegnato a guardare per terra, scrivere su un taccuino e pregare».

Mamma Marina, pur nell’immenso dolore per la perdita del figlio, è molto soddisfatta perché la giustizia sembra aver finalmente imboccato la strada giusta. Continua la donna: «Tutta l’Italia è con me e lo è sempre stata in tutti questi mesi. Tante persone oneste mi hanno sorretto e aiutato in questa mia battaglia. A iniziare da mio marito Valerio, mia sorella Anna, mio cognato Roberto e i miei formidabili nipoti, Alessandro e Federico Carlini.

Marco in questo lungo e sofferente calvario è diventato il simbolo della giustizia. La mia lotta è servita a qualcosa, perché quello che è accaduto a me poteva accadere a qualsiasi altra famiglia. Mi sono emozionata quando mi hanno scritto gli amici di mio figlio sul cellulare, non sono riuscita a trattenere l’emozione. Mio figlio e la sua drammatica storia è rimasta impressa nei cuori di tutti quelli che hanno umanità. Non ultimo, mi sento di ringraziare il gruppo nato su Facebo- ok “Giustizia e verità per Marco Vannini”, che ogni giorno ha sempre nuovi iscritti. Quando Marco era ancora vivo io sono sempre stata una madre a cui non è mai piaciuto apparire. Ora sono cambiata e lotterò con tutte le mie forze fino a quando non vedrò gli assassini di Marco in galera».

Al termine dell’udienza appariva stremato anche Alessandro Carlini, cugino di Marco e suo inseparabile amico. Dice Alessandro: «Non capisco perché Antonio Ciontoli, alla fine dell’udienza, sia scappato via. Noi non siamo mica degli assassini. Non deve temerci, siamo persone perbene, a differenza di chi invece dovrà affrontare un processo in Corte d’Assise con la pesante e ignobile accusa di omicidio. Chi ha sparato a Marco uccidendolo, con la complicità dei famigliari, è arrivato in Tribunale con un’auto, poi al termine dell’udienza, quando il giudice è entrato in camera di consiglio per comunicare la sua decisione è scappato letteralmente via evitando tutti.

Passando per un’uscita secondaria si è infilato in una vettura diversa da quella che lo aveva accompagnato. Insomma, sembra che abbia studiato un piano preciso, come al solito, ma questa volta per sfuggire a chi invece avrebbe voluto fargli qualche domanda. Assistere al rinvio a giudizio è stata una forte emozione. Questo è certamente un buon inizio, ma non è ancora il traguardo della nostra battaglia. Devo ammettere che per un momento, quando il giudice si era ritirato per deliberare, ho avuto qualche momento di insicurezza. Quando ho visto che non usciva nell’ora prevista, ho avuto paura che qualcosa sarebbe potuto andare storto. Invece non è stato così e ora iniziamo a organizzarci per raggiungere il nostro obiettivo: verità e giustizia per Marco».

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