GP Russia F1 2016, Streaming Gratis: Dove e come vedere il Gran Premio di Formula 1 di Sochi in Diretta Live Tv ore 14 su Rojadirecta

prove-libere-gp-australia-f1-2016-1Il GP di Russia, in programma oggi a Sochi, è in diretta su Sky alle 14 (diretta Sky Sport F1 HD). In replica anche alle 17 e alle 20,30 (anche su Sky Sport2 HD). Sulla Rai la si vedrà su Rai2 alle 21. In programma ci sono 53 giri (ciascuno di 5.848 metri) per un totale di 309,745 km.  CLASSIFICHE. Mondiale piloti: 1. Rosberg pt 75, 2. Hamilton 39, 3. Ricciardo 36, 4. Vettel 33, 5. Raikkonen 28, 6. Massa 22, 7. Kvyat 21, 8. Grosjean 18, 9. Verstappen 13, 10. Bottas 7, 11. Hulkenberg 6, 12. Sainz 4, 13. Vandoorne 1. Marche: 1. Mercedes 114, 2. Ferrari 61, 3. Red Bull 57, 4. Williams 29.

DIRETTA SKY Diretta su Sky Sport F1 HD e Sky Sport 2 HD.  DIFFERITA RAI Rai2 propone la differita alle 21,50  prossima gara Dopo questa gara, il calendario (che è il più lungo della storia, con 21 gare) prevede il GP della Cina (a Shanghai) il 17 aprile. Poi la Formula 1 approda in Europa con il GP di Russia (a Soci il 1° maggio).

Gira tutto a favore di Nico Rosberg. La Ferrari continua a collezionare problemi (specie con Sebastian Vettel), il compagno Lewis Hamilton pure. E la Red Bull data in crescita è lontana, molto lontana. Come la Rossa, un una Sochi che, anche se siamo soltanto al sabato, dice sostanzialmente una cosa: sembra davvero l’anno del figlio d’arte ed eterno secondo. Di più, sembra che in una Formula 1 dove insieme al monogomma e alla monocentralina vorrebbe portare sostanzialmente anche il monomotore si possa parlare nono solo di monomarca (Mercedes), ma anche di monopilota. Nuovo. Non più Hamilton, ma Rosberg.
Nico infatti oggi va alla caccia della settima vittoria consecutiva, visto che ha conquistato le ultime tre gare della passata stagione (quando a dire il vero contavano poco, perché Hamilton era già tri-campione e praticamente in vacanza), e le prime tre di questa.

Guai a dirlo a Nico. Dopo le qualifiche chiuse con la 24ª pole (raggiunto il suo capo Niki Lauda nella classifica di sempre) a fronte dell’ennesima rottura patita dal compagno (ancora al turbo, come a Shanghai) e della prevista retrocessione di 5 posizioni (da 2° a 7°) di Vettel gli fanno notare che quest’anno gli va tutto bene. E lui, apparentemente senza toccarsi, con candore afferma: «Non si può dire “quest’anno”. Abbiamo disputato appena 3 delle 31 gare in programma. Bisogna aspettare almeno un altro paio di gare per fare il punto».

In cuor suo Rosberg però sa bene che può e deve aprire il gap in classifica, nella quale per altro ha già 36 punti di vantaggio su Hamilton, 39 su Ricciardo e 42 su Vettel. E i presupposti per far crescere questi numeri ci sono tutti. «In questo weekend i miei avversari principali sono stati sfortunati e questo mi renderà la gara un po’ più facile, ma le corse in Formula 1 non sono mai facili» afferma Nico, ben memore dei guai patiti lo scorso anno (a Sochi per esempio partì dalla pole, ma dopo 7 giri patì un guasto all’acceleratore: vince Hamilton) e di quelli che invece in questa stagione affliggono sempre e solo il compagno. Lewis scampa la penalizzazione di 10 posti in griglia per non aver rispettato le norme sul rientro in pista dopo un dritto (è successo nel Q1: ha beccato la seconda reprimenda dopo quella del Bahrain, alla terza verrà retrocesso), ma probabilmente non la seconda partenza consecutiva dall’ultima posizione per aver cambio di motore.

