Guerrina Piscaglia, Padre Graziano condannato a 27 anni di carcere, accusato di aver ucciso la donna

0

2043839_graziano-jpg-pagespeed-ce-4qddtfqxco Guerrina Piscaglia e della quale si sono perse le tracce. A finire al centro di numerose accuse, in tutto questo tempo, è stato proprio padre Alabi Gratien, conosciuto come padre Graziano, sacerdote congolese nello specifico ritenuto responsabile di due diversi e allo stesso tempo gravissimi reati ovvero quello di omicidio e di occultamento di cadavere e per questo motivo condannato, dai giudici della Corte di Assise di Arezzo a 27 anni di carcere, richiesta di condanna questa avanzata lo scorso mese di settembre dal pm Marco Dioni mentre invece proprio la difesa chiedeva l’assoluzione del frate perchè “nessuna prova va oltre il ragionevole dubbio”. 

Padre Graziano diventa ufficialmente indagato per sequestro di persona dopo pochi mesi dalla scomparsa della cinquantenne Guerrina Piscaglia ed esattamente nel mese di settembre e l’ipotesi formulata dal magistrato è quella che la donna si fosse innamorata del frate rendendogli la vita impossibile. Il verdetto in merito alla sentenza precedentemente anticipata, è arrivato poco dopo le ore 20.00 di ieri 24 ottobre 2016 a conclusione di un processo durato una giornata intera ed inoltre, secondo quanto trapelato dalle prime indiscrezioni sul caso sembrerebbe che la Corte di Assise, presieduta Silverio Tafuro, abbia anche stabilito che il frate non tornerà però in cella fino a sentenza definitiva e che quindi al momento rimangono confermati gli arresti domiciliari che il frate sta già scontando presso un convento romano dell’ordine premostratense e che inoltre,sempre padre Graziano, debba anche pagare una provvisionale al figlio della coppia.

In seguito alla lettura della sentenza ecco che la famiglia di Guerrina e precisamente il marito Mirko Alessandrini ha chiesto che venga detto adesso dove si trova il corpo della moglie e, dopo la sentenza in questione ha nello specifico dichiarato “Avevo il cuore a duemila e pensavo di morire. Mia moglie non c’è più, ma ha avuto giustizia nel suo 52esimo compleanno. Alabi ha tradito la fiducia di tutti noi: lo avevano accolto come un amico”. Sulla delicata vicenda si è inoltre espresso Rizzieri Angeletti, ovvero il difensore di padre Gratien Alabi, il quale ha voluto giustamente ricordare che, quello di ieri rappresenta semplicemente il primo passo sottolineando poi “si tratta del primo grado di giudizio e faremo appello” . Il legale ha poi precisato che non solo sente di essere soddisfatto della linea difensiva seguita ma anche che il frate, che alla lettura della sentenza è rimasto immobile e con gli occhi lucidi di lacrime e che nel corso di questi anni ha voluto sempre ribadire con fermezza la propria innocenza, al momento preferisce non esprimere il proprio pensiero.

E’ stato padre Alabi Gratien, meglio conosciuto come padre Graziano. A uccidere Guerrina Piscaglia – la donna di 50 anni scomparsa da Ca’ Raffaello (Arezzo) l’1 maggio 2014 – e fare sparire il corpo è stato il prete congolese con il quale in passato aveva avuto una relazione. Questo, almeno è quanto hanno stabilito i giudici che ieri nel processo di primo grado hanno condannato il religioso a 27 anni di carcere accogliendo così la quantificazione della pena richiesta del pm Marco Dioni. Padre Graziano era lì, ad ascoltare la sentenza, ed è rimasto impietrito. Senza parole. Lui che finora aveva sempre avuto un atteggiamento spavaldo, aveva sempre sfidato sguardi e pettegolezzi, si era sempre sentito intoccabile. Lui che era sempre stato sopra le righe.

