Identificato l’uomo col cappello, è il giornalista Faycal Cheffou

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Il filo rosso sangue che lega gli attentati di Bruxelles di martedì scorso con la strage di novembre a Parigi passa per Atene. In un appartamento nella capitale greca dove ha vissuto Abdelhamid Abaaoud, considerato la mente dell’attacco al cuore della Francia, sono stati ritrovati disegni e mappe dell’aeroporto di Bruxelles-Zaventem e per gli inquirenti il mosaico del terrore si va componendo. Ora si è aggiunto un altro pezzo importante. Si sa che il terzo uomo della strage all’aeroporto è un giornalista. Si chiama Faycal Cheffou, è accusato di partecipazione alle attività di un gruppo terroristico, omicidio e tentato omicidio.

È l’uomo del cappello nero, quello che nelle immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza dello scalo di Zaventem accompagnava i due kamikaze Najim Laachraoui, definito l’artificiere del gruppo, e Ibrahim El Bakraoui, fratello di Kalid che lo stesso giorno si è fatto saltare in aria nella metropolitana. Laachraoui e Ibrahim El Bakraoui spingevano il carrello porta bagagli con la mano destra, mentre la sinistra, protetta da un guanto nero, era pronta ad azionare il detonatore che avevano in tasca. Nella foto che ha fatto il giro del mondo c’è un’altra persona accanto ai due. Si tratta, appunto, di Cheffou, reporter indipendente riconosciuto in un confronto all’americana dal tassista che ha portato il commando di terroristi a Zaventem. Gli inquirenti hanno aggiunto che è stata eseguita una perquisizione a casa sua, ma non sono stati trovati armi o esplosivi. E tuttora i controlli sono in corso perché il fermato nega ogni addebito.

Un filmato su youtube lo ritrae mentre, da cronista esperto, è impegnato in un dettagliato reportage dall’esterno del centro per immigrati clandestini a Steenokkerzeel, un villaggio a pochi chilometri a est di Bruxelles, costruito proprio ai bordi delle piste di Zaventem. Dall’interno provenivano grida e lamenti e Faycal di fronte alle telecamere spiegava che «queste persone protestano perché sono private del cibo». Nelvideo, realizzato la notte del 15 luglio 2014, Cheffou denunciava una «vio – lazione dei diritti umani». Fissando la telecamera, in perfetto francese: «Mi rivolgo a chiunque intenda difendere la dignità di ogni essere umano. Sappiate che queste persone, in soggiorno illegale in Belgio, sono completamente dimenticate e il loro unico reato è quello di non avere i documenti». Da cacciatore di notizie, Cheffou si deve essere però presto trasformato in reclutatore diaspiranti jihadisti.

Secondo il quotidiano Le Soir, «l’uomo del cappello» era noto alla polizia e al sindaco di Bruxelles, che lo avrebbe denunciato alla magistratura per la sua «militanza» nei gruppi più estremisti. Un tipo pericoloso, insomma, perché accusato di «reclutare persone per i movimenti radicali» tra i richiedenti asilo e gli immigrati regolari al parco Maximilien. Né la procura né la magistratura avevano tuttavia tenuto conto delle ripetute denunce contro di lui presentate dalle autorità municipali e lo stesso Comune era ricorso a una sanzione amministrativa che gli impediva di avvicinarsi al parco. Nel passato di Cheffou c’è anche un fratello ucciso nel 2002 dalla polizia che stava perquisendo la sua casa di Schaeerbek in cerca degli autori di una rapina.

C’è anche un altro pezzo del mosaico. La procura ha convalidato l’arresto dell’uomo ferito venerdì a una gamba a Schaerbeek, il «pesce grosso» per i media belgi. Si tratta di Abderahman Ameroud, algerino, condannato nel 2005 a sette anni per complicità nell’omicidio del comandante afghano Ahmad Shah Massoud, il “Leone del Panjshir”, leader della lotta
contro i talebani che venne ucciso un giorno prima degli attentati dell’11 settembre 2001. Ameroud non è collegato direttamente ai fatti di Bruxelles ma è legato al francese arrestato giorni fa ad Argenteuil mentre preparava un attentato. Il francese, Reda Kriket, è a sua volta collegato ad Abbaoud, essendo colui che lo ha «reclutato» e mandato in Siria. Abaaoud, il terrorista morto a Parigi durante un blitz, forse il più importante di tutti i membri della cellula finora schedati. Quello che ha vissuto ad Atene dove sono state trovate le mappe per attaccare l’aeroporto di Bruxelles.

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