«Quando ci sono problemi tecnici sulla macchina non è mai una bella notizia, ma sono certo che il team risolverà i problemi nel migliore dei modi. Non voglio contare troppo su questo, mi fa piacere sapere chesono stato molto veloce. Devo rimanere concentrato e fare il miglior lavoro possibile» dice algido Rosberg. «Cosa volete che vi dica? E’ frustrante. Quest’anno va così, ho già perso un sacco di punti per problemi di affidabilità e probabilmente sarà la stessa cosa anche qui. Mi sa che ripartirò dal fondo (stamane decisione se sostituire la power uniti, ndr). Proverò a rimontare… Titolo compromesso? Non mi arrendo di certo!» cerca di non alzare bandiera bianca Hamilton.

Toto Wolff cerca di coccolarlo, ma la situazione in casa Mercedes è imbarazzante. «E’ una situazione bizzarra, dobbiamo riconsiderare le cause che hanno portato al guasto a Shanghai e qui – afferma il team principal -. E’ il motorsport, sono cose che possono accadere. Sfortunatamente è di nuovo successo sulla macchina di Lewis. Sembra che la sfortuna si sia impossessata di lui, mentre dall’altra parte del garage sembra andare tutto per il verso giusto. Nico però se lo merita. E Lewis sta affrontando tutti questi guai con un grande spirito. Sono certo che ne verrà fuori presto, ma ha tutto il diritto di essere turbato».

Come la Ferrari, che dopo l’ennesimo problema tecnico (venerdì) incassa anche un distacco di 7 decimi sul giro secco. «Qui non sembrano essere molto vicine – dice chiamente Rosberg -. Nelle ultime gare lo sono state. Forse dobbiamo smettere di dire che ci stanno raggiungendo, almeno in questo weekend sembra che siamo molto forti. Credo che possiamo aprire il gap».

Ferrari impegnata su due fronti: uno su un orizzonte temporale più breve, uno su un orizzonte temporale più ampio. Il primo è circoscritto a questo GP e, più in generale, a questo campionato. La lotta è dura: ieri Vettel ha disputato un’ottima qualifica, ma ha anche accusato un distacco significativo da Rosberg (circa 8 decimi) e in più partirà settimo (perché la Ferrari ha dovuto sostituire il cambio, operazione che costa 5 posizioni in griglia); Raikkonen – che ha lavorato molto e anche bene – ha sbagliato il giro veloce in “Q3” fallendo così la possibilità di scattare dalla prima fila. La gara non si presenta facilissima: a Sochi conta molto il “passo” (la Ferrari ce l’ha buono, ma la Mercedes ottimo e sotto questo aspetto anche la Williams ha qualche carta da giocare) e di norma si effettua un solo cambio gomme, fatto che riduce molto le possibilità di variare la strategia. Insomma, ci vorrà una certa dose di fortuna (quella che è mancata in Cina, ad esempio) per essere soddisfatti stasera nel momento della bandiera a scacchi.

Lo scenario più ampio è quello che riguarda il fronte regolamentare. Le nuove norme, appena varate, tendono a livellare le prestazioni e a rendere il motore una sorta di “accessorio” uguale per tutti. Specie se alcune parti saranno standardizzate. Ma – considerando che nel documento regolamentare non c’è il famigerato termine “equalizzazione” – a Maranello sono convinti che gli sia possibile trovare degli spazi per lavorare allo sviluppo della “power unit”. Una partita tutta da giocare, sul filo delle regole, nella quale sarà decisiva la trattativa su quali parti andranno standardizzate. Insomma, non c’è nessuna intenzione di rinunciare alla ricerca o di tornare al regime di motori “congelati” come era nell’ultima epoca degli aspirati.

Ma torniamo al presente. «Speravo che il gap tra noi e Mercedes fosse più esiguo ma abbiamo fatto il massimo – ha spiegato Vettel – . Siamo vicini ai primi, pensiamo di poter fare una buona gara. La monoposto di offre buone sensazioni». Più sconsolato il compagno di squadra Raikkonen, che aveva la possibilità di partire dalla prima fila ma un errore all’ultima curva, come riconosce lui stesso, glielo ha impedito. «Pochi giri puliti, purtroppo. Mi auguro che in gara vada meglio».