Fin da quando, nella primavera del 2013, era arrivato da Parigi nella sperduta frazione della campagna di Arezzo come viceparroco con altri due frati congolesi: Faustin e Silvestre. I tre avevano portato entusiasmo e novità in paese, canti e balli. E Guerrina – donna semplice con qualche problema di salute e familiare -, che la chiesa la frequentava spesso, ne era rimasta affascinata (secondo la ricostruzione del pubblico ministero la donna si era perdutamente innamorata del frate e il giorno della scomparsa, dopo un litigio innescato dall’attaccamento eccessivo e morboso della donna nei confronti del religioso, lui l’avrebbe strangolata per poi occultare il cadavere). Si era legata e aveva approfondito l’amicizia, tanto da farlo diventare, in pochi mesi, uno di famiglia: il prete si faceva spesso fare da autista dal marito della donna e insegnava a usare il computer al figlio della coppia.

In paese, però, le voci giravano. Si raccontava della passione per l’altro sesso di padre Graziano e una lettera anonima aveva avvertito il vescovo di Arezzo dei sospetti sul prete congolese e sulla sua condotta di dubbia moralità. Ma tutto era passato sotto silenzio. Fin quando, il primo maggio del 2014, Guerrina Piscaglia è sparita nel nulla (all’inizio si era pensato ad un allontanamento volontario) e da alcune mezze confessioni è venuto fuori che la cinquantenne aretina avrebbe detto a Gratien di aspettare un figlio e che quel figlio sarebbe stato proprio del sacerdote. A quel punto erano scattati i primi sospetti. Le verifiche. E dai controlli sui cellulari si era scoperto che dal telefono della donna nell’ultimo anno erano partiti oltre tremila messaggi per il prete. E i sospetti su di lui si sono rafforzati quando dal cellulare di Guerrina (in possesso probabilmente del suo assassino) dieci giorni dopo la scomparsa è partito un sms (con evidenti errori di italiano) per la famiglia con scritto: «N on prendetevela col prete, io sono fuggita per amore». E poi, sempre dal telefono di Guerrina, un altro messaggino a un altro altro sacerdote, amico di Gratin, del quale la donna non aveva posseduto il numero.

Padre Graziano è finito sul registro degli indagati al termine di un primo interrogatorio, il 6 settembre 2015. Per trovare prove di un suo coinvolgimento sono stati effettuati controlli nella canonica, anche con il luminol, sui tabulati telefonici e sul computer. E proprio nel pc sono saltate fuori foto compromettenti di suore nude, a suo dire tutte conosciute in passato e poi frequentate in chat. Non solo. Col passare dei mesi sono emersi altri particolari sulla sua vita privata: due giovani romene (tra queste anche una mendicante di 22 anni) avrebbero raccontato di rapporti sessuali nella sua abitazione a Perugia. Poi il rinvio a giudizio, il processo e ieri la condanna a 27 anni. «Ora dica dove ha messo il corpo», ha commentato il marito di Guerrina, Mirko Alessandrini.

ALCUNE INTERCETTAZIONI DELL’ACCUSATO

Questo amore mi ha bruciato le ossa”. A scrivere questa frase è stato padre Graziano Alabi, 46 anni, il sacerdote congolese accusato di aver ucciso Guerrina Piscaglia. Sembra lo sfogo di un amante disperato, di un uomo che si è appena liberato di una relazione che lo faceva soffrire. Viene dunque naturale pensare che il sacerdote, nello scrivere queste parole, si riferisse proprio alla donna misteriosamente scomparsa da Ca’ Raffaello, in provincia di Arezzo, il primo maggio 2014.

Sarà proprio così? E la parola “bruciato” è solo un caso? Il religioso africano si era appuntato questa e moltissime altre frasi compromettenti sui fogli di un’agenda ritrovati dai carabinieri nella sua camera da letto. Gli inquirenti li hanno sequestrati, esaminati e inseriti nel fascicolo delle indagini come fonti di prova contro di lui. Giallo ha avuto modo di leggere tutti gli appunti di padre Graziano e le relative osservazioni fatte a dagli investigatori. Ne esce un quadro inquietante, che lo stesso sacerdote sarà chiamato a giustificare nel corso del processo, iniziato proprio in questi giorni. Nel frattempo, il Tribunale del riesame di Firenze ha accolto la richiesta di padre Graziano di essere trasferito dal carcere agli arresti domiciliari. Al sacerdote, però, verrà applicato un braccialetto elettronico che permetterà agli inquirenti di controllarlo in qualsiasi momento.

