Grillo incontro a sorpresa con la Raggi: il leader al Senato e poi in Campidoglio: Virginia fantastica

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205555115-33004905-4a65-4160-993e-d674eb37ed11ROMA Entra in Campidoglio da padrone di casa. Beppe Grillo sale le scale della Lupa, scortato dai «comunicatori» M5S Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi, sfotte i giornalisti («Non capisco la vostra lingua»), varca il portone, si concede per un paio di selfie con i commessi del Comune che lo braccano appena lo vedono e poi entra nella stanza del sindaco. Dentro Virginia Raggi però non c’è, sta parlando all’assemblea dell’Anci nella sala della Protomoteca. Il comico non se ne fa un problema del galateo istituzionale e fa capolino dal balconcino con vista sui Fori imperiali, dietro di lui Casalino. D’altronde è un blitz a sorpresa, no? Poi arriva «Virginia».

E dopo poco anche il vicesindaco Daniele Frongia, il presidente del consiglio comunale Marcello De Vito e il capogruppo pentastellato Paolo Ferrara. Grillo parla una ventina di minuti: «Dovete prendere come modello le città del Nord Europa, ma anche quelle americane». Il fondatore del M5S fa un richiamo «alla forza» ma avverte gli amministratori capitolini che «presto arriveranno altri attacchi». Poi escono tutti dalla stanza del sindaco. Rimangono solo Raggi e Grillo. Venti minuti di faccia a faccia per fare il punto politico. Per parlare dei problemi avuti da «Virginia» con le varie anime pentastellate. La sindaca si è lamentata del trattamento ricevuto dal direttorio in queste settimane e ha chiesto al Grande Capo di sterilizzare le anime litigiose del M5S? Dal Campidoglio smentiscono o meglio si limitano a dire: «L’incontro è stato riservato».

Dopo il summit, la prima cittadina ha offerto un caffè al fondatore del M5S e l’ha portato a spasso per le stanze di Palazzo Senatorio. «Questa Beppe, è l’Aula Giulio Cesare, qui a fianco la sala delle Bandiere dove ci riuniamo per la giunta». Grillo esce, dopo aver conquistato la sua Bastiglia, da dietro, dall’ingresso dell’Avvocatura. Anche in questo caso poche dichiarazioni: «Fantastica, fantastica. È tutto bellissimo». Poi uscirà anche un’altra dichiarazione attribuita al comico: «M5S ha già fatto il miracolo, ora bisogna dare il massimo». Parole che sembrano spronare la sindaca, dando il giusto peso al “partito” che l’ha portata al governo della Capitale. Ieri Beppe era in vena di sorprese, non solo in Comune. Prima infatti si era presentato anche in Parlamento. «Non ve la aspettavate eh?», ha detto aprendo la porta mentre i parlamentari M5S erano riuniti in assemblea congiunta.

A due giorni dalla riunione politica convocata a Milano per domani, ecco che torna a farsi vedere a Roma. Con i parlamentari ha affrontato soprattutto il tema della riforma costituzionale rafforzando, di fatto, la campagna per il «no». Ha parlato di come si possano «contare le parole delle frasi brevi che compongono la Costituzione che ora è chiara, semplice, intellegibile a chiunque». Con la modifica proposta nel referendum di ottobre diventerà complicata, «una cosa per costituzionalisti e non per cittadini» ha ragionato Grillo. Che ha già pronta una campagna di propaganda per il No. Partirà infatti ad agosto. Una sorta di offensiva balneare, in cui i parlamentari pentastellati a bordo di camper, moto, barche a vela raggiungeranno le principali spiagge e località di villeggiatura italiane per distribuire volantini sul referendum di ottobre.

Virginia Raggi e Matteo Renzi si vedranno prima o poi ufficialmente: «Un incontro con il presidente? Sì, è da programmare». Ma nel frattempo, nello studio con vista sui Fori Romani, il primo a essere ricevuto dalla neo sindaca di Roma è stato Beppe Grillo, il fondatore dei Cinque Stelle, ieri nella Capitale per lanciare la campagna per il No al referendum costituzionale. Il comico si è quasi affacciato dal famoso balcone, ed è rimasto per circa due ore nello studio a Palazzo Senatorio con Virginia Raggi, il vicesindaco Daniele Frongia e il presidente dell’Aula capitolina Marcello De Vito. Fuori, la protesta dei Movimenti per la casa che lo accusa di «aver aperto i palazzi per occupare le poltrone».

Grillo, scappando via da un’uscita posteriore, ha esclamato: «Raggi è fantastica, è tutto bellissimo». E ha invitato la sindaca grillina a «dare il massimo per risollevare Roma», sottolineando come nella Capitale i Cinque Stelle abbiano «già fatto il miracolo». La Raggi gli ha elencato le emergenze di Roma che sono le sue priorità, cioè rifiuti e migranti, e lo ha accompagnato in un giro turistico in Campidoglio, a partire dall’aula Giulio Cesare, dove neanche una settimana fa, davanti a tutto il direttorio e numerosi altri parlamentari grillini, ha giurato da sindaco. «Beppe mi ha fatto un in bocca al lupo, stiamo lavorando sodo — ha scritto poi su Facebook — per cambiare le cose davvero. Roma non può più aspettare».

A distanza ieri il presidente del Consiglio Matteo Renzi le ha augurato «buon lavoro», così come «a Chiara Appendino, a Giuseppe Sala e agli altri: il governo della Repubblica è totalmente al loro fianco, sia a quelli del Pd sia a quelli di Forza Italia o Cinque Stelle, ho dato loro la disponibilità perché il governo possa aiutarli e loro abbiano successo, siamo dalla loro parte». Però, a proposito della Raggi, ha anche aggiunto: «Se lei va in periferia fa il suo lavoro, il presidente del Consiglio no. Non faccio comparsate show, io metto i soldi». E «poi dico a quelli del Pd, ai miei: non è che dopo 15 giorni che hai perso ti metti a criticare il sindaco. Ha vinto lei, lasciatela lavorare: non ci mettiamo a fare un’opposizione ideologica».

La sindaca anche ieri, dopo Tor Bella Monaca, ha fatto la sua incursione lontana dal centro di Roma, andando, inaspettata, negli impianti del trattamento rifiuti di Rocca Cencia, periferia Roma Est. Nel pomeriggio si è concessa un veloce shopping in un negozio del centro della Capitale per poi incontrare il presidente Pietro Grasso in Senato.
Ma lei, come gli altri sindaci e consiglieri comunali grillini di tutta Italia, presto dovrà occuparsi anche del referendum costituzionale. Ieri mattina, infatti, Beppe Grillo è arrivato a sorpresa al Senato dove i parlamentari 5 Stelle stavano definendo «le strategie comunicative sul referendum per le riforme istituzionali».

Per il leader del M5S «le riforme sono scritte in maniera incomprensibile, sono un pasticcio», quindi «votiamo per il No» e «ci impegniamo per bocciarle». Così parte la mobilitazione dei Cinque Stelle per la campagna di ottobre. Coinvolgerà tutti gli appartenenti al Movimento che domani a Milano ascolteranno da Davide Casaleggio quale strategia utilizzare. Di certo si sa che cercheranno di non personalizzare il referendum trasformandolo in un’arma per mandare via Renzi: «Entreremo nel merito — dice Roberto Fico — facendo informazione e spiegando che la riforma Boschi è sbagliata». Dunque, web e strada. Che già alle Amministrative hanno portato bene.

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