La Williams sarà un brutto cliente per tutti oggi a Sochi. Nelle simulazioni di gara, il “passo” è stato molto buono e se verrà rispettata la previsione di una sola sosta, basta una bella partenza per pensare di portare a casa almeno un podio. Stavolta ha brillato più Bottas di Massa, vedremo come andrà a finire. E’ curioso che mentre l’unico avversario credibile – seppure staccato – per la Mercedes resti la Ferrari, ci sia una staffetta tra Red Bull e Williams per la conquista del ruolo di terza forza. A occhio, è quel che resta in queste stagioni egemonizzate dalla Mercedes.

«Sono state delle ottime qualifiche, sono soddisfatto per un weekend fin qui positivo – ha detto il finlandese -. Ci sono buone sensazioni, ma oggi è la giornata che conterà di più. Penso che avremo buone opportunità di fare una bella gara. Partire dalla prima fila è sempre positivo, cercherò di sfruttare al massimo questa opportunità». Tra l’altro lui ha vinto il duello tutto finlandese con Raikkonen: anche il ferrarista puntava alla prima fila, ma è stato il più giovane dei due a ottenerla. Massa, sinora autore di una stagione positiva, è leggermente più indietro, ma con buone possibilità anche lui.
La Red Bull comunque non si arrende. Dice Ricciardo: «In qualifica siamo un po’ più indietro, ma penso che in gara abbiamo un’auto molto competitiva. Sarà dura, ma io sono fiducioso». L’importante è evitare botti in partenza.

Una beffa! In che altro modo leggere il risultato delle qualifiche di Sochi? Dopo tre tentativi falliti, la Ferrari piazza finalmente una macchina in prima fila, come non accadeva dalla magica notte di Singapore del settembre scorso, e non può però gioirne perché a firmare l’impresa è quel Seba- stian Vettel, costretto a retrocedere di 5 posti sullo schieramento. Continua a costare cara la sbavatura iniziale di Shan- ghai al tedesco: se non avesse allargato la traiettoria, lasciando la porta spalancata a Kvyat, avrebbe nell’ordine evitato di entrare in collisione con Raikkonen, finire risucchiato a centro gruppo, essere tamponato da Perez, ritrovarsi con un cambio nuovo e relativa penalizzazione.

ZERO RISCHI A Maranello non si sono (a ragione) fidati di lasciar montata quella unità, rischiando un secondo, pesante zero in classifica dopo quello già rimediato in Bahrain, e così oggi pomeriggio Vettel sarà costretto a una complicata rimonta dalla settima piazza, su una pista dove superare è arduo e la consistenza delle gomme, elevatissima, impedirà di lavorare di fantasia sulla strategia che sarà probabilmente di una sola sosta per sostituire le supersoft iniziali (obbligatorie almeno per i primi 10) con le soft. Ma la beffa ferrarista si è concretizzata perché, come era capitato in Cina, Raikkonen è mancato nel momento cruciale delle qualifiche, quando poteva (doveva) almeno chiudere alle spalle del compagno: invece nel tentativo decisivo della Q3 un errore nell’ultima curva ha vanificato il tentativo di scavalcare il connazionale Bottas, abilissimo a sfruttare un tracciato storicamente favorevole ai motori di Stoccarda per dare finalmente un po’ di gloria a una Williams sin qui al di sotto delle attese. Unica ma importante consolazione per Kimi: per effetto della penalità a Vettel, partirà terzo, relegando sulla parte sporca della pista l’ex compagno di squadra Felipe Massa.

GUASTO C’era molta attesa alla Ferrari per l’impiego della Power Unit Evo che però non ha fatto la differenza e la virtuale prima fila Vettel l’ha conquistata a causa dell’ennesimo guasto capitato in questo disgraziatissimo inizio di stagione a Hamilton, costretto ad alzare bandiera bianca a fine Q2 per lo stesso motivo per cui in Cina non aveva potuto neppure partecipare alle qualifiche. «Si è surriscaldata la MGU-H», ha spiegato poi Toto Wolff. Ma sino a quel momento le due Mercedes avevano dato vita a un acceso duello in famiglia, condito da tempi impressionanti, senza che i due ferraristi potessero metterne in discussione la supremazia tanto che Vettel aveva chiuso il Q2 terzo a 1”3 e Raikkonen 4° a 1”4. Quando si è presentato alla stampa in serata Hamilton appariva come stordito da tanta sfortuna, lasciando intendere di volere stavolta una spiegazione convincente: «Non credo allasfortuna, ogni cosa ha una sua logica. Sono curioso di capire cosa è successo. Peccato perché la macchina era fantastica, ben bilanciata, veloce — ha detto l’iridato che ha pure subito un avvertimento (il secondo del 2016) per essere rientrato in pista dopo un dritto senza seguire la traiettoria dettata dalla direzione gara —: ho percorso migliaia di km nei test invernali e non è successo niente. Ora invece…».