Ma torniamo alle frasi scritte dal parroco sulla sua agenda. Quelli che vedete nelle imma gini qui a fianco sono i fogli sequestrati dagli inquirenti. Sono tutti scritti a penna, in corsivo, in parte in italiano e in parte in francese, la lingua madre di padre Graziano. Partiamo dall’immagine numero 1. Abbiamo evidenziato in rosso la frase più importante. Eccola: «Un cane di uno bianco, che si chiama Fr…». Il riferimento è chiaro. Padre Graziano sta parlando dell’ormai famoso zio Francesco, l’uomo che a suo dire sarebbe fuggito con Guerrina. Il sacerdote aveva iniziato a raccontare di questo zio Francesco soltanto diversi mesi dopo la scomparsa della donna, forse per giustificare le contraddizioni delle sue precedenti dichiarazioni.

Così facendo, però, non fece altro che aggravare la sua posizione. Gli inquirenti, infatti, ritengono che zio Francesco sia un personaggio di fantasia. Anche perché padre Graziano, nelle sue varie deposizioni, lo ha descritto in modo sempre differente. Ebbene, in una delle sue prime testimonianze il religioso disse che zio Francesco era «una persona di Ca’ Raffaello, con un cane bianco e una macchina grigia». Ecco dunque spiegata la prima frase che abbiamo pubblicato. Si parla proprio del cane e di un uomo dalla carnagione chiara, che si chiama «Fr…», cioè Francesco. Nell’immagine numero 2, padre Graziano si è appuntato un elenco di prodotti da acquistare al supermercato.

Ma il sacerdote, viste le sue difficoltà con la lingua italiana, non scrive “spesa”, bensì “speza”. Il particolare non è sfuggito agli inquirenti, che nella loro annotazione hanno evidenziato: «La parola “speza” richiama la parola “scuza” dell’sms partito dal telefono di Guerrina Piscaglia e destinato a G.M. il 10 maggio 2014». Gli inquirenti si riferiscono a uno dei messaggi di depistaggio che padre Graziano avrebbe spedito dopo il delitto usando il telefono di Guerrina.

Ecco il testo di quel messaggio: «Scuza, dite al mio marito vado a Gubbio con mio amoroso marochino…». L’errore grammaticale, in effetti, è molto simile: come nei suoi appunti ha scritto “speza” anziché “spesa”, così nell’sms avrebbe scritto “scuza” e non “scusa”. Nel messaggio, inoltre, la parola “marocchino” è scritta con una sola “c”. Lo stesso errore si ripete nell’appunto numero 3, con la frase «Marochino: è bellissimo andrò con lui Badia». È soltanto un caso o l’ennesima dimostrazione che a scrivere quei messaggi di depistaggio fu proprio padre Graziano?

“TELEFONO: CADUTO NELL’ACQUA” Sullo stesso foglio, il numero 3, oltre alla parola “marochino” il sacerdote riporta una frase considerata tra le più ambigue e inquietanti. Eccola: «Telefono: caduto nel aqua con il libro delle benedizioni». Rileggendola, sembra proprio che padre Graziano si riferisca al telefonino di Guerrina e faccia una specie di ammissione. L’ipotesi degli inquirenti, infatti, è questa: dopo il delitto, il religioso sarebbe rimasto in possesso del cellulare della donna, lo avrebbe usato per mandare i messaggi di depistaggio e poi se ne sarebbe liberato gettandolo in acqua, come lui stesso ha scritto. Certo è che si tratta di interpretazioni, ma le coincidenze sono davvero tante.

Nella parte destra del foglio compare un’altra frase su cui gli investigatori si sono interrogati molto: «Non c’è più». Padre Graziano parlava proprio di Guerrina? E perché ha avuto il bisogno di appuntarselo? Quando l’ha scritto, stava forse seguendo qualche trasmissione televisiva che parlava di lui oppure stava studiando una strategia difensiva da usare durante gli interrogatori? Passiamo al foglio numero 4, che potete leggere in questa pagina. Qui troviamo un’altra espressione tipica del sacerdote straniero: «Uomo di Dio». Come fanno notare gli inquirenti, «sono le stesse parole dell’sms ricevuto sul telefono di M.B. dal telefono di Guerrina Piscaglia nella riaccensione del 10 maggio 2014». Nel messaggio citato, infatti, troviamo scritto: «Ti ho mandato un messaggio perché mi fido, ma sono delusa. Hai invitato qualcuno a casa tua e hai parlato male di un uomo di Dio per la mia situazione…».

LE PROSTITUTE E ALTRE FRASI INQUIETANTI In un altro appunto, il numero 5, padre Graziano ha scritto due volte il nome “Gaby”. Si tratta di un’amica di Bereta C., una delle donne romene che sostengono di avere avuto incontri intimi con il parroco. Accanto a “Gaby” compare un altro nome, “Daniel”. Dicono gli inquirenti: «Vista la consequenzialità, quest’ultimo nome potrebbe essere associato a tale Daniela. Nel dicembre 2014, in uno degli appuntamenti, padre Graziano invita a portare Daniela perché lui è in compagnia di un amico».

Su un altro foglio, il numero 6, il sacerdote si appuntò nuove frasi misteriose, con i soliti errori grammaticali: «Vedi come sono diventato matto», «Se mi lasci è pericoloso», «Avrai la risponsabilità». Tra queste c’è anche la frase che abbiamo pubblicato all’inizio dell’articolo: «Questo amore mi a bruciato le ossa». Parole che diventano ancora più inquietanti se si pensa che tra le ipotesi circolate in questi mesi c’è anche quella secondo cui il corpo di Guerrina sarebbe stato bruciato. Da ultimo, nell’appunto numero 7, padre Graziano compilò un altro elenco sospetto, in cui si legge: «P. faustin: parler corrupto pedofilie Accusé». A cosa si riferiva? Appena sotto si vede la scritta “Marochini”. Sempre con una sola “c”.

Guerrina mi minacciava e io cercavo di tenerla a bada”. A parlare è padre Graziano Alabi, 46 anni, il sacerdote congolese accusato di avere ucciso Guerrina Piscaglia, la casalinga di 51 anni scomparsa il primo maggio 2014 da Ca’ Raffaello, in provincia di Arezzo. Il religioso ha pronunciato queste inquietanti parole il 18 agosto 2014 di fronte agli inquirenti. Non solo. Le ha confermate e ribadite durante l’ultimo, drammatico interrogatorio del 26 agosto 2015, quello che di fatto lo ha incastrato. Queste sue ultime dichiarazioni, che Giallo pubblica qui per la prima volta, sono inserite nel fascicolo d’indagine che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per omicidio e distruzione del cadavere. Proprio in questi giorni si terrà la prima udienza del processo. Padre Graziano sarà così costretto a dare una spiegazione a tutte le sue bugie, le contraddizioni e le versioni inverosimili che ha raccontato nei mesi scorsi. Per provare a dimostrare la sua innocenza, il sacerdote ha chiesto ai giudici di ascoltare ben 95 testimoni.

AVEVA PAURA DI UNO SCANDALO NAZIONALE I suoi avvocati hanno inserito nella lista anche monsignor Riccardo Fontana, arcivescovo della diocesi di Arezzo, Cortona e Sansepolcro, oltre a padre Giovan Battista, l’altro sacerdote con cui padre Graziano condivideva la canonica. Accanto ai due religiosi sono stati citati anche tutti i testimoni già ascoltati nei mesi scorsi, tra cui le prostitute che sostengono di avere avuto incontri intimi con padre Graziano e le catechiste della parrocchia, che invece lo descrivono come una persona positiva e affabile. Tra i 95 testimoni presentati dalla difesa, molti sono stati citati anche dall’accusa, tra cui parenti e amici di Guerrina. Alla base del delitto, secondo gli inquirenti, ci sarebbe il particolare rapporto che da circa un anno si era instaurato tra il sacerdote e la sua parrocchiana.