POLE NICO Solo stamane la Mercedes deciderà se sostituire il motore ausiliare o fare come in Cina montando quella che sarebbe la terza power unit. Ma questo non cambierebbe nulla nello schieramento con Lewis al via dalla quinta fila. «Farò una gara di attacco, con la speranza che la macchina sia ancora tutta d’un pezzo dopo le prime curve come purtroppo quest’anno non è ancora accaduto». Senza Hamilton, Rosberg ha avuto vita
facile per conquistare la 24a pole della carriera, la seconda del 2016, con 1’35”417,1”7 meglio della prestazione 2015, lasciando a 7 decimi Vettel, Bot- tas a 1”1 e Raikkonen a 1”2: distacchi che sarebbero stati più pesanti se non fosse incappato in un lungo alla curva 13, dopo aver migliorato il proprio tempo nei primi due settori. «Guidavo una Mercedes così buona che mi sembrava irreale. Sono stupito del vantaggio sulla Fer- rari, sinora erano stati molto vicini», ma la sua soddisfazione è ovviamente increspata dalla preoccupazione a quanto accaduto a Lewis. Facile immaginare che oggi Nico proverà un tuffo al cuore ogni volta che sentirà qualcosa di anomalo sulla vettura: «Un po’ di timore c’è perché l’affidabilità non è il nostro punto di forza, ma che ci posso fare?». Lui promette di dare il 100% con la speranza di andarsene stasera a quota 100.

La Ferrari si aggrappa a Rimi Raikkonen. Toccherà al finlandese provare a interrompere oggi a Sochi quella che, cronometro alla mano, potrebbe diventare la quarta trionfale marcia 2016 di Nico Rosberg, in pole per la seconda volta consecutiva. Dopo quel Q2 da incubo, con le Mercedes uniche a volare come aerei sotto la barriera dellT’36, sembrava ci fosse solo da pensare al terzo posto. La sorte ha deciso invece di metterci lo zampino, provando a tenere un pochino in vita i destini della gara. Come? Azzoppando ancora una volta la W07 di Lewis Hamilton, incredibilmente k.o. come in Cina per l’avaria del- l’MGU-H. Ma proprio come in Cina, e questo si spera non diventi l’ennesimo rimpianto di questa stagione, la Ferrari non ne ha approfittato. O meglio, ne ha approfittato con la vettura sbagliata. Sarebbe stato assai meglio che il primo tempo utile dopo l’irraggiungibile Ro- sberg fosse quello di Raikkonen, vista la penalità di 5 posizioni in griglia rimediata venerdì da Vettel. Invece Sebastian ha infilato il secondo crono e Rimi si è fatto beffare dalla Williams di Valtteri Bot- tas. Che oggi, roba da stringere la mano a chi ha anche solo immaginato potesse accadere, partirà inaspettatamente in prima fila

 ERRORE DA CANCELLARE A Rimi i ferraristi chiedono una partenza come quella vista a Melbourne, anche per far dimenticare quella sbavatura nel Q3, costatagli la prima fila: «Avrei potuto conquistare la seconda o la terza posizione in griglia, ma nel mio ultimo tentativo ho commesso un errore all’ultima curva e sono andato largo. Ovviamente mi dispiace, ma considerando le difficoltà che abbiamo incontrato, questo risultato, pur non essendo ideale, è meglio di niente». Raikkonen ha un po’ faticato con l’assetto della SF16-H: «Tutto il fine settimana è stato un po’ complicato, ho sempre avuto difficoltà a mettere insieme un giro decente. In qualifica è andata meglio, ma in alcuni punti avevo difficoltà con l’avantreno. Penso che in gara andrà meglio».

OTTIMISMO, RAGAZZI Chi invece è chiamato a una gara più difficile è Sebastian Vettel, che sembra avere lo stesso destino di Lewis Hamilton: entrambi non hanno ancora messo insieme un weekend senza qualche guaio. E un po’ di fastidio glielo si legge in viso: «Frustrato per l’affidabilità che non c’è? Non direi. Queste cose fanno parte delle corse, non aiutano, ma non accadono di proposito. Stiamo spingendo forte e non abbiamo ancora avuto una gara pulita e chissà che non accada domani (oggi; n.d.r.). Sarà una gara lunga, siamo solo ad aprile. Domani (oggi; n.d.r.) inizia maggio, il campionato è lungo. Dobbiamo fare più punti possibile, poi si vedrà». Un giornalista tedesco lo ha stuzzicato facendogli notare che, per quello che si è visto in qualifica, il distacco con la Merce- des stia aumentando. Vettel lo ha fulminato scherzosamente: «Questi dannati tedeschi sempre pessimisti. Mostrate un po’ di ottimismo! Siamo solo alla terza gara. Non tutto sta andando secondo i piani. Avremmo potuto vincere la prima gara, ma non è tutto da buttare. Abbiamo mostrato un grande passo gara, ed è lì che si fanno i punti. Dobbiamo lavorare, stiamo forzando e non è facile perché la Mercedes fa un ottimo lavoro. Questo non è il parco giochi dei bambini, se vuoi diventare il migliore, devi battere i migliori. E sappiamo di potercela fare»

Lewis Hamilton non è sceso in pista nella Q3, a causa di un problema al motore elettrico (MgU-H) della power unit montata sulla sua monoposto durante le terze libere. Il guasto, chiaramente non risolvibile nei pochi minuti che separavano la seconda manche delle qualifiche dall’ultima, decisiva per la pole position, ha di fatto relegato il pilota inglese al 10° posto sulla griglia di partenza (al netto di eventuali penalizzazioni).

VIZIO Oltre al fatto che Hamilton sarà costretto a una difficile rimonta nei confronti del compagno di squadra Nico Rosberg, è decisamente preoccupante la valenza tecnica di questo guasto, sotto il profilo dell’affidabilità. Perché si tratta dello stesso problema che in Cina gli aveva impedito di disputare del tutto le qualifiche. Il guasto, dichiarato dal team di Brackley, riguarda come detto la MGU-H, ovvero il motogeneratore, connesso al compressore del turbo. Sulla power unit Mercedes 106 Hybrid, questo elemento è posto al centro della V tra le bancate del motore: pressoché equidistante dalla girante della turbina e dal compressore a cui
è calettato. È una collocazione che non è stata modificata negli ultimi due anni. Ciò farebbe pensare che il problema non sia legato al suo posizionamento, bensì alle sollecitazioni dei tre elementi (turbo, compressore, MGU-H). Il fatto che i guasti abbiano colpito solo la vettura di Hamilton, è stata pura casualità, e ciò mette «a rischio» anche Rosberg. In entrambi i casi si trattava di condizioni da qualifica, rivelatesi «critiche» per la MGU-H. Non è quindi da escludere, per Mercedes, un prossimo sviluppo mirato a migliorare l’affidabilità, che non inciderebbe sui gettoni ancora disponibili.

Solo endorfine o solo tossine, nessuna via di mezzo. Le prime si producono nel corpo di Nico Rosberg, sempre più saldamente aggrappato al treno che gli passa davanti: una macchina velocissima e che non si ferma mai (toccare ferro), una squadra che lo sostiene e spera pur senza poterlo ammettere che sia lui a prendersi questo Mondiale, infine il compagno ancora bersagliato da problemi tecnici e per questo furibondo. Hannibal Hamilton con la maschera di costrizione.

Per lui, per il campione del mondo, solo tossine, almeno finora. I problemi elettronici che lo avevano fatto scivolare ultimo sulla griglia del GP della Cina (guai all’ERS poi riverberatisi sul cambio) si sono ripetuti ieri tra la Q2 e la Q3, impedendogli di partecipare all’ultima sessione di qualificazione e relegandolo decimo. Buon per lui che la giuria si sia limitata a una reprimenda per essersi mosso male nella via di fuga della curva 2, ignorando le istruzioni preventivamente ricevute nel briefing dei piloti.E se due settimane fa era risalito fino al settimo posto, oggi non sarà così facile perché la pista non si presta ai sorpassi e guadagnare posizioni è come limare gli ultimi decimi di distacco a chi ti precede: sempre più difficile, man mano che migliori.