Negli ultimi mesi i due si erano scambiati la bellezza di 4mila contatti telefonici, tra chiamate e messaggini. Guerrina si era invaghita del sacerdote, ma lui nega di aver mai ricambiato quell’amore. Ha detto padre Graziano: «Questa signora aveva sentimenti positivi verso di me (il marito lo sapeva), mentre io non ero consapevole e l’ho saputo quando la gente ha incominciato a parlarmene, perché lei cominciava a dire che era innamorata e voleva portarmi a Novafeltria a casa sua». Finché un giorno, come affermato dallo stesso sacerdote, Guerrina gli disse di aspettare un bambino da lui. Ha dichiarato padre Graziano durante l’interrogatorio: «Lei mi diceva che era incinta, diceva che io ero il padre del bimbo che portava in grembo». A questo punto il magistrato gli ha chiesto: «Come ha reagito quando la Piscaglia gliel’ha detto?». Lui ha risposto: «Avevo molta paura della situazione perché sono straniero, potevo essere costretto a recarmi in ospedale per fare il test del Dna, inoltre lei diceva che aveva amici nei carabinieri di Novafeltria e a Perugia e che mi avrebbe fatto arrestare da loro».

Insomma, padre Graziano, per sua stessa ammissione, si sentiva minacciato e temeva che la notizia della gravidanza, pur non essendo mai stata confermata, potesse far scoppiare uno scandalo in tutta Italia. Ha aggiunto: «Lei mi scriveva continuamente e io rispondevo, a qualsiasi ora. Se io non rispondevo subito, lei continuava a mandarmi sms». Hanno chiesto dunque gli inquirenti: «Ma come mai, allora, sapendo della situazione, invece di diminuire i contatti con Guerrina li ha aumentati?». È stato a questo punto che padre Graziano ha pronunciato la frase che abbiamo pubblicato all’inizio di questo articolo. Rileggiamola: «Perché lei mi minacciava e io cercavo di tenerla a bada». Con queste dichiarazioni, dunque, l’ex viceparroco si sarebbe tradito fornendo agli inquirenti il movente del delitto. Padre Graziano non avrebbe sopportato il peso di un possibile scandalo. Se Guerrina avesse parlato, sarebbe stato travolto dall’imbarazzo e dall’indignazione non solo dei suoi parrocchiani, ma dell’intero Paese. Ecco perché l’avrebbe eliminata. Il sacerdote, tuttavia, anche nell’ultimo interrogato- rio ha continuato a proclamarsi estraneo alla vicenda. Ha ipotizzato prima un suicidio, poi un rapimento o una fuga per gelosia. A questo riguardo, ecco un altro passaggio tratto dal documento che riportiamo in esclusiva.

«MI DISSE CHE VOLEVA ANDARSENE VIA» Ha detto padre Graziano: «Il 28 aprile 2014, verso le 21.00, si presentò in canonica la signora Guerrina con il fratello disabile, il marito Mirco e il figlio Lorenzo. Nel corso di quell’incontro, Mirco […] mi disse che la moglie voleva parlare con me. Quindi lui andò a fumare una sigaretta, mentre Guerrina […] mi disse che non ne poteva più di Mirco, che non lavorava e non dava soldi per la famiglia […]. Mi disse anche che non aveva più rapporti con il marito e che ognuno aveva il suo letto. Mi disse che quando capitava faceva l’amore con gli ambulanti che passavano dal paese Mi chiese dei soldi e capii che aveva intenzione di andarsene, tanto che mi lasciò un ninnerò di telefono, che ricordo finiva con il numero 60 […]. Ricordo che mi disse che, se volevo trovarla, avrei dovuto chiamarla a quel numero».