Pertanto oggi nella Mercedes un circolo vizioso e uno virtuoso sembrano autoalimentarsi: al campione del mondo non ne va una giusta – sulla W07 di Hamilton le bizze elettroniche spariscono e riappaiono come un fiume carsico, imprevedibili – mentre Ro- sberg non riesce a sbagliare nulla. Ieri la 24a pole gli ha consentito di raggiungere, nella speciale classifica, il suo capo Niki Lauda, tra i più grandi della Formula 1.

 A Nico manca solo il titolo, e su questo è concentrato. Lo sarà oggi al via, per non farsi sorprendere da Bottas che gli parte al fianco e da Raikkonen che scatta alle sue spalle con il vantaggio di una striscia di asfalto pulita. Resta l’amarezza di una Ferrari che non solo non è abbastanza veloce, ma non riesce neanche a giocare di rimessa: è la seconda volta che si fa soffiare il posto in prima fila lasciato libero da Hamilton. Ieri il secondo crono ha fruttato a Vettel il settimo posto perché la sostituzione del cambio, compromesso da un problema elettronico, ha comportato la penalità di cinque caselle in meno al via.
La superiorità prestazionale della Mercedes numero 6 è stata imbarazzante: un gap prossimo al secondo a giro (anche se oggi in gara il ritmo delle Rosse potrebbe migliorare) ha consentito a Rosberg di fare un solo tentativo nella Q3 e non tornare più in pista. Mentre gli altri tribolavano per provare ad avvicinarlo, lui era già via a salutare i tifosi con la manina. «Viste le Ferrari lontane e Hamilton dietro, ho capito che la pole era al sicuro». Però, uffa, così non vale.

SOCHI – La delusione di Vettel era palese alla fine delle qualificazioni, non tanto per la posizione di partenza – più del secondo tempo non poteva fare con questa Mercedes, e scatterà settimo per effetto della penalizzazione – ma per il distacco in termini cronometrici. Sette decimi sono già tanti in valore assoluto, se poi consideriamo che il ferrarista ha fatto due tentativi di giro veloce e Rosberg soltanto uno… Per la cronaca, in Q2 – dove il tedesco della Mercedes aveva girato anche più veloce – il distacco accusato dalla Ferrari era stato addirittura di 1″3.

L’AMMISSIONE. «Speravo che il gap tra noi e Mercedes fosse più esiguo ma abbiamo fatto il massimo», ha commentato Sebastian, che però ha riconosciuto: «Rosberg è andato davvero forte. Noi abbiamo beneficiato di quanto accaduto a Lewis per ottenere il secondo tempo, e pensiamo di poter fare una buona gara. La macchina mi dà buone sensazioni. Il fatto di partire con la penalità non mi fa sentire frustrato» ha spiegato il tedesco.
Ci sono elementi per sperare: «Stiamo spingendo a fondo per cercare di recuperare terreno, qui abbiamo portato una nuova power unit e credo che sul passo gara ci siamo, anche se non abbiamo ancora avuto una gara lineare che ci abbia permesso di dimostrarlo. Magari l’avremo domani (oggi, ndr). Al momento possiamo solo pensare a prendere più punti possibile». Più sconsolato Raikkonen, che aveva la possibilità di partire dalla prima fila e l’ha mancata per un errore all’ultima curva, come ha riconosciuto lui stesso: « N on abbiamo fatto giri molto buoni ma vedremo in gara, dove credo che andrà meglio».

IN MERCEDES. Ben diverso l’umore di Nico Rosberg, alla seconda pole di fila: «Ero abbastanza fiducioso – ha spiegato – visto che in Q2 le Ferrari erano indietro e Lewis poi non ha partecipato alla Q3. Io comunque ero concentrato e sono andato alla grande. Gli altri sono stati molto sfortunati e questo potrebbe rendere la mia gara più semplice, anche se in Formula 1 i gran premi non lo siano mai. Anche se Sebastian e Lewis parto-
no dietro di me, al mio fianco avrò Bottas che è molto veloce». E ha anche lui, sulla sua Williams, una power unit Mercedes.Furioso invece Hamilton, che potrebbe addirittura sostituire il motore: una decisione che i tecnici della Mercedes prenderanno solo questa mattina. «Contro cose di questo genere non c’è difesa – ha detto il campione del mondo, ieri davvero contrariato – Sono molto curioso di sapere cosa sta succedendo. Ho chiesto agli ingegneri di darmi più informazioni possibile. Non capisco come sia stato possibile coprire 800 chilometri al giorni senza problemi nei test invernali e poi ritrovarmi fermo in questo modo, per due volte di fila e per lo stesso motivo. Ritenevamo di aver caito la causa dei problemi in Cina e di aver rimediato, ma evidentemente non è così».

Il primo passo verso la Formula 1 dell’immediato futuro è stato compiuto. E’ un passo molto utile dal punto di vista dei bilanci, ma certo non è altrettanto condivisibile dal punto di vista dello sport. Nel periodo che va dal 2017 al 2010 si va verso la cosiddetta “equalizzazione”, che poi significa livellamento delle prestazioni attraverso l’adozione di componenti standard e alcune possibili semplificazioni (si ipotizza che scenda un po’ la pressione del turbo). Non è che i motori diventeranno tutti perfettamente identitici, ma le differenze di prestazioni saranno minime. In più, in costanza di regolamento (e con l’abolizione del sistema di sviluppo “a gettoni”), è presumibile che anche l’affidabilità sia destinata a crescere. Così, se nessuno rischia più di rompere, le prestazioni sono simili (e in più i consumi contingentati), è evidente che il motore non farà più la differenza.
Eppure, sia ben chiaro, non è una decisione che nessuno ha calato dall’alto. La Commissione Formula 1 ha lavorato mettendo attorno al tavolo le Fia, la Fom (ovvero Ecclestone), le squadre. E soprattutto i quattro motoristi oggi presenti nel Mondiale, che hanno pienamente condiviso la scelta. Niente che non si sia già visto in passato, sia chiaro. Però non se va certo verso l’esaltazione della Formula 1 come terreno e strumento di confronto e competizione tecnologica. Giova ricordare che qualche anno fa (2008) si era parlato di introdurre un motore standard (d’accordo, era una cosa diversa da quella attuale e soprattutto era una “provocazione” dell’allora presidente Mosley) e la Ferrari si oppose fermamente.
Ma adesso il problema di abbattere i costi c’è per tutti. Si è calcolato che nel 2017 si risparmierà un milioni, tre dal 2018. Tanti soldi, indubbiamente.
Vuole dire che non vincerà il più bravo? Non esattamente. Ma, di certo, non vincerà il motorista migliore. Conterà molto il telaio e non è detto che la ricerca aerodinamica spinta costi molto meno che l’evoluzione dei motori… Anzi, potrebbe anche verificarsi il fatto contrario, a meno che vengano introdotte norme stringenti anche su questo fronte (molte già ci sono, sia chiaro). L’eliminazione del sistema a gettoni, almeno, farà venire meno un metodo complicatissimo di computo delle evoluzioni. Un sistema difficile per gli ingegneri e del tutto incomprensibile per gli spettatori e gli appassionati.
Domanda: ma se gli sviluppi sono liberi, come può essere che i motori finiscano con l’assomigliarsi? Principalmente attraverso la determinazione di norme che riconoscono ai progettisti dei margini di manovra minimi. In più, come detto, ci sarà l’adozione di parti standardizzate. Anche questa non è una novità, basti pensare che la centralina elettronica è standard già da anni, uguale per tutti.
In questo modo si potrà ridurre il costo di fornitura dei motori alle squadre indipendenti e a quelle più piccole e, soprattutto, si introduce l’obbligo di fornitura. Insomma, una Red Bull senza motori (tipo fine 2015) è una situazione che non si vedrà più.
Previsione? Facile: una squadra come la Red Bull, che ha una cultura telaistica straordinaria e che riesce a essere abbastanza competitiva pur con un motore meno potente rispetto a quelli della concorrenza, si ritroverà con un vantaggio indubbio. E comunque tutti dovranno seguirne i passi.
Ultimo: è stato deciso di intervenire anche sul rumore del motore, annoso problema che si è presentato da quando sono state introdotte le unità ibride. Ma pare un dettaglio…
Resta da capire se lo spettacolo crescerà. Questo è possibile, visto il maggiore livello di standardizzazione. Ma non è detto che sia il miglior spettacolo possibile.

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