In questa occasione il religioso ha ipotizzato che la donna si fosse allontanata volontariamente da casa, stanca del marito Mirco Alessandrini, 46 anni, colpevole di non riuscire a mantenere la famiglia. Tanto stanca, da andare addirittura alla ricerca di nuove avventure. Una teoria rimasta priva di fondamento e soprattutto irriguardosa nei confronti di Guerrina. Ma ce di più. Padre Graziano afferma che la donna gli avrebbe fornito un numero di telefono al quale chiamare nel momento in cui sarebbe fuggita. Sarà pure una coincidenza, ma di questo numero il sacerdote ricorda soltanto due cifre. Impossibile, dunque, verificare questa ennesima versione dei fatti. Durante l’interrogatorio padre Graziano ha anche ricordato un episodio avvenuto, dice lui, il 30 aprile, cioè il giorno prima della scomparsa. Ha dichiarato: «Il 30 tornarono di nuovo Mirco e sua moglie in canonica e in quell’occasione Guerrina mi disse testualmente: “Io vado via, tu rimani con la tr…”. Solo dopo un po’ ho capito che Guerrina si riferiva alla signora con la quale lei credeva che io avessi una relazione». Secondo il sacerdote, quindi, la fuga della donna sarebbe avvenuta anche in conseguenza di una scenata di gelosia. Per gli inquirenti, tuttavia, la situazione descritta dal religioso deve essere capovolta e intesa in altro modo.

LA GELOSIA, GLI SMS E ZIO FRANCESCO Che Guerrina si fosse invaghita del sacerdote, è un fatto ormai assodato. Fu lei stessa a confidarlo alle amiche più intime e a lasciarlo intuire perfino al marito. Ha detto padre Graziano: «Nell’ottobre del 2013 un sacerdote mi ha detto che lei era gelosa di me». E ancora: «Quando io parlavo con le altre donne, lei era gelosa». Lui, però, ha sempre negato di avere avuto rapporti con Guerrina: «Ci vedevamo sempre in presenza del marito». Peccato che Mirco Alessandrini lo abbia smentito: «No, si vedevano anche da soli». Ecco dunque la ricostruzione dei fatti che l’accusa presenterà a processo. Il giorno in cui è scomparsa, Guerrina aveva insistito per andare in canonica da padre Graziano.

Gli mandò l’ormai famoso messaggio: «Vengo da te, ti cucino il coniglio e poi facciamo l’amore». Lui provò a respingerla. Poi le rispose: «Vieni, la porta della canonica è aperta». A questo punto la donna uscì di casa e il sacerdote le andò incontro. L’omicidio, secondo gli inquirenti, sarebbe avvenuto lungo la strada. Il religioso avrebbe prima nascosto il corpo nella boscaglia, per poi sbarazzarsene definitivamente in un secondo momento. Il cellulare di Guerrina, però, sarebbe rimasto nelle sue mani. Nei giorni successivi, infatti, dal telefono della donna partirono diversi messaggi indirizzati ad amici e parenti, ai quali la donna annunciò il suo allontanamento con un altro uomo.

A scriverli, però, sarebbe stato proprio padre Graziano per depistare le indagini. Lo si deduce dall’uso di un italiano stentato, tipico di chi non conosce bene la nostra lingua, e da un errore che potrebbe risultare decisivo. Uno di questi sms, infatti, è stato inviato per sbaglio a un religioso nigeriano amico di padre Graziano, di cui Guerrina non aveva nemmeno il numero. Soltanto diversi mesi o, il sacerdote iniziò a raccontare agli inquirenti la storia di zio Francesco, il misterioso personaggio che a suo parere sarebbe fuggito con Guerrina. Secondo gli investigatori si tratta di un racconto di fantasia. Lo ha ripetuto di nuovo nel corso dell’ultimo interrogatorio. Ecco le sue parole: «Il primo maggio, all’uscita della casa di una signora anziana per entrare nella Chiesa di Sestino, ho visto un signore che mi ha chiesto se fossi padre Graziano […].

Mi disse che si chiamava Francesco e che Guerrina lo chiamava zio. Mi disse che aveva incontrato Guerrina per strada e che la signora stava piangendo [. ]. Non dissi al maresciallo che avevo visto Francesco poiché per me Francesco aveva fatto una specie di confessione e non potevo rivelare la cosa […]. Zio Francesco si ripresentò in canonica il 10 maggio, dicendomi che Guerrina voleva parlare con me. Lei mi chiese aiuto per prendere il figlio Lorenzo. Le dissi che non avrei potuto fare una cosa del genere…». Poi ha aggiunto: «Credo che tra Francesco e la Guerrina ci fosse una relazione». Al processo che inizia in questi giorni il sacerdote dovrà dare una spiegazione a tutte le sue contraddizioni. Basteranno i 95 testimoni a salvarlo?

Rispondi o Commenta